Alfano torna senza quid, Lupi lancia l’Opa su Ncd

alfano lupiAll’indomani del fallimento sfiorato alle elezioni europee, con il quorum del 4% superato per un battito di ciglia, in casa Ncd volano gli stracci. Il segretario Angelino Alfano si sente accerchiato dalle correnti interne: i centristi Udc di Pierferdinando Casini e i Popolari di Mario Mauro, i berlusconiani quasi pentiti ma, soprattutto, la pattuglia di Comunione e Liberazione capitanata dal ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. “Non credo che Maurizio Lupi abbia intenzione di lasciare le Infrastrutture”; con questa frase telegrafica il segretario Ncd, tornato ad essere senza quid, ha provato a calmare le acque al termine di un agitatissima riunione dei gruppi parlamentari del partito convocata a Roma giovedì scorso.

Ma non sembra aver convinto nessuno. Il ministro ciellino, infatti, è dato come dimissionario e partente per Strasburgo, eletto al parlamento europeo con 45mila preferenze. E le voci su una possibile scalata di Lupi al Nuovo Centrodestra invece di placarsi si moltiplicano ogni giorno che passa. Voci di corridoio riportano l’intenzione del ministro (indagato per abuso d’ufficio per la nomina dell’Authority del porto di Olbia) di liberarsi della patata bollente degli appalti Expo 2015. Dopo le note vicende della Nuova Tangentopoli le Infrastrutture sono state praticamente commissariate per paura di infiltrazioni criminali e di altre mazzette. Un guscio vuoto di cui l’ambizioso Lupi non sa più che farsene.

E allora, perché non approfittare del momento di debolezza del segretario-ministro dell’Interno che, con il suo sorriso sempre smagliante, si era proposto come il successore di Berlusconi alla guida dei “moderati” italiani? Diciamo che il 4% strappato con le unghie solo grazie all’apporto di Casini e Cesa più che un buon viatico per il futuro del centrodestra, sembra la campana a morto per i sogni di gloria di Alfano la cui mancanza di quid bisogna ammettere fosse stata segnalata per tempo dal Padrino politico di Arcore.

Sta di fatto che in molti ammettono di aver visto Lupi abbandonare in anticipo e scuro in volto la riunione di giovedì. Segnale evidente che l’idilliaco rapporto col segretario si è incrinato. I maldipancia post sconfitta, poi, sono sempre più diffusi. “Il partito non deve essere il partito dei ministri ma diventare un partito forte e serio sul territorio”, affonda il “fratello” Fabrizio Cicchitto. “L’ultima settimana abbiamo perso qualche punto – rincara la dose l’altro ciellino Roberto Formigoni – non perché la gente s’è spaventata di Grillo, ma perché la nostra presenza al governo non è stata brillantissima”.

Tutti sassolini che cominciano ad uscire fuori dalle scarpe. Solo qualche giorno prima, il 26 maggio, un altro senatore alfaniano, Paolo Naccarato, aveva vergato una nota nella quale sottolineava “l’imprescindibile esigenza di avere alla guida un leader a tempo pieno”. “Credo che Angelino Alfano e Maurizio Lupi – aggiungeva Naccarato – debbano porsi sul serio tale esigenza ed uno dei due fare un gesto di grande generosita’ nei confronti di oltre un milione di elettori che hanno creduto in NCD assumendone in prima persona la guida”. Una richiesta sincera e disinteressata ad entrambi, oppure un messaggio cifrato indirizzato a Lupi per spingerlo alla congiura?

Intanto il protagonista della vicenda insieme ad Alfano, Maurizio Lupi, si esercita in una piroetta lessicale per cercare di smentire le voci di successione. “Chi ha detto che opterò per il seggio europeo? – dice il ciellino – Ho solo detto che di fronte a 50mila voti raccolti alle europee mi sembra giusto prendere atto della volontà di chi mi ha votato. La decisione non è ancora stata presa, la prenderò nei prossimi giorni insieme al partito”. La solita supercazzola utile per metterlo in quel posto ad Alfano.

Prostituzione: legalizzarla o punire i clienti? Europa divisa

prostituzione EuropaIn Europa si riapre il dibattito sulla prostituzione. Lo scontro è tra chi, partendo da un approccio libertario, è favorevole alla legalizzazione e chi, come quelle che qualcuno ha definito “abolizioniste della prostituzione”, pensa che acquistare il corpo delle donne sia in ogni caso una forma di violenza, anche se la prostituta esercita “il mestiere” volontariamente. Il 26 febbraio scorso il Parlamento Europeo ha votato in favore di una relazione presentata dalla Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere (FEMM) sulle conseguenze che comporta lo sfruttamento della prostituzione alla parità di genere tra uomo e donna.

Gli onorevoli di Bruxelles hanno detto sì a stragrande maggioranza (343 voti a favore, 139 no, 105 astenuti) ad un documento di valore non vincolante per gli stati membri, ma che dovrebbe fornire il nuovo indirizzo culturale con cui affrontare la questione dello sfruttamento delle/dei lavoratrici/tori del sesso. Stando al testo della risoluzione, da oggi in poi i governi europei dovrebbero adottare una legislazione che elimini la differenza tra prostituzione volontaria e forzata (ritenute la stessa cosa) e che, soprattutto, punisca penalmente i clienti (oltre alle sanzioni amministrative).

Il provvedimento piomba come un fulmine a ciel sereno sul Vecchio Continente, a questo punto diviso tra tre approcci al problema del tutto dissimili tra loro. In paesi come Germania, Olanda, Austria e Danimarca l’attività prostitutiva è legale. In Irlanda, Francia e Gran Bretagna, anche se con modalità diverse tra uno Stato e l’altro, sono direttamente le persone che esercitano la prostituzione ad essere criminalizzate e punite. A questi due blocchi si è aggiunta negli ultimi anni la nuova frontiera rappresentata dal modello nordico. Svezia, Finlandia e Norvegia (quest’ultima extra UE) non perseguono le lucciole, ma i loro clienti, e con grande severità.

La legge svedese del 1999 parte dall’assunto che l’esercizio della prostituzione sia un ostacolo alla parità di genere. Interpretazione sposata in pieno dal SEMM e dalla relatrice della risoluzione appena approvata, Mary Honeyball, deputata laburista inglese. Nelle motivazioni presentate dalla Honeyball si legge che “lo sfruttamento nell’industria del sesso è causa e conseguenza della disparità di genere e perpetua l’idea che i corpi di donne e ragazze siano in vendita”. Il testo si conclude così: “La relazione non è contro le donne che si prostituiscono. È contro la prostituzione, ma a favore delle donne che ne sono vittime. Raccomandando di considerare colpevole l’acquirente, ossia l’uomo che compra servizi sessuali, anziché la prostituta, il presente testo costituisce un altro passo sul cammino che porta alla totale parità di genere nell’Unione europea”.

Intenzioni all’apparenza lodevoli, ma che in molti considerano figlie di una visione fondamentalista dell’esistenza. Un articolo di una blogger pubblicato sul fattoquotidiano.it stronca senza mezzi termini il proibizionismo della Honeyball. La parificazione di tratta e prostituzione volontaria viene definita una “tesi preconcetta”, mentre vengono portate a sostegno della critica al modello svedese i dati raccolti da centinaia di organizzazioni del settore secondo i quali “penalizzare il cliente significa comunque marginalizzare, isolare, rendere più vulnerabile la sex worker che sarà obbligata a lavorare in clandestinità”. Dello stesso parere anche l’ICSRE, il Comitato Internazionale per i diritti dei lavoratori dell’industria del sesso in Europa, quasi un sindacato delle prostitute.

La Honeyball e il Parlamento Europeo hanno comunque ignorato i pareri opposti ai loro. E l’Italia da che parte si schiera?. L’Huffington Post riporta che i Nostri a Bruxelles hanno approvato a maggioranza la Relazione Honeyball, “tra questi Sonia Alfano, Roberta Angelilli (Ncd), Lara Comi (Forza Italia), Luigi Berlinguer (Pd)”. Ovviamente contrari gli europarlamentari della Lega Nord, fautori di un disegno di legge di modifica della Legge Merlin, riaprendo così le porte delle Case Chiuse, sprangate dal 1958. Voce autorevole tra gli oppositori del proibizionismo è quella di Gianni Vattimo (IdV) che si dice in disaccordo “con il condannare anche penalmente un fatto ritenuto moralmente riprovevole come quello di acquistare sesso”. Secondo il filosofo “equiparare il supposto peccato al reato” è un errore.