Forza Italia verso la spaccatura. Ecco la lista degli scissionisti

Il piano di Silvio Berlusconi per tornare alle urne alla guida di Forza Italia, prima di decadere dalla carica di senatore e diventare incandidabile, rischia di fallire proprio a un passo dalla meta. La causa dello stop alla corsa verso le elezioni anticipate è clamorosa e inaspettata: il tradimento da parte di buona parte del cerchio magico di Palazzo Grazioli. Lo scontro intestino scatenatosi tra le due anime del fu Pdl per la conquista delle posizioni di vertice nel rinascente partito –con al centro la discussione sul giudizio politico e sulla fiducia da assegnare al governo di larghe intese guidato da Enrico Letta- sembra ormai essere giunto ad una svolta decisiva. Da Giovanardi a Cicchitto, passando per i ministri Quagiariello e Lupi per arrivare a lambire persino il delfino Angelino Alfano,i big del centrodestra non ci stanno a fare la fine dei Filistei e a morire insieme a Sansone-Berlusconi. E, miracolo italiano, cominciano a parlare con una voce diversa da quella del Padrone.

Il primo a uscire fuori dal coro era stato Carlo Giovanardi, esperto navigatore parlamentare di scuola democristiana. “Non ho firmato e non firmerò le dimissioni da senatore”, aveva detto a caldo, smarcandosi dalla commedia delle dimissioni di massa. Ma da un battitore libero come Giovanardi c’era da aspettarselo. La pugnalata che Silvio non si aspetta arriva invece dal delfino senza quid Angelino Alfano. Il vicepremier ci ha pensato su una notte intera, ma alla fine ha deciso di fare outing. “Non possono prevalere nel partito posizioni estremistiche estranee alla nostra storiascrive in una nota un Alfano dal quid ritrovato-  Se prevarranno quegli intendimenti, il sogno di una nuova Forza Italia non si avvererà. So bene che quelle posizioni sono interpretate da nuovi berlusconiani ma, se sono quelli i nuovi berlusconiani, io sarò diversamente berlusconiano”. Tutta colpa dei falchi, alias Denis Verdini e Daniela Santanchè– salvando Berlusconi nel segno del “se lo avesse saputo Lui” di mussoliniana memoria.

 

Partito Alfano, la valanga azzurra ha cominciato a montare. Il fronte governativo dei ministri trombati loro malgrado sembra compatto. Gaetano Quagliariello, amico di Napolitano e già in odore di fronda, annuncia con tono ultimativo: “Se Forza Italia è questa, io non aderirò”. Decisa fino al martirio anche Beatrice Lorenzin, ministro della Sanità a sua insaputa: “Non condivido una linea di partito che spinge verso una destra radicale”. Appena più accomodante il “ciellino sempre” Maurizio Lupi: “Noi vogliamo stare con Berlusconi, con la sua storia e con le sue idee, ma non con i suoi cattivi consiglieri”. La lista dei ministri si chiude con Nunzia De Girolamo, anche lei snocciola la litania “con Berlusconi sì, con i falchi no”. Prima di loro, era stato il sottosegretario al Tesoro, Alberto Giorgetti a parlare col fegato in mano: “Non lascio da deputato”.

Ma la lista dei “Bruto” si allunga di ora in ora. A dire la verità, per dare a Bruto quel che è di Bruto, il secondo congiurato dopo Giovanardi era stato uno che di intrighi ne ha vissuti fin troppi per non pensare di vendere cara la pelle. Fabrizio Cicchitto, l’ex socialista e piduista ritenuto fino a ieri un fedelissimo del Cavaliere. Proprio lui. “Una decisione come quella di far cadere il governo Letta-Alfano in un momento economico e sociale così delicatoha commentato in una nota con la solita ambiguità-  non può essere assunta da un ristretto vertice del Pdl. Berlusconi non ha bisogno di un partito di alcuni estremisti che nelle occasioni cruciali parlano con un linguaggio di estrema destra”. Non un benservito a Forza Italia, ma qualcosa di molto simile. A proposito, nelle ultime ore diverse indiscrezioni giornalistiche hanno dato forma addirittura al nome del nuovo partito di transfughi, responsabili, venduti o traditori che dovrebbe nascere per dare la fiducia a un Letta-bis e conservare così l’indennità parlamentare per tutta la legislatura. Si chiamerebbe Italia Popolare, un contenitore misterioso di cui dovrebbero far parte, oltre ai già nominati, anche Maurizio Sacconi, Osvaldo Napoli e una quindicina di senatori siciliani e campani come Naccarato, Compagna, Castiglione, Torrisi, Pagano, Falanga. Fantapolitica? Si attendono conferme e smentite.