Renzi e Alfano mettono le corna ai gay

Alla luce dello spettacolo obbrobrioso ed umiliante messo in scena al Senato dalla maggioranza Renzi-Alfano-Verdini (con i teocon alfaniani e piddini, in testa Renato Schifani, esultanti per aver concesso un minimo sindacale di diritti agli odiati ‘froci’) chi scrive annuncia che diventerà nazista se un solo membro della comunità lgbt si schiererà in favore del piatto di lenticchie legislativo concesso loro dai devoti ad un inesistente dio, oppure si azzarderà ancora a votare Pd alle prossime elezioni continuando a definire quello dominato dalla cricca massonica catto-toscana un ‘partito di sinistra’. E pensare che, paradosso dei paradossi, gira ancora la voce, divenuta per molti una convinzione per colpa del solito lavaggio del cervello mediatico, che il ddl Cirinnà, con tanto di stepchild adoption, sia naufragato a causa dei tentennamenti procedurali del M5S.

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La verità incontestabile è che i numeri per approvare a Palazzo Madama la Cirinnà il premier ‘Bomba’ ce li aveva eccome, anche al netto della crisi di coscienza (o di poltrone?) dei cosiddetti cattodem e a quella di un paio di grillini. Seguaci di Beppe Grillo nei confronti dei quali, aperta e chiusa parentesi, va tutto il disprezzo possibile per aver permesso la formazione di una tragicomica ‘ala cattolica’ in un Movimento all’interno del quale dovrebbe essere fatta, invece, e per Statuto, terra bruciata intorno alle posizioni politiche ‘confessionali’, più adatte alla forma di Stato Etico propugnata dai servi del Vaticano come l’impresentabile ma sempre presente Angelino, capo di Ncd.

Quel furbacchione di Renzi, dunque, che di sinistra non è mai stato -nonostante non si sia fatto scrupoli a sfruttare, nel 2013, la storiella strappalacrime delle due sue collaboratrici lesbiche in attesa in attesa (vana) di diventare madri dello stesso, amato, bimbo- aveva già pronto nel cassetto l’accordo con gli alleati di governo che avrebbe addirittura permesso l’ingresso in maggioranza dalla porta principale del voto di fiducia ad un’altra Ala, quella di Denis Verdini. Un piano diabolico degno della più raffinata arte muratoria. Il dialogo con i 5Stelle, infatti, ha sempre rappresentato una falsa pista, perché il nostro Matteo con il diavolo Grillo (l’unico che può cacciarlo da Palazzo Chigi) non ha mai avuto intenzione di stringere alcun accordo, tantomeno su una legge di civiltà come quella sulle unioni civili compresa di adozioni gay.

Renzi mente e ha sempre mentito durante tutto il corso della sua vita, come quando nel novembre 2013, si diceva, in diretta su Sky in occasione delle primarie Pd, non si fece scrupolo a gettare nel tubo catodico la storia strappalacrime della sua collaboratrice lesbica Teresa il cui figlioletto, Ernesto, avrebbe avuto bisogno delle cure e dell’affetto anche della sua ‘seconda madre’ di nome Letizia, ci informava con le lacrime agli occhi (fasulle anche quelle) il futuro premier. Per l’occasione Renzi non ebbe nemmeno vergogna a scomodare, citandola, ‘L’importanza di chiamarsi Ernesto’ di Oscar Wilde, facendo rivoltare nella tomba persino il grande scrittore inglese (gay dichiarato e per questo vessato dalle autorità dell’Inghilterra vittoriana).

A definitiva dimostrazione che al ‘cattolico maturo’ Matteo non frega un emerito cazzo dei diritti e della dignità dei gay si pone l’eliminazione per le coppie di fatto dell’obbligo di fedeltà proprio del matrimonio. In pratica, il legislatore italiano, imbeccato dalle direttive di uno Stato estero come la Città del Vaticano (papa Francesco e il cardinal Bagnasco sono ugualmente responsabili di quanto accaduto) certifica per legge che froci e lesbiche sono antropologicamente e bestialmente inferiori agli eterosessuali e, dunque, liberi di mettersi le corna e ingropparsi chi gli pare perché quest’ultimo sarebbe un comportamento insito nella loro natura. Un caso di razzismo biologico che fa impallidire persino l’impianto ideologico del nazismo di Adolph Hitler. Renzi e Alfano nei panni del nuovo dottor Mengele, dunque. Con il premier autore anche di un nuovo best seller dal titolo inequivocabile: ‘L’importanza di essere un cazzaro’.

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