Dall’India con furore: l’urlo dei marò terrorizza i burocrati romani

urlo GironePeccato che la tradizionale parata militare del 2 giugno, Festa della Repubblica, sia stata rovinata dalla voce di Salvatore Girone, il marò detenuto in India insieme al collega Massimiliano Latorre per il presunto omicidio di due pescatori. Tutto sembrava andare per il meglio, tra il premier Renzi che batteva cinque senza sosta e le Frecce Tricolori tornate orgogliosamente a solcare i cieli della Capitale. Poi, come un fulmine a ciel sereno, di fronte alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato appaiono i volti dei due militari, avvolti nella tradizionale uniforme bianca, collegati via internet da New Delhi.

Un saluto ai marò previsto e concordato in occasione delle celebrazioni di via dei Fori Imperiali. Ma questa volta c’è qualcosa di diverso rispetto al solito. Il volto dei due soldati è tirato, il tono della voce visibilmente alterato. Soprattutto quello di Girone che, di fronte allo stupito silenzio dei parrucconi romani in alta uniforme (militari e politici), prende la parola:

Auguro a voi buona Festa della Repubblica, lo auguro agli italiani e a tutti i colleghi militari. Non è bello non essere tra di lorodice a denti stretti e con la bava alla bocca il fuciliere di marinaDopo due anni siamo di nuovo costretti ad assistere da una webcam. Abbiamo obbedito a degli ordini, abbiamo mantenuto una parola e la continuiamo a mantenere con grande dignità. E siamo ancora qui. Vorremmo che fosse riconosciuta la nostra innocenza, che i Paesi si parlassero non per le rotture. Il muro contro muro non serve. Continueremo a comportarci con dignità. Ogni militare impegnato in questo momento, americano o inglese, italiano o indiano, deve sentirsi tutelato nei propri diritti”.

Più che un cordiale saluto, quello pronunciato da Salvatore Girone ha tutta l’aria di essere un avvertimento, una sorta di pizzino inviato agli alti papaveri del governo e dell’esercito che, a suo modo di vedere, non hanno rispettato i patti (sconosciuti all’opinione pubblica) né saputo svolgere il loro mestiere. Non si spiegherebbe altrimenti la necessità dei marò di ribadire pubblicamente di “aver obbedito agli ordini” e di “aver mantenuto la parola” nei confronti delle Istituzioni italiane rivelatesi fin qui incapaci di portarli via da un paese divenuto “ostile” come l’India del neoeletto Primo Ministro Narendra Modi, leader nazionalista indù pronto a mostrarsi inflessibile sul caso marò.

Evidentemente la pazienza dei due militari è arrivata al limite e la paura di vedersi infliggere una condanna pesante sta facendo saltare i nervi a Latorre e Girone. Archiviata la disastrosa gestione del caso da parte dell’ex ministro degli Esteri, Emma Bonino e del suo improponibile inviato a Delhi Staffan De Mistura, l’era di Federica Mogherini alla Farnesina non si è certo aperta sotto i migliori auspici per i fucilieri di marina: silenzio diplomatico assordante. La speranza però è l’ultima a morire. Per questo Girone ha lasciato aperto uno spiraglio di trattativa con i burocrati romani confermando di “continuare ancora a mantenere la parola data”.

In caso contrario, ci si aspettano delle rivelazioni bomba di Girone e Latorre sulla composizione della catena di comando responsabile del disastro dell’uccisione dei pescatori nelle acque del Kerala ma, soprattutto, della imbelle consegna dei marò alle autorità indiane. In questo contesto, non è centrale l’accertamento della responsabilità dei nostri militari – che dovranno comunque pagare il loro conto con la giustizia se riconosciuti colpevoli, anche se continuano a professarsi innocenti – ma il rispetto delle regole di ingaggio internazionali per i militari imbarcati in servizio antipirateria. Interessante, in questo senso, l’iniziativa di alcuni cittadini che hanno presentato un esposto alla procura di Roma per denunciare Napolitano e Monti colpevoli di aver estradato i due marò in un paese dove vige la pena di morte.

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