Farage-Grillo e Le Pen-Salvini, le coppie euroscettiche spaventano Bruxelles

Farage GrilloMercoledì 28 maggio, ore otto del mattino. Aeroporto Malpensa di Milano, volo per Bruxelles. Non si saprà mai se sia rimasto più sorpreso Matteo Salvini di ritrovarsi praticamente accanto Beppe Grillo, oppure il guru euroscettico del M5S di viaggiare verso la capitale della Ue insieme al giovane segretario della Lega, decisamente orientato su posizioni anti-euro. Ma cosa ci facevano i due portabandiera dell’euroscetticismo italiano (insieme a Giorgia Meloni, leader senza quorum di Fd’I) sullo stesso aereo diretto a Bruxelles?

Lo scopo del viaggio di Salvini non era un mistero per nessuno: pranzo di lavoro con Marine Le Pen, regista della vittoria del Front National in Francia, per concordare un piano comune e formare un gruppo di parlamentari anti-euro a Strasburgo che i detrattori già definiscono populista, razzista e fascista. Il colpo di scena arriva invece da Grillo che nella capitale belga c’è andato di soppiatto per incontrare Nigel Farage, animatore del britannico Ukip, partito euroscettico, ma senza connotazioni ideologiche, che punta a rivoltare l’Europa come un calzino e a far uscire la Gran Bretagna dall’Unione. Sul contenuto dell’incontro finora non è trapelato nulla e Grillo ha detto solo che “adesso stiamo solo sondando, sondiamo. Mi appello al quinto emendamento. Vedrete tutto sul mio blog”. Si sa che nel M5S non decide Grillo ma la Rete.

Farage è forte del sorpasso storico nelle urne sia dei Laburisti che dei Conservatori il cui leader David Cameron è attualmente inquilino del n.10 di Downing street. Per evitare una crisi di governo, ora Cameron dovrà mostrarsi più intransigente nei confronti dell’Europa e concedere a Farage nel 2017 un referendum sull’uscita dall’Ue. Grillo, al contrario, esce ridimensionato dalla batosta elettorale subita da Renzi, ma resta sempre a capo del secondo movimento politico italiano, dotato di un patrimonio di 17 europarlamentari molto scettici. Proprio il bottino che interessa a Nigel Farage che, senza i numeri di Grillo, può scordarsi di fare concorrenza a Le Pen figlia sul terreno dell’euroscetticismo. Per formare un gruppo a Strasburgo, infatti, pena l’irrilevanza politica, occorrono 25 parlamentari di 7 paesi diversi.

Fonti dell’Ukip assicurano che sono già stati presi contatti con delegazioni di partiti o singoli rappresentanti di altri 5 paesi. A questo punto mancherebbe solo il M5S per chiudere il cerchio magico dei 7. Per questo, già dal giorno successivo alle elezioni, era partito il pressing degli uomini di Farage nei confronti dei grillini. Secondo l’Huffington Post gli sherpa in incognito sarebbero stati Emmanuel Bordez, attuale segretario generale del gruppo euroscettico Efd, in rappresentanza di Farage, e Claudio Messora, responsabile comunicazione M5S, per conto di Grillo. Inoltre, gira voce di alcune telefonate intercorse tra Farage e Gianroberto Casaleggio.

Il gruppo Farage-Grillo partirebbe da una cinquantina di seggi, qualcuno in più della già affiatata coppia Le Pen-Salvini. L’unico impedimento che per il momento ha bloccato i pentastellati è proprio il rischio di essere additati come fascisti, visto che all’interno dell’Ukip, come afferma il giornalista del Financial Times John Lloyd, non mancano “opinioni estreme sull’immigrazione e contenuti razzisti”. Ma il rischio da correre vale l’uscita dalla scomoda posizione di isolamento in cui sono stretti i grillini.

Discorso diverso per la coppia Le Pen-Salvini che viaggia spedita verso l’unione di fatto. Dopo aver umiliato i socialisti del presidente Francois Hollande, la bionda Marine ha promesso un “referendum per chiedere ai francesi se vogliono uscire dall’Euro” se dovesse essere eletta all’Eliseo. Non più solo No all’euro, come teorizzato anche dal segretario leghista, ma messa in discussione della stessa partecipazione transalpina alla Ue. Musica per le orecchie di Salvini, fumo negli occhi per i boiardi europei come Merkel e Renzi che, sordi alle rivendicazioni dei popoli, si apprestano ad eleggere Jean Claude Junker, o un altro oscuro burocrate, alla testa della Commissione.

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Miracolo Le Pen, gli immigrati votano Front National

marine le penMarine Le Pen piace agli immigrati. Nelle elezioni amministrative che si sono tenute in Francia il leader del Front National conquista anche parte dell’elettorato delle banlieue e cerca di scollare definitivamente dal partito fondato dal padre Jean Marie la storica etichetta di “fascista”. I numeri del disastro del Partito Socialista del presidente Hollande, si trasformano in un trionfo se letti dalla parte dell’estrema destra transalpina (anche se inferiori rispetto alle amministrative del 1995). Sull’onda dell’entusiasmo la Le Pen ha promesso che il FN diventerà “il primo partito alle prossime europee”.
Concetto ribadito anche dal vice segretario generale del Fronte Nicolas Bay che, in un comunicato apparso sul sito ufficiale del partito, ha condannato la “globalizzazione ultra-liberista difesa dal sistema UMPS”. Un gioco di parole alla Grillo (Pdmenoelle) che serve ad identificare come un’unica entità i due partiti europeisti francesi, l’UMP di Sarkozy e il PS di Hollande. Bay ha anche elencato i nomi dei 12 Comuni conquistati dal FN (Beaucaire, Cogolin, Fréjus, Hayange, Hénin-Beaumont, Le Luc, Le Pontet, Mantes-la-Ville, Marseille 7e secteur, Villers-Cotterets, Béziers, Camaret-sur-Aigue) e ha confermato l’elezione di 1546 consiglieri municipali.
Ma qual è il segreto dell’inarrestabile ascesa di un movimento politico fino a pochi anni fa considerato ai limiti della costituzionalità a causa dei toni razzisti e xenofobi propagandati? Secondo il politologo francese di idee liberali, Dominique Reynié, il modello a cui si ispira Marine Le Pen è la scrittrice Oriana Fallaci, “donna di sinistra, insospettabile, femminista” che “se la prende con l’Islam per difendere un modello liberale che sarebbe minacciato dagli invasori”. Come la Fallaci “attacca l’Islam in nome della libertà”, così, spiega Reynié, la Le Pen “difende la laicità, l’uguaglianza uomo-donna, la libertà di opinione, è moderata nell’opporsi alle nozze gay” e si presenta come la paladina delle libertà individuali contro “i musulmani omofobi e intolleranti”. La Destra rappresentata dal FN diventa in questo modo anti-immigrati ma non più razzista.
L’ex presidente della Camera e segretario di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti, preferisce soffermarsi sulle ragioni socio-economiche del consenso ottenuto dalla Le Pen. Bertinotti dà atto alla bionda Marine di aver compreso che il conflitto sociale si è spostato: “Non è più tra destra e sinistra ma tra alto e basso. Tra le élites e il popolo”. Bertinotti imputa la responsabilità del crollo del Ps alla scomparsa della Sinistra dal quadro politico. I giovani, i ceti popolari, la classe media, le banlieue, tradizionale appannaggio elettorale della gauche, oggi votano la Le Pen che ha avuto la “capacità di ricollocarsi a partire dal popolo”. Fondamentale è stato il mutamento del razzismo “da elemento etnico a fatto economico”. Il sindacalista divenuto leader della “Sinistra da bere” spiega che per il FN “il problema non è il colore della pelle ma che gli immigrati rubano il lavoro”. Un populismo però incompatibile, a suo modo di vedere, con quello proposto da Grillo. Il movimento della Le Pen è pur sempre di destra e crede nello “Stato nazionale”, mentre quello a 5Stelle si presenta come una “democrazia referendaria ostile allo Stato”.
Dunque, gli immigrati delle banlieue parigine non hanno più paura, né tantomeno si vergognano, di votare il FN perché la discriminazione sociale e la disoccupazione sono diventate il vero problema. A onor del vero la figlia d’arte Marine è stata preceduta da papà Jean Marie nella ricerca dei voti delle banlieue. Era il 2007, infatti, quando Le Pen padre, impegnato nella campagna elettorale contro Sarkozy, si recò senza subire contestazioni ad Argenteuil, nel quartiere del Val d’argent, località interdetta al futuro presidente della République a causa di una infelice battuta sulla “feccia da ripulire con l’aspirapolvere.

Alleanza anti-euro: attrazione fatale tra Grillo e Le Pen

Le Pen GrilloBeppe Grillo ha smentito ufficialmente l’ipotesi di alleanza anti-euro con Marine Le Pen in vista delle elezioni europee. Ma tra i due leader, più popolari che populisti, potrebbe ancora scoppiare un’attrazione fatale alimentata dalla possibilità di spazzare via questa Europa dominata dai burocrati di Bruxelles. La nuova stella della politica francese, dopo il successo del suo Front National alle amministrative d’Oltralpe, punta a fare incetta di seggi a Strasburgo proponendo una Alleanza a “tutte le forze euroscettiche”. Il M5S non può e non vuole spostare il suo asse verso Destra, ma non è detto che esigenze tattiche non spingano Grillo e Le Pen ad azioni comuni all’interno del parlamento europeo.
Ai piedi della Signora del FN si sta coagulando il gotha dell’euroscetticismo di destra. Per formare un gruppo parlamentare in Europa occorrono almeno 25 deputati di 7 paesi diversi. Ecco perché la Le Pen ha già stretto un patto d’acciaio col leader del PVV olandese Gert Wilders, nonostante la differenza di vedute su immigrazione islamica e coppie gay (la figlia di Jean Marie è molto più aperta dell’allampanato Wilders). Accordo vicino anche con i belgi del Vlaams Belang, con l’austriaco FPO di Heinz-Christian Strache, con l’AFD tedesco e l’Ukip britannico di Nigel Farage. Arruolati anche gli ex impresentabili della Lega Nord italiana il cui accordo con l’Alleanza della Le Pen dovrebbe essere reso pubblico a metà aprile.
Alleanza euroscettica di destra che, stando agli ultimi sondaggi, dovrebbe riuscire a superare i 40 seggi, senza l’apporto di Grillo e senza contare i movimenti ritenuti anche dalla Le Pen xenofobi e razzisti come i greci di Alba Dorata, gli ungheresi di Jobbik, i bulgari di Ataka, i tedeschi dell’NPD e i Democratici Svedesi.
Ma i 19 seggi (sui 73 spettanti all’Italia) di cui sono accreditati oggi i grillini fanno comunque gola alla bionda Marine. E le affinità con i 7 punti per l’Europa del M5S sono più di quanti le ripetute scaramucce mediatiche avute con Grillo possano far pensare. Sul suo blog Grillo è stato ultimativo: “Marine Le Pen è una bella signora di grande successo. Nessuno la odia. Ha però un’appartenenza politica diversa dal M5S e per questo non sono possibili accordi. Rien d’autre. Adieu”. Ma la Giovanna d’Arco del FN non si è data per vinta e ha rimarcato il fatto che “i nostri partiti sono d’accordo su molti temi, a cominciare dalla lotta contro l’euro”.
Marine Le Pen auspica per l’Europa il “ritorno della democrazia, della sovranità dei popoli e delle identità nazionali”. Tutti temi sui quali il M5S potrebbe agevolmente convergere a Strasburgo. Due volte divorziata e con un segretario generale del partito, Steeve Brios, dichiaratamente omosessuale ma trionfatore nel comune di Hénin Beaumont, la Le Pen ha consegnato definitivamente alla storia lo sciovinismo sull’Algeria francese marchio di fabbrica di papà Jean Marie.
Si avvicina molto a Grillo sui temi della disoccupazione e dello ius soli e, dei 7 punti grillini, apprezza soprattutto la volontà di abolire il Fiscal Compact e il ricorso al referendum per decidere sulla permanenza nell’area euro. Vicine al credo grillino anche le parole d’ordine del FN alle recenti elezioni francesi: taglio delle tasse e lotta senza quartiere al clientelismo. Se non è amore questo, presto potrebbe diventarlo.

Dinasty Berlusconi: Marina smentisce la notizia della sua discesa in campo

L’ufficio stampa del presidente Fininvest, Marina Berlusconi, si è precipitato a smentire con una nota ufficiale la notizia montata in questi ultimi giorni di una possibile staffetta politica tra papà (o papi) Silvio e la figlia Marina. “Di fronte al ripetersi di indiscrezioni su un impegno in politica di Marina Berlusconi, non possiamo che ribadire quanto già più volte detto in passato: si tratta di ipotesi che non hanno alcun fondamento”, recita seccamente il comunicato del Biscione.

Ciò che lascia comunque intatte le perplessità dei commentatori è il fatto che la “notizia” della discesa in campo dell’infanta di Arcore l’ha data in anteprima una vecchia volpe del giornalismo e dei Palazzi italiani: Luigi Bisignani. Noto come faccendiere, ma anche ex cronista dell’Ansa, amico dei potenti, e adesso schizzato fuori nella ribalta mediatica per pubblicizzare la sua ultima fatica editoriale, L’uomo che sussurra ai potenti. Ebbene, il Bisi si è fatto ospitare dalla trasmissione radiofonica di Radio2 Un giorno da pecora e, di fronte alle pressioni dei conduttori Lauro e Sabelli Fioretti non ha resistito a sparare le sue cartucce: “Ieri sera ad Arcore (lunedì 24 ndr) c’è stata una cena e credo che lì Berlusconi si sia convinto che la figlia Marina sia la sua erede”.

 

“Io non ero presente alla cenacontinua poi un Bisignani come sempre (chi sa perché) informatissimoma c’erano i familiari, Piersilvio, Marina e Barbara. Poi Francesca Pascale e l’avvocato Ghedini. Il piglio e la forza che Marina Berlusconi ha messo in quella cena ha convinto tutti che il vero erede è lei. D’altra parte, in tutte le grandi democrazie, per esempio negli Stati Uniti, ci sono delle dinastie: quella dei Bush, quella dei Kennedy”. I Berlusconi come i Kennedy o Marina B. nei panni di Marine Le Pen? Sia come sia, Bisignani conclude il suo ragionamento spiegando che il nome di Marina sia stato tirato fuori per testarlo nei sondaggi, peraltro rivelatisi positivi.

Una Nuova Forza Italia con Marina al posto di Silvio. In fondo, quale modo migliore per un imprenditore di difendere le proprie ricchezze ed interessi se non metterli nelle mani più fidate che esistano, quelle cioè di un figlio? I servi devoti del Cavaliere si dividono sulla questione, con le amazzoni Biancofiore e Santanchè sono già proiettate verso un futuro rappresentato dalla Donna di Arcore, mentre altri big come Brunetta e Alfano ci vanno con i piedi di piombo. “Il Pdl non c’è più. Marina Berlusconi è bravissima”, ha tagliato corto la pasionaria compagna di Alessandro Sallusti alla quale ha fatto da eco Michaela da Bolzano: “Noi un Renzi, molto più serio, preparato e affidabile, lo abbiamo e si chiama Marina Berlusconi”.

Sul fronte opposto, un sempre nervoso Renato Brunetta ci va invece giù duro: “Non mi piacciono le dinastie, né quelle monarchiche né quelle democratiche. Se la dottoressa Marina Berlusconi vuole fare politica, e ne ha tutte le capacità, faccia pure. Ma non penso che sia plausibile un’investitura a carattere ereditario”. Con lui Angelino Alfano, rimasto però innamorato dell’originale: “Berlusconi gode di sana e robusta costituzione e non sarebbe la prima volta che un leader longevo scende di nuovo in campo”. Fatto sta che il Cavaliere è costretto a pensare al futuro (dei suoi interessi) visto che, dopo le sentenze Ruby e Mediaset, oggi è il turno di Lodo Mondadori e De Gregorio (compravendita senatori). Ecco così spiegati i tete a tete a distanza di poche ore sostenuti con il premier Letta e con il presidente Napolitano dai quali il Caimano ha cercato, e probabilmente ottenuto, rassicurazioni in merito ad una protezione istituzionale (amnistia, decreto svuota carceri, Cassazione, salvacondotto, esilio volontario) in cambio del sostegno al governo dell’inciucio.