Italicum, il suicidio assistito dei piccoli partiti

ItalicumIn Italia praticare l’eutanasia è ancora illegale, con la sola illustre eccezione della politica. Sulla questione della legge elettorale – approdata in commissione Affari costituzionali della Camera – sembra infatti che i piccoli partiti presenti in parlamento non stiano facendo nulla o quasi per opporsi alla propria scomparsa, autorizzando di fatto il loro suicidio assistito. Nel nostro caso, la bozza dell’Italicum, il disegno di legge elettorale partorito dall’accordo Renzi-Berlusconi, non solo trova l’appoggio inaspettato del Nuovo Centrodestra di Alfano, ma non incontra grandi resistenze da parte di Sel, Scelta Civica, Udc, Popolari, Fratelli d’Italia e persino della Lega.

Tutti questi partitini allo stato dei fatti sono destinati ad un futuro extraparlamentare dalle soglie di sbarramento previste da quello che Beppe Grillo definisce il Pregiudicatellum:  8% se corrono da soli, 5% se coalizzati (con Pd o Forza Italia). Sondaggi alla mano, gli unici che potrebbero sperare di farcela sono gli alfaniani, ad oggi dati tra il 4 e il 7%. Ma non è assolutamente detto che l’appeal elettorale dell’ex delfino senza quid non possa far sprofondare i diversamente berlusconiani a percentuali da prefisso telefonico. Soprattutto quando gli elettori si accorgeranno che Ncd è tornato ad essere un semplice partito satellite dell’universo berlusconiano. Ecco perché la firma apposta da Alfano sul testo approdato in commissione puzza di bruciato lontano un miglio.

Che cosa è stato promesso al partito stampella del governo Letta per convincerne il leader a tornare all’ovile di Arcore senza batter ciglio? Perché è stata accettata una legge elettorale che potrebbe tramutare in un incubo i sogni di gloria di Ncd in caso di mancato raggiungimento del quorum? Forse Alfano ha ottenuto per sé una poltrona sicura? Se fosse così, meglio non avvertire i vari Cicchitto, Schifani, Formigoni e Giovanardi che Berlusconi non vede l’ora di rottamare.

Anche la Lega di Matteo Salvini rischia. Per il momento è saltato l’emendamento salva-Lega, studiato apposta per un partito “regionale” come il Carroccio se, come sembra sicuro, i lumbard non dovessero superare la soglia del 5% a livello nazionale.  I retroscena riportano che la norma ad personam leghistam uscita dalla porta, rientrerà dalla finestra al momento opportuno. Ma la reazione di Salvini e i suoi non lascia intendere nulla di buono per la Lega. “Se ritengono di mettere degli sbarramenti tali per cui rimangono in Italia solo 2-3 partiti – ha detto il segretario a Radio24 – è una legge elettorale schifezza, una legge truffa di stampo fascista”. Salvo poi aggiungere un “comunque vedano loro” che lascia intendere che i fucili di bossiana memoria rimarranno negli armadi.

Ancora più drammatica la situazione degli altri piccoli partiti, certificata su Repubblica anche dal professor Roberto D’Alimonte, padre dell’Italicum insieme a Denis Verdini. Secondo il politologo renziano con lo sbarramento al 5% riusciranno a entrare in parlamento solo cinque partiti: “Pd, Forza Italia, Ncd, M5S e Lega”. Per D’Alimonte “è probabile che Storace, La Russa (Fratelli d’Italia ndr) e qualche altro presentino i loro simboli ma si procurino dei posti sicuri nelle liste di Berlusconi”. Una visione persino troppo ottimista quella del professore rispetto ad una realtà ben più preoccupante.

Dunque, ricapitolando. Pierferdinando Casini ha già fatto capire che confluirà con la sua Udc o in Ncd, oppure direttamente nella Nuova FI del vecchio amico Berlusconi. Stesso destino per i Popolari di Mario Mauro. Il sogno del Terzo polo centrista si è infranto sul successo epocale del M5S. E, infatti, anche le residue truppe di Scelta Civica di Mario Monti potrebbero trovare quartiere nella caserma Pd dopo aver firmato, parola del segretario Stefania Giannini, il testo dell’Italicum. Ultima della lista è Sel, ma Niki Vendola si limita a dire che il suo partito voterà contro. Il punto lo coglie forse Giorgia Meloni di Fd’I: “Questa proposta nasce per ammazzare tutti i non allineati fuori dai grandi partiti e all’interno dei partiti”. Un perfetto epitaffio.

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Ncd, il partito low cost di Alfano nella galassia del centro-destra

Nuovo CentrodestraLa presentazione formale del Nuovo Centrodestra, il partito di Angelino Alfano, è avvenuta sabato scorso nel tempio di Adriano, nella romana piazza di Pietra. La nascita ufficiale, con tanto di presentazione del simbolo, ci sarà invece il 7 dicembre negli altrettanto suggestivi Studios di via Tiburtina, sempre nella Capitale. Le speranze degli alfaniani di assicurarsi una lunga sopravvivenza politica si riflettono tutte nella proposta di un patto in 5 punti fatta da Alfano a Letta e nelle parole del leader vicepremier, convinto di portare la sua creatura Ncd ad essere “il primo partito del centro-destra” e di rappresentare agli occhi degli italiani “l’ala moderata della coalizione”.

Programma ambizioso che si scontra con la realtà di un movimento politico, Ncd, che sta per nascere senza soldi, senza sede, senza nome (Ncd è copyright di Italo Bocchino), senza uffici parlamentari (Brunetta ha messo lo sfratto da quelli di FI) e all’interno di una compagine di centrodestra divisa ormai in mille costellazioni all’interno della galassia che fu berlusconiana. Alfano e i suoi dovranno cimentarsi in una lotta all’ultimo sangue, accerchiati sia dal Centro che da Destra, e non è detto che all’enorme spazio mediatico riservato loro corrisponderà una uguale fortuna elettorale.

Forza Italia di Berlusconi, i Popolari per l’Italia del duo Mauro-Casini, Scelta Civica di Monti, Grande Sud di Miccichè, Pid di Romano. E poi, spostandosi nel divenire magmatico della Destra, c’è la rinata Alleanza Nazionale di Storace, Menia e Poli Bortone che vola nei sondaggi; ci sono i Fratelli d’Italia di Meloni, La Russa e Crosetto che, mentre aprivano al Centro (Magdi Allam, Tremonti), sono rimasti scottati a Destra dalla fiamma riaccesa di AN. Infine, c’è Gianni Alemanno, ancora fermo a metà del guado con Officina per l’Italia.

 

Insomma, visto il traffico tentacolare che strozza il centro-destra, per Alfano e Ncd si prospettano tempi duri. Per il momento, le note liete si fermano ai dati sul numero degli aderenti vip sfoderati da Maurizio Lupi: 30 senatori, 29 deputati, 1 presidente di Regione (Giuseppe Scopelliti-Calabria), 16 assessori regionali e 88 consiglieri regionali. Sembra che le cose stiano andando molto bene per Ncd in Sicilia, feudo elettorale di due pezzi da 90 come Alfano e Schifani. Ma le buone notizie finiscono qui. Il primo problema sarà proprio quello delle alleanze, visto che Alfano non lo dice, ma punta a sostituirsi a Berlusconi rosicchiando al contempo il bacino elettorale dei Popolari e di Sc. Ma prima del Risiko elettorale delle Europee 2014, restano da risolvere problemi pratici e logistici.

Il primo è quello dei finanziamenti, l’odiato denaro di cui però non si può fare a meno. Salutato Berlusconi e il suo forziere dorato, a Ncd non conviene nemmeno rivendicare ciò che gli spetterebbe di diritto: il 25% del bilancio Pdl. Si dà il caso, infatti, che il defunto partito del Predellino nel 2012 abbia fatto registrare un buco da 33 milioni (coperti per metà dalle fidejussioni del Cavaliere). Meglio per Ncd non mettersi sul groppone quegli 8,3 Mln di debiti. Dove trovare allora i soldi? Messo nel conto lo scarno apporto offerto dalle due fondazioni Magna Carta di Gaetano Quagliariello e Costruiamo il futuro di Maurizio Lupi, gli alfaniani puntano ai 3,4 Mln assicurati dal parlamento ai gruppi parlamentari Ncd. Il 75% di questo tesoretto serve però a pagare gli stipendi dei dipendenti.

Agli alfaniani resterebbero la “miseria” 900mila euro, da sommare alla quota di contributi volontari (500mila euro secondo i più ottimisti) che dipendono però dalla generosità di onorevoli e consiglieri. Una bella scommessa quella di raggiungere il 4% alle Europee per portarsi a casa i rimborsi. Alla magra pecuniaria bisogna aggiungere il giallo sul nome, Nuovo Centrodestra, il cui marchio risulta depositato l’8 marzo 2011 dal finiano Bocchino e al quale bisognerebbe chiedere il permesso. Umiliante. In bilico, poi, anche l’individuazione di una nuova sede elegante ma economica: Piazza di Pietra e Largo Goldoni le due destinazioni più papabili. Ecco perché Alfano sta pensando ad un partito low cost.