Il governo Letta ostaggio dell’Imu

Il futuro del governo a guida Enrico Letta è appeso ad un filo chiamato Imu, la famigerata e detestata tassa sugli immobili introdotta dal governo Berlusconi, ma messa a regime da quello Monti. Il Cavaliere non vuole rinunciare ad uno dei punti fondanti del suo programma elettorale. “Se andremo al governo aboliremo l’Imu e restituiremo quanto pagato nel 2012”, aveva giurato Berlusconi, facendo dell’Imu la bandiera della rimonta contro il Pd. E adesso che -con le larghe intese imposte dal presidente bis Giorgio Napolitano– il Pdl ci sta veramente per tornare al governo, occorre capitalizzare le promesse, se non altro per giocare la carta Imu nelle prossime elezioni che, comunque vada, si terranno tra breve.

Complice l’inettitudine politica e l’istinto da harahiri della dirigenza del Partito Democratico, Berlusconi si ritrova ancora una volta con il coltello dalla parte del manico. I sondaggi danno il redivivo Pdl avanti di qualche incollatura rispetto ai rivali allo sfascio (34% contro 27%). Per questo i berluscones, su input del Cavaliere “americano” in visita all’amico George Bush, hanno deciso di alzare la posta in queste ore. Prova ne sono le dichiarazioni rilasciate all’agenzia di stampa Reuters dal capogruppo alla Camera Renato Brunetta: “L’abolizione dell’Imu sulla prima casa e la restituzione di quanto pagato nel 2012 sono per il Pdl una condizione dirimente perché nasca il governo”.

 

Ma le pretese di un rinvigorito centro-destra non si fermano qui. A bloccare l’ascesa a Palazzo Chigi del “nipote di Gianni Letta” (titolo del Fatto Quotidiano) è soprattutto il toto-ministri che si sta svolgendo dietro le quinte. Le pretese sempre più alte di Berlusconi hanno letteralmente congelato il povero Letta. Altro che lo “scongelatevi” gridato a gran voce, e in diretta streaming, da Lettino durante le consultazioni di ieri con il Movimento5Stelle. A congelare le speranze di Letta, e i cuori degli elettori Pd, è l’idea di ritrovarsi Angelino Alfano alla Giustizia, Renato Schifani agli Interni, Maria Stella Gelmini all’Istruzione e il solito trottolino Brunetta all’Economia. Nomi che per l’elettore medio del Pd sono paragonabili a quelli di Matteo Messina Denaro (Interni o Giustizia), Sergio Marchionne (Economia) e alla maestrina dalla penna rossa (la Gelmini) protagonista di Cuore di De Amicis.

Pretese talmente fuori dalla portata da costringere Letta a rilasciare questa dichiarazione: “La discussione con il Pdl è stata la più lunga. Penso che molte ore ci vorranno ancora. Le differenze ancora permangono, ma sono state due ore animate da spirito costruttivo”. Che, tradotto dal linguaggio democristiano inserito nel dna di Letta jr, significa che tra i due contendenti sono volati gli stracci e l’accordo è ancora in alto mare. Intanto bisognerà aspettare il ritorno di Berlusconi dagli States, che ieri ha ribadito la linea dura: “Abbiamo preparato otto disegni di legge che sono ciò che secondo noi è indispensabile e urgente fare”, otto punti sui quali anche il segretario Alfano si è fatto sentire: “Senza l’abolizione all’Imu è come immaginare la partecipazione al governo di una grande forza politica senza mantenere i rapporti di fiducia col proprio elettorato”.

E il Pd? Dalle parti di largo del Nazareno le bocche restano cucite e la confusione regna sovrana. Con uno strepitoso sforzo di fantasia, il partito allo sbando si limita a far uscire qualche nome che, però, proprio non riesce a scongelarli i cuori dei suoi elettori: il vicepresidente del Csm Michele Vietti (ex Dc) alla Giustizia, e il duo Rieccolo (Massimo D’Alema agli Esteri e Giuliano Amato dove capita). Intanto Letta, prima ancora di cominciare il suo lavoro, si ritrova sul tavolo la bocciatura del ministro dell’Economia teutonico Wolfgang Schauble che non ha digerito la menata anti-rigorismo snocciolata dal premier incaricato: “Il problema in Italia è stata l’irritazione dell’economia per i ritardi nel formare il governo. Scaricare sugli altri i propri problemi è comprensibile umanamente, ma è una sciocchezza”. Se il buon giorno si vede dal mattino.

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