Ncd, il partito low cost di Alfano nella galassia del centro-destra

Nuovo CentrodestraLa presentazione formale del Nuovo Centrodestra, il partito di Angelino Alfano, è avvenuta sabato scorso nel tempio di Adriano, nella romana piazza di Pietra. La nascita ufficiale, con tanto di presentazione del simbolo, ci sarà invece il 7 dicembre negli altrettanto suggestivi Studios di via Tiburtina, sempre nella Capitale. Le speranze degli alfaniani di assicurarsi una lunga sopravvivenza politica si riflettono tutte nella proposta di un patto in 5 punti fatta da Alfano a Letta e nelle parole del leader vicepremier, convinto di portare la sua creatura Ncd ad essere “il primo partito del centro-destra” e di rappresentare agli occhi degli italiani “l’ala moderata della coalizione”.

Programma ambizioso che si scontra con la realtà di un movimento politico, Ncd, che sta per nascere senza soldi, senza sede, senza nome (Ncd è copyright di Italo Bocchino), senza uffici parlamentari (Brunetta ha messo lo sfratto da quelli di FI) e all’interno di una compagine di centrodestra divisa ormai in mille costellazioni all’interno della galassia che fu berlusconiana. Alfano e i suoi dovranno cimentarsi in una lotta all’ultimo sangue, accerchiati sia dal Centro che da Destra, e non è detto che all’enorme spazio mediatico riservato loro corrisponderà una uguale fortuna elettorale.

Forza Italia di Berlusconi, i Popolari per l’Italia del duo Mauro-Casini, Scelta Civica di Monti, Grande Sud di Miccichè, Pid di Romano. E poi, spostandosi nel divenire magmatico della Destra, c’è la rinata Alleanza Nazionale di Storace, Menia e Poli Bortone che vola nei sondaggi; ci sono i Fratelli d’Italia di Meloni, La Russa e Crosetto che, mentre aprivano al Centro (Magdi Allam, Tremonti), sono rimasti scottati a Destra dalla fiamma riaccesa di AN. Infine, c’è Gianni Alemanno, ancora fermo a metà del guado con Officina per l’Italia.

 

Insomma, visto il traffico tentacolare che strozza il centro-destra, per Alfano e Ncd si prospettano tempi duri. Per il momento, le note liete si fermano ai dati sul numero degli aderenti vip sfoderati da Maurizio Lupi: 30 senatori, 29 deputati, 1 presidente di Regione (Giuseppe Scopelliti-Calabria), 16 assessori regionali e 88 consiglieri regionali. Sembra che le cose stiano andando molto bene per Ncd in Sicilia, feudo elettorale di due pezzi da 90 come Alfano e Schifani. Ma le buone notizie finiscono qui. Il primo problema sarà proprio quello delle alleanze, visto che Alfano non lo dice, ma punta a sostituirsi a Berlusconi rosicchiando al contempo il bacino elettorale dei Popolari e di Sc. Ma prima del Risiko elettorale delle Europee 2014, restano da risolvere problemi pratici e logistici.

Il primo è quello dei finanziamenti, l’odiato denaro di cui però non si può fare a meno. Salutato Berlusconi e il suo forziere dorato, a Ncd non conviene nemmeno rivendicare ciò che gli spetterebbe di diritto: il 25% del bilancio Pdl. Si dà il caso, infatti, che il defunto partito del Predellino nel 2012 abbia fatto registrare un buco da 33 milioni (coperti per metà dalle fidejussioni del Cavaliere). Meglio per Ncd non mettersi sul groppone quegli 8,3 Mln di debiti. Dove trovare allora i soldi? Messo nel conto lo scarno apporto offerto dalle due fondazioni Magna Carta di Gaetano Quagliariello e Costruiamo il futuro di Maurizio Lupi, gli alfaniani puntano ai 3,4 Mln assicurati dal parlamento ai gruppi parlamentari Ncd. Il 75% di questo tesoretto serve però a pagare gli stipendi dei dipendenti.

Agli alfaniani resterebbero la “miseria” 900mila euro, da sommare alla quota di contributi volontari (500mila euro secondo i più ottimisti) che dipendono però dalla generosità di onorevoli e consiglieri. Una bella scommessa quella di raggiungere il 4% alle Europee per portarsi a casa i rimborsi. Alla magra pecuniaria bisogna aggiungere il giallo sul nome, Nuovo Centrodestra, il cui marchio risulta depositato l’8 marzo 2011 dal finiano Bocchino e al quale bisognerebbe chiedere il permesso. Umiliante. In bilico, poi, anche l’individuazione di una nuova sede elegante ma economica: Piazza di Pietra e Largo Goldoni le due destinazioni più papabili. Ecco perché Alfano sta pensando ad un partito low cost.

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Scissione Berlusconi-Alfano: nasce il governo delle Piccole Intese

L’accelerazione impressa da Angelino Alfano con l’annuncio della scissione da Berlusconi e della formazione di nuovi gruppi parlamentari, il Nuovo Centrodestra, ha tolto un po’ di suspance all’appuntamento del Consiglio Nazionale che oggi ha sancito il ritorno di Berlusconi al primo amore Forza Italia. Gli alfaniani hanno disertato l’appuntamento, ma Berlusconi ha tirato dritto per la sua strada decidendo di non cambiare una virgola del suo discorso e puntando tutto sul ritorno al futuro di Forza Italia. I retroscena lo davano arrabbiato, deluso e amareggiato, sentimenti rimasti ai margini del palco del Palazzo dei Congressi di Roma. Una professione di ottimismo che non nasconde però i problemi prodotti dallo strappo di Alfano.

La drammatica spaccatura dei berlusconiani si porta dietro due effetti negativi immediati: l’indebolimento del centrodestra a tutto vantaggio di Renzi e Grillo e, soprattutto, la fine del governo delle larghe intese, ridimensionato ad esecutivo di Piccole Intese. La destra infatti non è più rappresentata, Berlusconi passa di fatto all’opposizione e i numeri per tenere in vita Enrico Letta e soci dipendono dalla pattuglia centrista guidata da Alfano. Una brutta notizia per Letta nipote, anche se alcuni commentatori vedono nella ritrovata coesione governativa, se pur a scapito della schiacciante maggioranza delle larghe intese, la chiave di volta per allungare la legislatura fino almeno al 2015.

 

In realtà, il governo divenuto delle Piccole Intese sembra sempre più accerchiato. Da una parte c’è da tenere a bada un trio di oppositori che nelle urne (anche quelle delle Europee di giugno) fa paura: Berlusconi, Grillo e Renzi. Dall’altra ci sono i problemi interni come il caso Cancellieri e, soprattutto, la bocciatura data dall’Europa e dal commissario Olly Rehn in persona alla legge di Stabilità. Sorvegliato speciale resta sempre il nostro mostruoso debito pubblico, anche se il ministro dell’Economia Saccomanni (anche lui a rischio) si è dimostrato maestro nel minimizzare la portata del fallimento della ricetta economica lettiana.

I numeri in parlamento consentono per il momento a Letta di respirare. Facendo due conti dando retta all’Innovatore Roberto Formigoni, pare che il Nuovo Centrodestra possa contare su 33-37 senatori e 26-27 deputati, più che sufficienti per formare nuovi gruppi, autonomi da Forza Italia. Ma il ballo delle cifre è destinato inevitabilmente a cambiare le carte in tavola nei prossimi mesi. Collante di questa nuova maggioranza delle Piccole Intese è il desiderio di molti di rimanere attaccati alla Poltrona, mentre per altri (è il caso proprio di Formigoni, indagato a Milano per corruzione) mantenere l’immunità parlamentare è una questione di vita o di morte per evitare eventuali richieste di arresto.

Al di là degli annunci roboanti, quella guidata da Letta e Alfano sembra un’Armata Brancaleone la cui presunta coesione è tutta di facciata. Il Nuovo Centrodestra, infatti, di “nuovo” ha veramente poco, se si considera che tra le sue fila annovera dinosauri del calibro di Cicchitto, Giovanardi, Sacconi, Formigoni, Schifani e lo stesso Alfano che, pur essendo anagraficamente giovane, giovane non lo è mai stato. Inconcepibile persino immaginare che, con questi nomi e con queste facce, il Nuovo Centrodestra possa avere un destino elettorale diverso da quello di Fli di Fini, dell’Udc di Casini o di Sc di Monti: il “suicidio politico” di Alfano secondo Vittorio Feltri.