Estate romana al capolinea. In arrivo un autunno a 5Stelle contro Olimpiadi, monnezza e puzza di ‘piscio’

La sindaca di Roma a 5Stelle, Virginia Raggi, lo aveva promesso: ‘Libereremo la città dai rifiuti entro il 20 agosto’. Diciamo che la sorridente e rassicurante prima cittadina grillina ha mantenuto la parola solo a metà, mondando sì la Capitale dalla maggior parte dell’immondizia, ma lasciando qua e là quel giusto quantitativo di monnezza e sporcizia a cui i romani sono troppo abituati per vedersele sparire da sotto il naso in un sol colpo. Troppo alto il rischio di shock tra la popolazione, meglio procedere a piccoli passi. Certo, l’aria sotto i cieli di Roma sta lentamente cambiando con i grillini, ma bisogna ammettere che la neonata amministrazione pentastellata è stata favorita nell’ingrato compito di far lavorare quei ladri e fannulloni dell’Ama (l’azienda municipale che si dovrebbe occupare della raccolta dei rifiuti ndr) dalla grande fuga agostana dei romani.

La sindaca di Roma Virginia Raggi

I cassonetti non più strabordanti di schifezze sono stati svuotati con più facilità. Ma la prova del nove arriverà a settembre con la città nuovamente brulicante di romani zozzoni (che hanno ancora il coraggio di parlar male dei napoletani), di zingari puzzolenti e di mendicanti che frugando indisturbati nei cassonetti (che fine ha fatto la Polizia Municipale?) hanno finito per ridurre la Caput Mundi alla stregua di una fogna di Calcutta. Per il momento, dal punto di vista dell’impegno civico di cittadini e istituzioni, la mano salvifica dei seguaci di Beppe Grillo non ha avuto nessun effetto. Intanto, però, durante la giornata del 31 agosto si è verificato un mezzo miracolo: Roma non puzzava più di piscio di cane. Merito degli uomini e delle donne con le 5 Stelle sul petto, penserà il lettore sprovveduto. E invece no. La (momentanea) cessazione dei cattivi odori, gentile regalo ai concittadini offerto dalla criminale ignoranza/arroganza dei padroni dei simpatici quadrupedi, è esclusivo merito della pioggia torrenziale che, dopo mesi di irrespirabile siccità, ha spazzato i marciapiedi della Capitale con una forza tale da rendere un servigio insperato al carrozzone clientelare della nettezza urbana capitolina. Cadeau meteorologico comunque gradito anche dalle parti del Campidoglio.

Una fine estate romana all’insegna delle sorprese se si pensa che, incredibile ma vero, nelle stazioni della boccheggiante metropolitana dell’Urbe sono stati avvistati persino i controllori. Meraviglia, stupore e panico incontenibile tra i milioni di utenti free ticket del servizio di trasporto offerto, si fa per dire, dall’altro famoso carrozzone clientelare romano: l’Atac. Di fronte ai volenterosi, ma raffazzonati e più o meno casuali tentativi, appena descritti, di rendere quantomeno vivibile un agglomerato urbano e di carne umana divenuto una sorta di girone dantesco, la questione della candidatura di Roma ad ospitare le Olimpiadi del 2024 diventa dirimente. La città è sull’orlo del collasso civile e amministrativo, i romani non le vogliono, gli elettori pentastellati non ne vogliono nemmeno sentir parlare perché i Giochi (secondo loro e secondo chi scrive) portano solo tangenti, corruzione e rogne. Per il momento Virginia Raggi, vigliaccamente o (speriamo) furbescamente, ha preso tempo, rinviando il redde rationem con i ricchi affaristi e costruttori capitanati da quell’eterno fighetto di Giovanni Malagò, presidente del Coni, ai primi di ottobre. La base grillina, però, è in fermento e pretende da Virginia una parola chiara e definitiva sull’argomento: ‘NO’.