Napolitano inaugura il presidenzialismo all’italiana

Il discorso pronunciato di fronte alle Camere riunite da Giorgio Napolitano in occasione del suo secondo insediamento a Palazzo del Quirinale è quanto di più politico un presidente della Repubblica abbia mai recitato di fronte ai Grandi Elettori. In barba alla correttezza istituzionale che vorrebbe l’inquilino del Colle supremo garante degli equilibri costituzionali, Napolitano è stato letteralmente costretto dall’incapacità dei partiti a modificare de facto i dettami della Carta per ergersi al ruolo di primo presidente della Repubblica con poteri esecutivi (e non solo quelli di nominare il premier e sciogliere le Camere).

Già oggi Re Giorgio II –come è stato definito da molti, senza neanche eccessiva enfasi- darà avvio alle consultazioni con i presidenti dei due rami del Parlamento e con le forze politiche. Consultazioni lampo che avranno termine già domani, quando Napolitano incontrerà il Pd, o quello che ne rimane, solo perché la dirigenza Democratica andata in frantumi è stata costretta a convocare d’urgenza una direzione nazionale per stabilire chi dovrà sostituire il dimissionario Bersani nelle trattative per la formazione del governo.

Governo che nascerà intrappolato da una serie di paletti piantati personalmente nel terreno dal 88enne presidente bis. “Sarà un rapido giro di incontri con le rappresentanze parlamentariha reso noto in serata il Quirinale con un comunicatoessenzialmente per verificare ogni eventuale aggiornamento delle posizioni già illustrate nelle precedenti consultazioni per la formazione del nuovo governo”. Una strada stretta, dunque, in cui i partiti della casta dovranno forzatamente infilarsi, ma tracciata chiaramente con il duro discorso pronunciato lunedì. “Negli ultimi anniaveva detto in aula il presidentehanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005”.

 

Il j’accuse presidenziale inchioda i partiti alla loro disastrosa litigiosità che ha consentito lo sviluppo di “campagne di opinione demolitorie” (il chiaro riferimento è al M5S di Beppe Grillo). Poi, l’attacco violento e diretto contro la “sordità di forze politiche che pure mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilità per far uscire le istituzioni da uno stallo fatale. Ma ho il dovere di essere franco : se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al paese”. Che tradotto dal politichese suona più o meno così: “Se i politici, rivelatisi incapaci, non si accorderanno su un governo che riprenda i punti segnati dalle relazioni dei 10 saggi e riprenderanno con la solita, sterile, litigiosità, non esiterò a sciogliere le Camere”.

Per il momento tutti sembrano accodarsi al volere del presidente. In questo quadro si inseriscono le dichiarazioni dell’ambizioso Matteo Renzi che, secondo indiscrezioni, avrebbe recapitato un’ambasciata al Colle per informare Napolitano di essere disponibile a candidarsi addirittura alla guida del governo. Possibilità goffamente smentita dallo stesso Renzi, ospite lunedì sera del programma di Lilli Gruber 8 e Mezzo: “Non è un’ipotesi adesso in discussione. Non mi pare proprio un’ipotesi in campo in questo momento”. Frase volutamente sibillina che lascia più di un dubbio sulle reali intenzioni del sindaco di Firenze. Dalle parti dei berlusconiani, invece, si fa ancora fatica a trattenere la gioia per il crollo del Pd e il ritorno dalla porta principale nella stanza dei bottoni. “Il governo Napolitano-Berlusconi con la faccia dell’ex craxiano Giuliano Amato nasce da una lezione di politica e matematica figlia della grande storia amendoliana”, ha detto un gongolante Fabrizio Cicchitto che dà per scontata la nomina del Dottor Sottile, soprattutto se sarà il capo della Repubblica Presidenziale italiana, Giorgio Napolitano, ad imporre un suo uomo e un suo programma per Palazzo Chigi. Il povero Hugo Chavez si starà rivoltando nella tomba per l’invidia.

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