Roberto Benigni giullare di Regime

Il 2 giugno scorso, in occasione della cosiddetta Festa della Repubblica (in cui trovano ancora da festeggiare qualcosa solo i parrucconi di Stato e l’eterno ‘popolo bue’), la Rai ha deciso di trasmettere in prima serata sul Primo canale la replica dello spettacolo ‘La più bella del mondo’, interpretato dall’attore Roberto Benigni e dedicato, naturalmente, alla Costituzione italiana, quella originale, approvata nel 1948 dall’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana. Una decisione, quella presa da ‘Mamma Rai’ a guida Antonio Campo Dall’Orto, che ha destato non pochi mal di pancia nella maggioranza renziana impegnata, con la fattiva collaborazione dei giornalisti del Belpaese, ad occupare militarmente l’informazione in  vista del referendum dell’autunno prossimo che andrà a stravolgere proprio quella Carta costituzionale tanto lodata dal succitato attore comico.

benigni-renzi

Che fare allora per sciogliere il nodo della messa in onda di una trasmissione palesemente antirenziana proprio sulla Rai presa in ostaggio dagli scherani del logorroico di Rignano? Senza dimenticare che c’era pure da mettere in conto la tegola mediatica delle parole dello stesso Benigni che, nei giorni scorsi, aveva fatto capire di essere schierato pancia a terra in difesa della Costituzione ‘originale’. Ebbene, nulla di più facile. Bastava far cambiare opinione all’attore toscano. Come siano riusciti i cantori del renzismo a convincere Benigni a confessare la sua repentina conversione al quotidiano di casa Renzi ‘Repubblica’ («Col cuore mi viene da scegliere il ‘no’. Ma con la mente scelgo il ‘sì’») e a girare un breve video ‘riparatore’ in cui sostiene che la Costituzione ‘più bella del mondo’ non è affatto così bella come credeva lui, resterà forse per sempre un mistero.

Fatto sta che ieri sera quel toscanaccio di Robertone si è presentato all’ora di punta (erano le 21 e 30) sullo schermo più visto d’Italia con la sua faccia da paraculo impunito per buttarla in caciara, come si dice a Roma, e convincere milioni di concittadini che quel pezzo di carta che lui stesso aveva spacciato fino a ieri per un’opera d’arte immodificabile, una sorta di ‘Cappella Sistina del Diritto’, a conti fatti non è poi questo grande capolavoro e che, anzi, gli stessi costituenti (De Gasperi, Calamandrei etc..) si aspettavano che venisse al più presto emendata proprio da una mente sopraffina come quella di Matteo Renzi, il fremente ed impavido conducator dell’appecoronato popolo italiano.

Roberto Benigni è così entrato definitivamente nel pantheon dei giullari di Stato, si è iscritto di diritto al club degli intellettuali servi del Potere, ha scambiato la dignità e l’orgoglio con la fama ed il denaro. A valergli questi poco invidiabili titoli sono valse una manciata di parole. «La Costituzione è un paradiso, ma un paradiso dal quale non si può uscire diventa un inferno», ha detto senza provare vergogna di fronte a milioni di italiani, aggiungendo poi che «se si seguono le regole, anche la Costituzione si può cambiare ed è un’occasione straordinaria il gran parlare di questi giorni perché ognuno rifletta e prenda le sue decisioni in totale serenità». Una manifestazione di ipocrisia che ha pochi pari nella storia d’Italia. Una fragorosa caduta di stile, quella del saltimbanco, toscano come il premier, commentata causticamente da un altro grande dei palcoscenici, Dario Fo: «La questione non è votare questo o quello, ma lasciarsi andare alla deriva. C’è qualcosa del ‘dare e avere’. Non c’è dubbio che questa posizione favorisce il governo e il potere. Sarà ripagato. Però mi stupisce terribilmente».