Nuova Tangentopoli, Renzi sconfessa Nordio: “Colpa dei ladri non della legge”

Nuova TangentopoliLa cifra della percezione che la casta dei politici ha della Nuova Tangentopoli (Mose, Expo, Unipol-Sai, Carige, Finmeccanica, Mps, Tav Firenze, solo per citare i casi più noti) sta tutta nella frase pronunciata da Matteo Renzi a Bruxelles, reduce dal vertice G7: “Smettiamo di dire che ci sono i ladri perché non ci sono le regole: la gente che ruba va mandata a casa, il problema delle tangenti non sta nelle regole ma nei ladri”. Uno scarico di responsabilità da parte del premier rottamatore che assomiglia ad una rimozione psicologica di un Sistema di corruzione, istituzionalizzato fin dagli anni’80 del secolo scorso, che sta portando l’economia italiana al fallimento.

La giustificazione avanzata da un presidente del consiglio apparso insolitamente nervoso sembra una sorta di rivisitazione 2.0 della “teoria della mela marcia” proposta da Bettino Craxi nel 1992 per commentare l’arresto del “mariuolo” Mario Chiesa. Tutti sanno come andò a finire in quell’occasione: il cesto conteneva più mele bacate che sane e l’inchiesta Mani Pulite travolse il vecchio sistema partitico. Scomparse le sigle tradizionali come Dc e Psi, evidentemente i politici corrotti hanno continuato a spartirsi appalti, e mazzette. Spesso usando gli stessi affidabili “mediatori” di una volta come Gianstefano Frigerio e Primo Greganti nel caso dell’Expo, o come l’ex amministratore della società Mantovani, Giorgio Baita, già arrestato il 28 febbraio del 2013 nell’ambito dell’inchiesta Mose

Baita fu indagato e interrogato dal procuratore aggiunto di Venezia, Carlo Nordio, ai tempi d’oro della prima Tangentopoli. Lo stesso Nordio che, 24 ore prima di Renzi, aveva dato una chiave di lettura molto diversa rispetto al premier delle cause della corruzione endemica nel nostro paese. “Avendo trattato Tangentopoli venti anni fa, posso dire che gran parte della corruzione scoperta oggi è simile e molti dei protagonisti sono gli stessi. Ma questo è un sistema molto più sofisticato”, ha denunciato il magistrato in conferenza stampa. Secondo Nordio la “madre della corruzione” non è solo l’avidità umana, ma soprattutto la “complessità delle leggi”.

“Una delle cause della corruzione – ha concluso Nordio – deriva dalla farraginosità delle leggi, dal numero delle leggi, dalla loro incomprensibilità e da una diffusione di competenze che rende difficile individuare le varie responsabilità”. Un messaggio chiarissimo lanciato alla politica che Renzi ha deciso di ignorare, andando per giunta in giro per l’Europa poche ore dopo a sbandierare l’esatto contrario, cioè la necessaria rottamazione della figura quasi mitologica del “corrotto tangentista” e non una seria revisione del sistema di controlli e garanzie che possa mozzare per sempre le mani dei ladri.

Sulle posizioni di Nordio converge anche Luigi D’Alpaos, già professore di Idrodinamica a Padova e contrario al progetto Mose da tempi non sospetti. Per D’Alpaos “la mancanza di una legge nazionale, come per esempio l’olandese Delta werken (Piano Delta), ha permesso alle istituzioni territoriali di lavorare in ordine sparso seguendo il vento dei voti, dei soldi e dei comitati d’affari”.

Parole al vento, appunto, se si pensa che, secondo i pm lagunari, politici come Giancarlo Galan viaggiavano al ritmo di mazzette da un milione all’anno, oppure che lo stesso sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, fosse corrotto e che coloro che avrebbero dovuto controllare, come gli ex Gdf Emilio Spaziante e Marco Milanese fossero coinvolti fino al collo nel Sistema. Una menzione speciale la merita anche l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici (Avcp). Un carrozzone clientelare pagato dallo Stato (più di 330 dipendenti) che fino a ieri non si era accorto del marcio che covava sotto Expo, ma che oggi pubblica un’indagine sul funzionamento delle gare per instaurare una “fruttuosa collaborazione” con l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) affidata all’anatra zoppa Raffaele Cantone. Nuova Tangentopoli, una vergogna nazionale a cui i cittadini-elettori sembrano oziosamente assuefatti. Le monetine contro Craxi all’Hotel Rafael sembrano un’altra epoca.

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Nuova Tangentopoli: Renzi copre il Pd con il cemento di Expo

Renzi ExpoIl bubbone delle tangenti sugli appalti di Expo 2015 è esploso da qualche giorno. Il rischio concreto è che l’arresto bis di Primo Greganti e Gianstefano Frigerio sia solo la punta dell’iceberg e che una Nuova Tangentopoli possa presto travolgere la politica. La paura è talmente tanta che, passate poche ore di smarrimento, la casta ha deciso di affidarsi all’appeal mediatico di Matteo Renzi per cercare di salvare quel Sistema che ha permesso a due protagonisti della prima Tangentopoli di pilotare appalti e mazzette a più di vent’anni dall’inizio dell’inchiesta Mani Pulite. E il premier non ha deluso: “Fermare i ladri ma non i lavori di Expo”. Questo il suo motto, dietro al quale trovano riparo l’ormai compromessa destra berlusconiana e, soprattutto, gli amici del “compagno G” che guidano il Pd.

Renzi ha parlato da Milano dove a partecipato ad una riunione sull’emergenza Expo con il governatore lombardo Roberto Maroni, il sindaco meneghino Giuliano Pisapia, i ministri Lupi e Martina, nonché il commissario unico di Expo Giuseppe Sala, quello che non si era accorto di avere al fianco dei collaboratori corrotti come Angelo Paris. “Chi ruba va fermato, ma non si fermano le opere – ha detto il premier in conferenza stampa – Non è accettabile che ci sia chi oggi in una logica disfattista dica “fermiamo Expo”. Di fronte al malaffare non si fermano i lavori pubblici. Lo stato è più grande e forte dei ladri”.

All’apparenza, il segretario del Pd offre il petto come Garibaldi per garantire lo sviluppo economico dell’Italia minacciato dai tangentisti. Ma è solo un trucco utile a coprire le responsabilità della politica e dei politici ripetutamente citati nelle intercettazioni dell’inchiesta come i “cattivi” Berlusconi, Lupi e Letta (Gianni) e il “buono” Pierluigi Bersani. In quanto a negare l’evidenza, poi, a Sinistra sono molto più bravi che a Destra. Nel Pd c’è ancora qualcuno che crede nella presunta superiorità morale dei compagni rispetto ai camerati. È questa arroganza che ha portato l’intera nomenklatura del Nazareno a parlare di Greganti come di un semplice tesserato del partito quando, invece, il “compagno G” è stato immortalato in una fotografia il 29 marzo scorso al teatro Carignano di Torino, giusto alle spalle di Piero Fassino e Sergio Chiamparino, in occasione del lancio della candidatura di quest’ultimo a presidente della Regione Piemonte.

Gli italiani che si sono bevuti la teoria dei “mariuoli” (Craxi dixit di Mario Chiesa) riguardo alle tangenti Expo si contano però sulle dita di una mano. Tra i critici della “soluzione Renzi” c’è il giornalista Vittorio Feltri che sul Giornale arriva alla conclusione che un motivo ci sarà se “20 anni di propagandata lotta alle malversazioni non sono serviti a niente”. Secondo Feltri le tangenti “non hanno colore politico”, ma i “ladruncoli” Greganti e Frigerio hanno continuato a rubare (reato presunto) durante i governi Monti, Letta e Renzi che “col centrodestra c’entravano come i cavoli a merenda”. Allora, si chiede Feltri, “come si fa a dire che il padre di tutte le corruzioni è l’ex Cavaliere?”.

Anche Beppe Grillo ha parlato di Expo a Milano quasi in contemporanea con Renzi. “Renzie ha detto che sull’Expo lui ci mette la faccia – ha detto il guru del M5S – ma i cittadini ci mettono il culo (e i soldi)”. Grillo definisce Fassino e Chiamparino “ottimi conoscitori di Greganti”, mette in dubbio la buona fede del commissario Sala, paragona il Greganti “eroe della Sinistra” al Mangano “eroe” di Berlusconi ma, soprattutto, svela le responsabilità dei politici, “gli innominabili di cui tutti sanno i nomi”. Politici che si indignano, ma non con i ladri, dice Grillo, bensì con coloro che si indignano per le “ruberie”.