Unioni civili e dintorni: meglio l’Isis di Padre Pio

In questi ultimi tempi si sente tanto parlare di ‘emergenza terrorismo’, ‘estremismo islamico’, ‘tagliagole dell’Isis’ pronti a conquistare Roma per imporvi la sharia. A parte i dubbi che sorgono spontanei sulla vera natura e i veri foraggiatori dei cosiddetti terroristi, il dato di fatto è che il fondamentalismo religioso, di matrice cristiana e non musulmana, è ancora fortemente radicato nelle se pur secolarizzate società occidentali. Non c’è dunque bisogno di affidarsi alle lame affilate dei ‘barbudos’ per veder trionfare idee e mentalità ritenute da molti solo un lontano ricordo del passato.

Un fulgido esempio della arretratezza culturale in stile medioevo della sedicente evoluta civiltà euro-americana ce lo sta offrendo in questi giorni proprio l’Italia, il cui governo si sta dimostrando, ancora una volta, succube della dittatura pseudoculturale dei rappresentanti della teologia vaticana. Due i temi sul piatto: le unioni civili e la venerazione ‘cafona’ del cadavere ritoccato col lifting di San Pio da Pietrelcina, meglio noto come Padre Pio. Per quanto riguarda la legge che dovrebbe dare finalmente parità di diritti a tutti, uomini e donne, gay ed etero, trans e bisex, il ddl Cirinnà in discussione al Senato rappresenta già un compromesso al ribasso per non urtare la spiccata sensibilità dei cristianucci cattolici che in parlamento difendono gli egoisti interessi di quella minoranza di presunti pedofili con la tonaca che prendono ordini dalla Città del Vaticano.

Padre pio

La legge sulle unioni civili (o matrimonio), già in vigore in tutti quegli stati dove i froci non vengono arrestati, malmenati e condannati a morte per la sola ‘colpa’ di essere froci, non andrebbe infatti ad intaccare in alcun modo la sopravvivenza della ‘famiglia tradizionale’, messa in discussione, se mai, dalla crisi di valori (non cristiani, ma umani) ed economica del fu ricco Occidente. E la tanto vituperata stepchild adoption (adozione del figliastro in italiano) non è affatto un modo per introdurre la discutibile pratica (discutiamone) dell’utero in affitto, ma assegnerebbe diritti e, possibilmente, un futuro felice a tutti i figli delle famiglie arcobaleno, che non valgono certo meno dei figli dei devoti a Cristo, dio e la Madonna.

Il risvolto comico di una vicenda tragica è stato, invece, il macabro spettacolo dell’esposizione pubblica a Roma, sede centrale dell’anno giubilare, del cadavere fasullo di Padre Pio. Assistere alla perdita della Ragione (se mai l’hanno mai avuta) di migliaia, anzi milioni, di persone che di fronte ad una maschera di cera si mettono a piangere, a disperarsi, a strapparsi i capelli, a fare foto con gli smartphone (poliziotti al seguito compresi) perché il suddetto Pio sarebbe autore di miracoli, guaritore di moribondi e mortale nemico del diavolo, non è stato certo edificante. Quelle persone, anche se tante, non sono assolutamente degne, come vorrebbe la vulgata, di rispetto, perché sono solamente degli idolatri ignoranti, incollati a delle tradizioni millenarie senza senso. Tanto vale non studiare e chiudere i libri di scuola allora, visto che 2 più 2 potrebbe anche non fare 4. E tanto varrebbe, al dunque, farsi conquistare dai seguaci del Califfo Al Baghdadi che, almeno, non sono ipocriti come i nostri politici che fingono di prostrarsi ad un falso dio a cui non credono.

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Grillo rifiuta il patto con Renzi. E Alfano lo accusa: “Sei di sinistra”

Nel giorno dell’investitura ufficiale a segretario del Pd, Matteo Renzi pronuncia un discorso con cui riesce nell’impresa di scontentare tutti, compagni di partito e avversari politici. I governisti Pd di Enrico Letta temono un’accelerazione sulla legge elettorale che possa far cedere l’intesa con Alfano e i centristi. Beppe Grillo respinge “alla Grillo”, definendola una “scoreggina”, l’offerta di collaborazione su rinuncia ai rimborsi elettorali, legge elettorale, abolizione delle Province e del Senato. Lo stesso Angelino Alfano, leader di un Ncd terrorizzato dal ritorno alle urne, commenta il programma renziano come frutto di un “nuovo segretario di sinistra della sinistra italiana”. Praticamente un insulto.

L’aria che tira nella politica italiana è quella di una lunga campagna elettorale, anche se alcune parti del discorso programmatico di Renzi, e la reazione distesa di Letta (“Uniti siamo imbattibili”), lascerebbero pensare ad un clima collaborativo, se non altro all’interno del Pd. Le note liete sul fronte dell’unità tra eredi del Pci e la nuova sinistra riformista rappresentata dal renzismo, cominciano nel segno del 15. Quindici mesi sono il termine ultimo che Renzi si è dato per collaborare col governo dell’amico Enrico. Una pax renziana. Quindici anni, invece, saranno necessari per raggiungere l’ambizioso traguardo di fare dell’Italia “il motore e la guida valoriale dell’Europa”.

Condivisibile dai lettiani, almeno a parole, anche il primo punto del programma di Renzi: il Lavoro. “Nell’arco di un mese serve un progetto di legge per semplificare le regole del lavoro e modificare le condizioni degli ammortizzatori sociali”, ha detto il neo segretario dal palco della Fiera di Milano. Renzi e Letta a braccetto anche sulla presa di distanza dalle proteste di piazza del Movimento 9 dicembre o dei Forconi: “Più che fascisti, sono sfascisti”. Convergenze possibili anche su modifica della Bossi-Fini e sulle unioni civili. Ma qui finisce l’idillio perché voci di corridoio lettiane si dicono convinte che il sì a Montecitorio sulla legge elettorale, che Renzi pretende per fine gennaio, “al massimo arriverà in commissione e non in aula”. Sabbie mobili democristiane che rischiano di invischiare il trampolino renziano. Renzi accusato anche di non aver citato Giorgio Napolitano, garante supremo delle larghe intese.

 

Paura di elezioni anticipate tra i lettiani che diventa vero e proprio terrore nella bocca di Alfano intervistato a caldo da Lucia Annunziata. Il vicepremier fa già le prove di campagna elettorale quando definisce Renzi il “segretario di sinistra della sinistra italiana”. La collocazione a sinistra di un partito di sinistra è una ovvietà che si verifica in tutta la politica mondiale. Ma in Italia essere “di sinistra” è divenuta una condizione esistenziale quasi inconfessabile. Renzi di certo non lo è, ma basta qualche apertura in senso libertario per far gridare Alfano al golpe dei barbudos o dei bolscevichi. Messo alle strette sulla legge elettorale, il segretario Ncd passa sulla difensiva quando afferma che “Letta è d’accordo, decide la maggioranza”. Rilancia, invece, sull’abolizione immediata dei rimborsi elettorali (non nel 2017) e difende la famiglia “tradizionale” rispetto alle altre unioni.

Un no secco per Renzi arriva anche da Beppe Grillo che dal blog non perde tempo per rispondere alla proposta-provocazione del segretario Pd definita “non una sorpresina ma una scoreggina”. E pensare che Pippo Civati lo aveva detto che sarebbe stato un errore cercare di inseguire i grillini sul loro terreno. Secondo Grillo “i rimborsi elettorali vanno restituiti agli italiani”, compresi i quasi 50 mln del 2013 e, soprattutto, il miliardo di euro che il Pd-Pds-Ds ha “incassato aggirando il referendum” del 1993. Soldi degli italiani. Sulle Province Grillo si dice pronto a votare qualsiasi legge che ne preveda l’abolizione. Mentre su legge elettorale e Senato niente da fare: “Questo Parlamento di nominati dal Porcellum non ha la legittimità costituzionale, ma soprattutto morale, per fare una nuova legge elettorale”. Vita dura per Renzi.