Eataly World: il renziano Farinetti si mangia l’Italia

Eataly World BolognaL’imprenditore Natale detto “Oscar” Farinetti, il creatore della catena di ristorazione biologica “di lusso” Eataly, ha fame di successo. Il progetto Eataly sembra inarrestabile, spinto, dicono i maligni, dal profondo rapporto instaurato con Matteo Renzi, il principe del renzismo dilagante. Farinetti ha messo già in cantiere una mega struttura Eataly alle porte di Bologna: si chiamerà Eataly World, previsti 10 milioni di visitatori. E anche il complesso monumentale del Santa Maria della Scala a Siena sembra a rischio eatalyzzazione.

Una fame inestinguibile di sfamare gli italiani, quella di Oscar Farinetti, che lo ha spinto, dopo aver aperto un punto vendita persino nel cuore rinascimentale di Firenze, a mettere gli occhi su un fazzoletto di pianura padana bolognese di ben 72 ettari. Il Comune di Bologna, guidato dal bersaniano convertito al renzismo, Virginio Merola, ha già ratificato il progetto di riconvertire il mercato pubblico Caab, che sorge nell’area adocchiata da Farinetti. La notizia l’ha data Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano. Ma la storia della nuova conquista di Eataly parte da lontano.

Il maggiore azionista del Caab (80%) è il Comune. Il mercato, costruito venti anni fa, si trova a 10 km dalla stazione centrale e dà lavoro a circa 2000 persone, impegnate nella distribuzione notturna di frutta e verdura. Il classico Mercato Generale che vende all’ingrosso. Il suo presidente si chiama Andrea Segré, insegnante di Agraria. Renziano anche lui. Il professor Segré nel 2012 ha un’idea fulminante: trasformare il poco redditizio Caab in un posto dove vendere e mostrare i prodotti anche ai turisti. L’acronimo scelto per la nuova impresa è Fico, Fabbrica Italiana Contadina. Ma per passare dalle parole ai fatti ci vogliono soldi e finanziatori. E Bologna la Rossa non risponde all’appello.

Ma il renzismo al potere compie il miracolo. Farinetti si materializza nel capoluogo emiliano e convince tutti. Ci vogliono 100 mln di euro per rendere vero il sogno Fico e trasformarlo in Eataly World: 30 ristoranti, 40 laboratori e 50 punti vendita. La galassia di cooperative e fondazioni legate al Pd (ex PCI) fonda una società ad hoc e mette sul piatto 45 mln. Gli altri 55 mln, manco a dirlo, li sborsa il Comune di Merola, che intanto ratifica il progetto già approvato dal consiglio di amministrazione di Caab. Ma non basta, perché il mecenate Farinetti pretende un nuovo piano per il trasporto pubblico che metta al centro di Bologna il periferico Eataly World. I soldi, poi, arriveranno anche da fantomatici investitori di Cina, Giappone e Azerbaigian.

Il renziano Oscar ha fissato pure la tempistica: inaugurazione il 1 novembre 2015, subito dopo l’Expo di Milano. L’intenzione è quella di approfittare dei modelli contrattuali utilizzati durante la Fiera milanese. A tempo determinato, stagisti e volontari, come se non bastassero già le polemiche sui presunti salari da fame pagati dagli sfamatori di Eataly. Comunque, se ne saprà di più dopo la conferenza stampa che Farinetti ha convocato a Milano l’11 febbraio prossimo.

La bulimia imprenditoriale del patron di Eataly rischia di fagocitare un pezzo del patrimonio culturale di Siena. Anche nella città del Palio e di Mps, dominata dal Pd, c’è un sindaco che si è scoperto renziano: Bruno Valentini. Il primo cittadino ha dichiarato che Santa Maria della Scala potrebbe diventare un mega store della catena Eataly. 200mila metri quadri che sembravano destinati ad ospitare la Pinacoteca Nazionale. Uno spazio museale e bibliotecario degno delle radici medievali del complesso della Scala. Ma il museo non s’ha da fare, meglio un supermercato Eataly. Parola di Farinetti.

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Il Pd chiede un rimpasto di governo. Dal toto-nomi esce Farinetti

renzi farinettiTutto si aspettava Enrico Letta tranne che sentirsi chiedere un rimpasto di governo da Gianni Cuperlo, presidente del Pd, considerato una colomba rispetto al falco Renzi. E invece Cuperlo, bello e Democratico (come lo slogan della sua campagna alle primarie), ha approfittato di un colloquio privato avuto con il premier sabato scorso,  per incalzarlo sulla necessità di un rimpasto di ministri. In realtà la parola magica “rimpasto” Cuperlo la pronuncia solo indirettamente, come confermato da lui stesso in una intervista concessa a Repubblica.

“Un rimpasto? – minimizza il presidente Pd – Questo lo decide Letta. L’importante è accentuare il legame di fiducia con i cittadini”. Lui si è permesso solo di dare un suggerimento al capo del governo perché “a gennaio sarebbe saggio prendere l’iniziativa di allargare questa maggioranza a pezzi della società, a una o due personalità simboliche disponibili a mettersi a disposizione per un progetto di ricostruzione sociale ed etica”. Se non è una richiesta di rimpasto questa? Anche la vecchia guardia rappresentata da Cuperlo ha compreso che “non si governa senza la fiducia”, e che il governo Letta così com’è, impantanato nelle strette intese con Alfano, Monti e Casini, rischia di “precipitare in un Monti-bis”.

Che quella di Cuperlo non sia una improvvida iniziativa dei dalemiani delusi lo prova la dichiarazione di Ermete Realacci, da tempo salito sul carro renziano. “Cuperlo ha colto un problema serio che vediamo in questi giorni per la qualità dei provvedimenti che stiamo votando – ha commentato il presidente onorario di Legambiente – L’azione di governo ha bisogno di essere molto rafforzata per parlare al Paese e dare risposte reali. Un’esigenza che Renzi ha posto da tempo e che Enrico Letta ha ben chiaro, vediamo che risposte vorrà e potrà dare”. Si sa che il segretario dei Democratici punta a Palazzo Chigi, cercando qualsiasi occasione per indebolire Letta, come nel caso della trattativa con Berlusconi sulla legge elettorale.

A stupire è, invece, l’assenso incondizionato al rimpasto dato dal capogruppo Pd alla Camera, Roberto Speranza. “È un’impostazione che mi sento di sostenere – dice il presidente dei deputati Pd – Ho apprezzato molto l’intervista di Cuperlo. Il suo intento di unire il Pd, di sostenere il lavoro straordinario che attende Matteo Renzi e la sua segreteria, è in piena sintonia con la necessità di tenere assieme chi crede che senza la sinistra riformista non c’è il Pd”.

Con il Partito Democratico per una volta compatto su una questione politica, sarà difficile per Letta non accontentare l’azionista di maggioranza del suo governo. Intanto, nella virtuale classifica degli aspiranti ministri, prende quota la candidatura di Oscar Farinetti, “eminenza grigia” di Renzi e imprenditore del momento con Eataly. Messa da parte la polemica sollevata dall’inchiesta del Fatto Quotidiano sugli 8 euro lordi l’ora pagati da Eataly ai suoi dipendenti, Farinetti si è già gettato anima e corpo nella sua visione del Paese che verrà. “L’Italia non ha tempo – dice il renziano rampante – deve ridurre la spesa, eliminare studi e ricerche inutili, anche l’esercito, e incentivare il lavoro. Io dico che lo Stato, l’informazione, la magistratura, la tassazione e pure Equitalia non agevolano gli imprenditori.

Ma chi lascerebbe il posto a Farinetti? Il titolare del Lavoro Giovannini, quello dello Sviluppo Economico Zanonato, o sarebbe direttamente Saccomanni a liberare la poltrona di Via XX settembre? Ipotesi da fantapolitica. L’unica a rischiare veramente grosso è Annamaria Cancellieri, la “ministra dei Ligresti” mai amata da Renzi. Dall’area del segretario si potrebbero pescare anche altri nomi di papabili ministri appartenenti ad una lunga lista di neorenziani che comprende gli imprenditori Diego Della Valle (Tod’s) e Andrea Guerra (Luxottica). Gli stilisti Brunello Cucinelli, Ferruccio Ferragamo e Giorgio Armani. I banchieri Nagel (Mediobanca) e Palenzona (Unicredit). Gli scrittori Edoardo Nesi e Alessandro Baricco. Insomma, uno spaccato della società italiana che ha fatto presto a sostituire il vecchio Berlusconi con il più cool Renzi.