Quirinale: l’assemblea dei grandi elettori Pd candida Prodi all’unanimità

Sarà Romano Prodi il candidato ufficiale del Partito Democratico a partire dalla quarta votazione, prevista nel pomeriggio di oggi a maggioranza semplice e non più dei due terzi dei Grandi Elettori. È questo il risultato prevedibile, ma non scontato, uscito dalla riunione mattutina con cui la dirigenza Pd ha cercato di mettere una pezza al pasticcio combinato ieri con la candidatura al Colle di Franco Marini, subito impallinato dai franchi tiratori. “Sono convinto che il suo nome non provocherà una spaccatura come molti credono”, ha commentato a caldo Dario Franceschini uscendo dalla riunione tenutasi al teatro Capranica.

“Quello che conta è avere una soluzione condivisa da tutto il partito Democratico” ha aggiunto Cesare Damiano. Nel calderone dei commenti a caldo si è gettata anche Rosy Bindi:  “Ci siamo espressi all’unanimità e spero che al momento della quarta votazione possa ricompattarsi tutto il centro-sinistra. Spero che Prodi possa unire il centro-sinistra, ma inviterei il Pdl a riflettere su l’unica possibilità di dialogo in questo paese: Prodi al Quirinale”. Il volto nuovo del Pd Alessandra Moretti, molto vicina a Bersani, sceglie un profilo basso e decide di tuffarsi in un bagno di umiltà dopo la figuraccia targata Marini: “Bisogna avere rispetto per i nostri elettori e condividere le scelte insieme. Oggi è una bella giornata, eleggiamo il nostro presidente della Repubblica.

 

Sembrano volti decisamente più distesi di ieri quelli dei parlamentari piddini usciti dal Capranica, solo poche ore fa assurto al ruolo del teatro lirico di Milano – dove Mussolini nel dicembre 1944 tentò di dare la carica ai ragazzi di Salò nonostante la sconfitta imminente- e oggi divenuto a sorpresa il luogo simbolo della rinascita Pd. O almeno, è questo ciò che sperano Bersani e soci, convinti di aver messo a segno un colpo da ko con la designazione all’unanimità di Romano Prodi come testa d’ariete per abbattere il portone del Quirinale. Ma i giochi non sono ancora fatti. La ritrovata e strombazzata compattezza del Pd dovrà essere verificata dalla prova del voto. E poi, è necessario che sul nome di Prodi, oltre alla pattuglia dei vendoliani di Sel, converga anche parte del M5S, anche attraverso l’uso di franchi tiratori al contrario, che consentano cioè l’elezione del professore di Bologna già dal quarto scrutinio. Dai grillini per il momento è arrivata una risposta univoca: “Si vota Rodotà fino alla fine”.

Tace per il momento Pierluigi Bersani, uscito dal Capranica da una porta sul retro e adesso di nuovo in corsa nella difficile missione di formare un governo. Raccontano i presenti che la conversione di Bersani sul nome di Prodi sia stata accolta con una standing ovation dalla platea del Capranica. E Renzi? Il sindaco di Firenze è giunto nella capitale ieri sera con l’intento, neanche troppo mascherato, di convincere Vendola e i colleghi del Pd a puntare su Sergio Chiamparino, ma il leader di Sel ha risposto picche, così come il resto del Pd che si è ricompattato su Prodi. All’appello delle reazioni alla notizia del nome di Prodi manca solo Silvio Berlusconi il quale, comunque, già nei giorni scorsi, da quel del palco della manifestazione di Bari, aveva espresso chiaramente la sua intenzione di “abbandonare l’Italia” nel caso “il mortadella” fosse diventato il dodicesimo presidente della Repubblica. I giochi non sono ancora fatti, e la riuscita positiva dell’operazione Prodi è tutt’altro che scontata ma, fossimo in Berlusconi, terremo pronte le valigie e caldi i motori del jet privato.

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