Lerner e Ovadia denunciano la corruzione della comunità ebraica

Ovadia LernerSei milioni di euro scomparsi dalle casse della comunità milanese. I presunti rimborsi gonfiati all’Ospedale Israelitico di Roma. È una torbida vicenda di corruzione, truffa e denaro sporco quella che sta tormentando la vigilia della settimana del Pesach, la celebrazione della Pasqua Ebraica (14-22 aprile). Due ebrei Vip come Gad Lerner e Moni Ovadia, insieme all’architetto Stefano Levi della Torre, hanno deciso di scrivere una lettera aperta, postata sul blog di Lerner, per denunciare che i due scandali che hanno colpito la comunità ebraica italiana sono il frutto, a loro modo di vedere, di “leadership dedite a rapporti privilegiati col potente di turno” e “disinvolte nell’abbinare il settarismo identitario con le pratiche clientelari “.
Tanto è bastato per scatenare la dura reazione dei diretti interessati: i presidenti delle comunità romana e milanese, Riccardo Pacifici e Walker Meghnagi, e il capo dell’Unione delle Comunità Ebraiche, Renzo Gattegna. I tre leader con la kippah bollano come “invenzioni” le accuse mosse da Lerner e Ovadia e promettono di “passare oltre” (traduzione di Pesach) a quella che definiscono una “provocazione”. Ma ormai è palpabile l’insofferenza tra gli ebrei italiani per una gestione allegra che rischia di mettere in crisi i “valori fondativi” della comunità. E le procure continuano ad indagare.
Il primo caso è quello dell’indagine della procura meneghina sui fondi sottratti ai 6mila ebrei milanesi. Il responsabile si chiama Giorgio Lainati, direttore amministrativo della comunità fino a pochi mesi fa e dipendente da oltre da trent’anni. Adesso è indagato per truffa. La notizia dell’inchiesta pare aver fatto cadere dalle nuvole Meghnagi che ha così commentato: “Non avremmo mai ritenuto potesse verificarsi qualcosa di simile”. Secondo il suo accusatore Lerner, però, la responsabilità è anche della “negligenza” del presidente della comunità milanese.
Alcuni retroscena giustificano il livore dimostrato dal famoso giornalista nei confronti del correligionario con la condanna del “rapporto molto intenso” tra Meghnagi e Ignazio La Russa. Ma la causa scatenante della separazione di Lerner dalla comunità milanese furono le frasi pronunciate da Silvio Berlusconi il 27 gennaio 2013, Giornata della Memoria della Shoah. Quel giorno, durante la commemorazione al Binario 21 della stazione, l’ex Cavaliere disse che “per tanti versi Mussolini aveva fatto bene, ma il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa”. L’indignazione di facciata dimostrata in quel caso dai rappresentanti degli ebrei era stata considerata troppo servile da Lerner che uscì sbattendo la porta e trasferendosi a Casale Monferrato.
L’attenzione di Moni Ovadia è invece incentrata sui fatti romani. Non è un caso che nella lettera che chiede di “fare pulizia prima di Pasqua” compaia un accenno agli “atteggiamenti di intolleranza” che nel gennaio scorso a Roma hanno portato “all’interruzione di un pubblico dibattito”. Il riferimento è alla presentazione del libro Sinistra e Israele in cui fu impedito di parlare al “dissidente” Giorgio Gomel. In quello stesso periodo alcuni giovani subirono il pestaggio di una ronda in kippah all’interno del ghetto di Roma. Fatti che, sommati all’amicizia di Pacifici con l’ex missino Gianni Alemanno, avevano portato Ovadia ad accusare di fascismo la comunità ebraica romana.
Logico che il mal governo del Popolo di Israele in Italia dovesse legarsi giocoforza alle “pratiche clientelari” che hanno permesso la presunta truffa allo Stato di 85 mln di euro da parte dell’Ospedale Israelitico ai tempi diretto dal poltronista Antonio Mastrapasqua. Le malelingue dicono che Ovadia si stia facendo pubblicità perché candidato alle elezioni europee con la Lista Tsipras, ma che gli ebrei debbano cominciare a specchiare di meno il loro storico narcisismo è un dato di fatto, se non vogliono che la loro comunità venga travolta dalla corruzione.

Truffa all’Ospedale Israelitico: indagato il poltronista Mastrapasqua

mastrapasqua indagatoIl presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua è indagato dalla procura di Roma per truffa, abuso di ufficio e falso ideologico. Non risulta però indagato nelle vesti di presidente dell’istituto previdenziale nazionale, bensì in quelle di direttore generale dell’Ospedale Israelitico di Roma, una delle innumerevoli cariche ricoperte dal re dei poltronisti italiani. Mastrapasqua è finito al centro di uno scandalo giudiziario e, allo stesso tempo, di un conflitto di interessi talmente mostruoso da far impallidire persino un professionista come Berlusconi. Due piani separati, almeno per il momento, ma che rischiano di compromettere la carriera del “professionista della poltrona”.

Il fronte giudiziario

Semplici interventi di odontoiatria venivano fatti passare per complicate operazioni di ortopedia. Per i primi l’Ospedale Israelitico, di cui Mastrapasqua è dg dal 2001, non è convenzionato e, quindi, non potrebbe farseli rimborsare dalla Regione Lazio. Le seconde, al contrario, sono rimborsabili e, soprattutto, molto redditizie. Secondo una relazione dei carabinieri del NAS depositata in procura il 16 settembre 2013, l’amministrazione dell’Ospedale, falsificando 12.164 schede sanitarie, avrebbe intascato 13,8 milioni di euro di rimborsi non dovuti.

Il nostro, almeno per questo filone di indagine, si chiama fuori, forte del fatto che il direttore generale non si occupa delle cartelle cliniche e dell’aspetto “sanitario” dell’ospedale di piazza San Bartolomeo all’Isola. Tutta colpa dell’altro indagato. il direttore sanitario Giovanni Spinelli. Lui, Mastrapasqua, non poteva sapere. Saranno comunque i magistrati guidati da Pignatone a deciderlo.

Più complicato per Mastrapasqua giustificare quei 71,3 mln di “ingiusto vantaggio patrimoniale” per l’ospedale che, secondo i NAS, sarebbe stato garantito per il biennio 2011-2013 da un protocollo di intesa firmato con Ferdinando Romano, ex direttore regionale programmazione e risorse della sanità, anche lui indagato. Controlli espletati “in violazione alla normativa regionale”, invece di sospendere l’accreditamento provvisorio dell’Ospedale Israelitico. Questo per i carabinieri il trucco architettato dal duo Mastrapasqua-Romano.

Il conflitto di interessi

Fino a qui l’aspetto giudiziario della vicenda. Nulla di irrimediabile, sembrerebbe. Ma è sullo scoglio del conflitto di interessi che potrebbe incagliarsi la luminosa carriera di Mastrapasqua. L’accusa arriva sempre dai solerti NAS i quali sospettano che il presidente dell’Inps Mastrapasqua abbia accettato di ripianare i debiti che l’Ospedale Israelitico, di cui Mastrapasqua è direttore generale, aveva verso l’ente previdenziale attraverso la cessione di “crediti non esigibili” vantati dallo stesso Ospedale verso la Regione Lazio. Un intreccio di soldi in cui debitore e creditore sono la stessa persona: Mastrapasqua.

Tutto in apparenza regolare, visto che la legge 426 del 1991consente agli enti religiosi di scaricare su quelli previdenziali l’inadempienza dell’amministrazione pubblica verso un privato. Ma se il protagonista dell’operazione è sempre la stessa persona, allora scatta un clamoroso conflitto di interessi. All’Inps la chiamano la “pratica del presidente”, ovvero la consuetudine di Mastrapasqua di recarsi dal notaio in qualità di dg dell’Israelitico per cedere a se stesso, presidente dell’Inps, una delle fatture che la Regione deve ancora saldare.

Solo aggiungendo a quanto fin qui raccontato l’elenco delle poltrone su cui è seduto Mastrapasqua, si possono intuire le dimensioni del conflitto di interessi dell’indagato. Presidente, oltre che dell’Inps, di Idea Fimit Sgri (la maggiore società immobiliare italiana), della Gias, del Comitato pensioni privilegiate, del Fondo gestione speciale. Sul fronte dei collegi sindacali Mastrapasqua è presidente di Coni Servizi Spa, Loquendo, Acquadrome, Telecontact Center, Eur Spa, Adr Engineering, Quadrifoglio, Mediterranean Nautilus Italy Spa, Groma. Da segnalare la vicepresidenza di Equitalia e ruoli sparsi in altre società come Autostrade per l’Italia, per un totale di qualche milione di euro di stipendio. Forse il premier Enrico Letta (che adesso ha chiesto al ministro Giovannini una relazione sulla vicenda) ha parlato di una legge sul conflitto di interessi pensando a Mastrapasqua e non a Berlusconi.