Pippo Civati pronto a fondare il Nuovo Centrosinistra

Pippo Civati NcsIl piano di Pippo Civati è ambizioso: formare un nuovo gruppo al Senato per appoggiare il governo Renzi al posto di Alfano e, se le cose dovessero mettersi bene, fondare un nuovo partito che rappresenti le istanze di Sinistra ormai divenute marginali nel Pd. Fatti due conti, il terzo classificato nelle primarie Dem potrebbe anche avere i numeri per compiere un clamoroso ribaltone, nel partito e nel governo. L’occasione per una prima conta sarà “alla Scuderia, a Bologna, in piazza Giuseppe Verdi, domenica, a partire dalle ore 10”, ha scritto Civati sul suo blog.

All’incontro bolognese sono invitati tutti coloro che “tengono alla sinistra e all’ulivo”, iscritti o meno al Pd che siano. La data di domenica 23 febbraio, a poche ore dal voto di fiducia delle Camere, non è certo stata scelta a caso. Come non è un caso che la fronda guidata dal dissidente anti-renziano Civati non abbia ancora sciolto la riserva se votarla questa fiducia a Renzi. Il primo a trarre le conseguenze di questa tattica rischiosa è lui stesso. “Non credo che daremo la fiducia al governo Renzi. Vediamo – dice il Pippo del Pd – Certo che se gli diciamo di no diventa difficile restare nel partito”. Chi non vota la fiducia viene automaticamente espulso dal Pd e, senza il paracadute di un altro partito, l’oblio politico è garantito.

D’altronde, come è possibile ingoiare il rospo di un accordo con il Nuovo Centrodestra degli impresentabili, secondo i civatiani, Alfano, Schifani, Cicchitto, Sacconi, Giovanardi e Formigoni? Il ticket di governo Renzi-Alfano non va proprio giù a Civati che ormai si è speso fin troppo contro Alfano per potersi rimangiare la parola. L’ex alleato di Renzi alla Leopolda, però, riesce a vedere la luce in fondo al tunnel di questo rebus politico. Renzi odia Alfano, ragiona Civati, e farebbe di tutto per toglierselo dai piedi sostituendolo con qualcun altro in maggioranza.

E allora, perché non formare un gruppo parlamentare e, in seguito, un partito vero e proprio chiamato Nuovo Centrosinistra? Basterebbe poi presentarsi da Renzi per chiedergli se “preferisce allearsi con l’Ncd o con l’Ncs”, azzarda Civati. I soggetti interessati dal progetto Nuovo Centrosinistra dovrebbero essere, nella visione civatiana, la vecchia sinistra antiberlusconiana e tutti quelli che puntavano ad eleggere Stefano Rodotà alla presidenza della Repubblica.

Ma chi sono in concreto i futuri membri di Ncs? Oltre al leader Pippo Civati, ci sono i senatori civatiani del Pd Felice Casson, Lucrezia Ricchiuti, Laura Puppato, Walter Tocci, Corradino Mineo e Sergio Lo Giudice. È l’ex direttore di Rainews24 a confermare l’ipotesi. “Uscire dal Pd è solo un’ipotesi. Ma potrebbe esserci la possibilità al Senato di creare il Nuovo Centrosinistra con noi civatiani, Sel e alcuni esponenti dei 5 Stelle – dichiara Mineo a Radio24 – Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni, ma l’ipotesi di un Nuovo Centrosinistra sarebbe una novità molto positiva perché rappresenterebbe un contraltare al Ncd”.

Porte aperte naturalmente ai membri di Sel. Il partito di Niki Vendola conta 7 senatori a Palazzo Madama: Loredana De Petris, Peppe De Cristofaro, Massimo Cervellini, Luciano Uras, Giovanni Barozzino, Alessia Petraglia e Dario Stefano. A completare questo minestrone di sinistra tra dissidenti Pd, scontenti Sel ed epurati del M5S ci sono proprio i grillini considerati “traditori”. Nel gruppo Misto del Senato, lo stesso di Sel, sono parcheggiati nei Gap (niente a che vedere con i partigiani) Adele Gambaro, Paola De Pin e Fabiola Anitori (non pervenuto Marino Mastrangeli). A loro potrebbero presto aggiungersi i quasi espulsi Luis Orellana, Lorenzo Battista, Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino. A questi, un azzardato pronostico della rivista Left, aggiunge altri 7 del M5S pronti a saltare sul carro fantasma di Civati. Solo ipotesi da fantapolitica, per il momento, ma Renzi un po’ trema e un po’ ci spera.

Italicum, il suicidio assistito dei piccoli partiti

ItalicumIn Italia praticare l’eutanasia è ancora illegale, con la sola illustre eccezione della politica. Sulla questione della legge elettorale – approdata in commissione Affari costituzionali della Camera – sembra infatti che i piccoli partiti presenti in parlamento non stiano facendo nulla o quasi per opporsi alla propria scomparsa, autorizzando di fatto il loro suicidio assistito. Nel nostro caso, la bozza dell’Italicum, il disegno di legge elettorale partorito dall’accordo Renzi-Berlusconi, non solo trova l’appoggio inaspettato del Nuovo Centrodestra di Alfano, ma non incontra grandi resistenze da parte di Sel, Scelta Civica, Udc, Popolari, Fratelli d’Italia e persino della Lega.

Tutti questi partitini allo stato dei fatti sono destinati ad un futuro extraparlamentare dalle soglie di sbarramento previste da quello che Beppe Grillo definisce il Pregiudicatellum:  8% se corrono da soli, 5% se coalizzati (con Pd o Forza Italia). Sondaggi alla mano, gli unici che potrebbero sperare di farcela sono gli alfaniani, ad oggi dati tra il 4 e il 7%. Ma non è assolutamente detto che l’appeal elettorale dell’ex delfino senza quid non possa far sprofondare i diversamente berlusconiani a percentuali da prefisso telefonico. Soprattutto quando gli elettori si accorgeranno che Ncd è tornato ad essere un semplice partito satellite dell’universo berlusconiano. Ecco perché la firma apposta da Alfano sul testo approdato in commissione puzza di bruciato lontano un miglio.

Che cosa è stato promesso al partito stampella del governo Letta per convincerne il leader a tornare all’ovile di Arcore senza batter ciglio? Perché è stata accettata una legge elettorale che potrebbe tramutare in un incubo i sogni di gloria di Ncd in caso di mancato raggiungimento del quorum? Forse Alfano ha ottenuto per sé una poltrona sicura? Se fosse così, meglio non avvertire i vari Cicchitto, Schifani, Formigoni e Giovanardi che Berlusconi non vede l’ora di rottamare.

Anche la Lega di Matteo Salvini rischia. Per il momento è saltato l’emendamento salva-Lega, studiato apposta per un partito “regionale” come il Carroccio se, come sembra sicuro, i lumbard non dovessero superare la soglia del 5% a livello nazionale.  I retroscena riportano che la norma ad personam leghistam uscita dalla porta, rientrerà dalla finestra al momento opportuno. Ma la reazione di Salvini e i suoi non lascia intendere nulla di buono per la Lega. “Se ritengono di mettere degli sbarramenti tali per cui rimangono in Italia solo 2-3 partiti – ha detto il segretario a Radio24 – è una legge elettorale schifezza, una legge truffa di stampo fascista”. Salvo poi aggiungere un “comunque vedano loro” che lascia intendere che i fucili di bossiana memoria rimarranno negli armadi.

Ancora più drammatica la situazione degli altri piccoli partiti, certificata su Repubblica anche dal professor Roberto D’Alimonte, padre dell’Italicum insieme a Denis Verdini. Secondo il politologo renziano con lo sbarramento al 5% riusciranno a entrare in parlamento solo cinque partiti: “Pd, Forza Italia, Ncd, M5S e Lega”. Per D’Alimonte “è probabile che Storace, La Russa (Fratelli d’Italia ndr) e qualche altro presentino i loro simboli ma si procurino dei posti sicuri nelle liste di Berlusconi”. Una visione persino troppo ottimista quella del professore rispetto ad una realtà ben più preoccupante.

Dunque, ricapitolando. Pierferdinando Casini ha già fatto capire che confluirà con la sua Udc o in Ncd, oppure direttamente nella Nuova FI del vecchio amico Berlusconi. Stesso destino per i Popolari di Mario Mauro. Il sogno del Terzo polo centrista si è infranto sul successo epocale del M5S. E, infatti, anche le residue truppe di Scelta Civica di Mario Monti potrebbero trovare quartiere nella caserma Pd dopo aver firmato, parola del segretario Stefania Giannini, il testo dell’Italicum. Ultima della lista è Sel, ma Niki Vendola si limita a dire che il suo partito voterà contro. Il punto lo coglie forse Giorgia Meloni di Fd’I: “Questa proposta nasce per ammazzare tutti i non allineati fuori dai grandi partiti e all’interno dei partiti”. Un perfetto epitaffio.