Leadership di Forza Italia: Silvio lancia Marina e Alfano si adegua

Con il ritorno a Forza Italia Silvio Berlusconi sembra aver vinto la battaglia contro le colombe governiste, etichettate anche come alfaniani o innovatori. Il capo era ed è ancora lui, ma il nodo della sua successione al vertice del partito di plastica resta ancora da sciogliere. Dopo il Predellino 2 con cui il Cavaliere ha mandato in soffitta il Pdl nato sul Predellino di piazza San Babila, hanno ricominciato a correre insistentemente le voci di un passaggio di testimone tutto in famiglia, da Silvio a Marina. Lei, l’Infanta di Mediaset, si limita per il momento a mantenere un profilo basso, negando decisamente ogni ipotesi che a un Berlusconi possa succedere un altro Berlusconi.

Ma la macchina mediatica pro discesa in campo di Marina è già partita. Poderosa, irruente e inclusiva come sempre, tanto da mettere nell’angolo i tentativi del figliol prodigo Angelino Alfano di farsi spazio per accreditarsi quale unica e legittima ruota di scorta del Cavaliere alla guida di Forza Italia. Un confronto talmente impari (di immagine, di seguito, di disponibilità economiche) da far impallidire l’ex segretario dal quid ritrovato e poi perso nuovamente tra le stanze di Palazzo Grazioli.

 

“Non ho mai avuto e non ho alcuna intenzione di impegnarmi in politica”, ha risposto con una nota Marina alle “ennesime voci e a ricostruzioni giornalistiche totalmente lontane da ogni pur minimo collegamento con la realtà”. Ma la primogenita di Berlusconi recita ormai il copione “negazionista” senza più molta convinzione quando aggiunge che “per la politica ho grande rispetto, ma amo moltissimo il mio lavoro e le aziende nelle quali sono impegnata da ormai oltre vent’anni. Questo è il mio passato e il mio presente, e questo sarà anche il mio futuro. Vi prego di prenderne atto”. Ma il primo a non prenderne atto, stando almeno alla ricostruzione fatta da Repubblica, è proprio il padre che ieri ha preteso la sua compagnia nella consueta riunione tenuta ogni lunedì con i direttori di tg e televisioni Mediaset. Gli incontri con Paolo Del Debbio e colleghi dovrebbe servire a Marina come palestra per allenarsi a gestire la comunicazione e il rapporto con i media quando sarà candidata alla premiership contro Matteo Renzi.

Il cerchio magico dei Berlusconi si chiuderebbe con Silvio a capo di Forza Italia, Marina presidente del Consiglio e l’altra figlia, Barbara, al comando dell’impero Mediaset. A proposito, i titoli Mondadori e Mediaset volano al solo pensiero di un Berlusconi ancora a Palazzo Chigi. Il piano di Berlusconi senior prevede anche di anticipare il Consiglio Nazionale previsto per l’8 dicembre a prima del voto del Senato sulla decadenza, in modo tale da mettere Alfano e i suoi con le spalle al muro e non permettergli di raccogliere le firme di 1/3 dei delegati al Consiglio che farebbe saltare il passaggio a Forza Italia. Di fronte a questo spiegamento di forze da D-day, gli alfaniani sono costretti ad arretrare e sembrano quasi vicini alla rotta.

Intervistato da Bruno Vespa, Alfano prima smentisce una raccolta di firme dei governativi: “Non è vero che circola un documento degli ‘innovatori’ già da far sottoscrivere per il prossimo consiglio nazionale”. E poi si esibisce in una piroetta dialettica quando prova ad immaginare il giorno del Consiglio nazionale: “I sottoscritti consiglieri nazionali si riconoscono nella leadership di Silvio Berlusconi, ovviamente a cominciare da me. Questo sarebbe il primo rigo di ogni documento che io dovessi sottoscrivere”. Per il pavido Angelino si prospetta una sconfitta ignominiosa. Niente gruppi autonomi, niente partitino di centro e abbandono al loro triste destino dei compagni di viaggio come Formigoni, Giovanardi, Cicchitto e Quagliariello. Alfano troverà invece il perdono di Silvio e le braccia aperte di Marina.

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Lodo Mondadori, 500 mln a De Benedetti. E Marina Berlusconi si infuria

La Terza sezione civile della Corte di Cassazione ha messo la parola fine dopo più di 20 anni alla guerra di Segrate, scoppiata tra la Fininvest di Silvio Berlusconi e la Cir di Carlo De Benedetti per il controllo della Mondadori. Respinto il ricorso Fininvest e vittoria netta per De Benedetti. Gli ermellini hanno stabilito in circa 500 milioni di euro il danno provocato all’Ingegnere dalla mancata acquisizione del gruppo editoriale a causa del sistema corruttivo architettato dal Cavaliere. Il cosiddetto Lodo Mondadori si chiude così, con Berlusconi costretto a digerire, oltre al danno patrimoniale da mezzo miliardo, anche la beffa di doversi veder restituiti una settantina di milioni dall’odiato editore del Gruppo Repubblica-Espresso. La Fininvest, infatti, aveva già dovuto mettere mano al portafoglio dopo la sentenza di Appello. 564 milioni di euro sull’unghia.

Ieri, invece, i giudici hanno fissato un piccolo sconto di 23 milioni, che dovrebbero salire appunto a 70 perché i saldi di fine stagione sono stati calcolati sui 180 milioni riconducibili al danno netto. La Cir dovrà quindi restituire a Berlusconi anche una parte degli interessi che avevano fatto lievitare il debito alla cifra astronomica di 564 milioni (in primo grado il giudice dai calzini turchesi, Raimondo Mesiano, ne aveva calcolati quasi 750). Soldi, soldi, soldi, tanti soldi, diceva una vecchia canzone degli anni ’60. Un fiume di denaro che per la prima volta nella storia della Fininvest risente del fenomeno carsico della sparizione, ma non verso le casse di Casa, bensì dritto dritto nelle tasche di uno dei più acerrimi rivali del presidente della rinascente Forza Italia.

 

Forse è per questo che, appena venuta a conoscenza delle motivazioni della sentenza, Marina Berlusconi  non ci ha visto più dalla rabbia ed è sbottata a taccuini unificati. “Questa sentenza non è giustizia, è un altro schiaffo alla giustizia. Rappresenta la conferma di un accanimento sempre più evidente. E la sua gravità lascia sgomenti ha commentato a caldo la presidente FininvestDa vent’anni certa magistratura assieme al gruppo editoriale di Carlo De Benedetti tentano di eliminare dalla scena politica mio padre aggredendolo su tutti i fronti”. Fulmini e saette come nemmeno il giorno successivo alla sentenza della Suprema Corte sul processo Mediaset, che il 1 agosto aveva sancito la natura di frodatore fiscale, altro che statista, di papà Silvio. La paura più grande di Marina è quella di perdere la “roba”, di dover rinunciare all’impero che si è ritrovata sotto ai piedi. Si spiegherebbero così i continui appelli fatti al padre, e filtrati in questo ultimo mese da Arcore, per sotterrare l’ascia di guerra politica, accettare sentenza dei giudici e Grazia di Napolitano, salvando così l’azienda di famiglia dagli squali del Mercato mondiale.

Forse. Ma le parole di Marina cementano questo dubbio: “E ora la magistratura ci impone definitivamente di finanziare proprio il gruppo De Benedetti, per un importo spropositato, infinitamente superiore al valore della partecipazione Fininvest nella Mondadori. Tutto ciò è compatibile con la democrazia? Davvero si può far finta di niente di fronte ad una simile anomalia?”. Quasi una chiamata alle armi, magari dell’armata Brancaleone chiamata Esercito di Silvio, e tutto per difendere l’indifendibile. Sono ormai diventati pezzi di storia, anche giudiziaria, gli incontri di Cesare Previti, allora avvocato di Berlusconi, con il giudice Vittorio Metta al fine di “aggiustare” la sentenza Mondadori in favore del capo del Biscione. E come dimenticare la mitica frase “A Renà, te stai a scordà questa (busta ndr)”, con cui Previti richiamò l’attenzione di un altro giudice, Renato Squillante, al Circolo Canottieri Lazio?

Intanto Carlo De Benedetti se la gode smargiasso: “Prendo atto con soddisfazione che dopo più di vent’anni viene definitivamente acclarata la gravità dello scippo che la Cir, attraverso la mia persona, subì a seguito della accertata corruzione di un giudice da parte della Fininvest di Berlusconi”. I servi devoti del Pdl (da stasera messo in soffitta da Forza Italia 2.0), invece, sono costretti a recitare la parte delle prefiche. I soliti Alfano, Brunetta, Schifani e Bondi blaterano di magistratura politicizzata e golpe rosso. Tutto in nome del dio denaro.

Dinasty Berlusconi: Marina smentisce la notizia della sua discesa in campo

L’ufficio stampa del presidente Fininvest, Marina Berlusconi, si è precipitato a smentire con una nota ufficiale la notizia montata in questi ultimi giorni di una possibile staffetta politica tra papà (o papi) Silvio e la figlia Marina. “Di fronte al ripetersi di indiscrezioni su un impegno in politica di Marina Berlusconi, non possiamo che ribadire quanto già più volte detto in passato: si tratta di ipotesi che non hanno alcun fondamento”, recita seccamente il comunicato del Biscione.

Ciò che lascia comunque intatte le perplessità dei commentatori è il fatto che la “notizia” della discesa in campo dell’infanta di Arcore l’ha data in anteprima una vecchia volpe del giornalismo e dei Palazzi italiani: Luigi Bisignani. Noto come faccendiere, ma anche ex cronista dell’Ansa, amico dei potenti, e adesso schizzato fuori nella ribalta mediatica per pubblicizzare la sua ultima fatica editoriale, L’uomo che sussurra ai potenti. Ebbene, il Bisi si è fatto ospitare dalla trasmissione radiofonica di Radio2 Un giorno da pecora e, di fronte alle pressioni dei conduttori Lauro e Sabelli Fioretti non ha resistito a sparare le sue cartucce: “Ieri sera ad Arcore (lunedì 24 ndr) c’è stata una cena e credo che lì Berlusconi si sia convinto che la figlia Marina sia la sua erede”.

 

“Io non ero presente alla cenacontinua poi un Bisignani come sempre (chi sa perché) informatissimoma c’erano i familiari, Piersilvio, Marina e Barbara. Poi Francesca Pascale e l’avvocato Ghedini. Il piglio e la forza che Marina Berlusconi ha messo in quella cena ha convinto tutti che il vero erede è lei. D’altra parte, in tutte le grandi democrazie, per esempio negli Stati Uniti, ci sono delle dinastie: quella dei Bush, quella dei Kennedy”. I Berlusconi come i Kennedy o Marina B. nei panni di Marine Le Pen? Sia come sia, Bisignani conclude il suo ragionamento spiegando che il nome di Marina sia stato tirato fuori per testarlo nei sondaggi, peraltro rivelatisi positivi.

Una Nuova Forza Italia con Marina al posto di Silvio. In fondo, quale modo migliore per un imprenditore di difendere le proprie ricchezze ed interessi se non metterli nelle mani più fidate che esistano, quelle cioè di un figlio? I servi devoti del Cavaliere si dividono sulla questione, con le amazzoni Biancofiore e Santanchè sono già proiettate verso un futuro rappresentato dalla Donna di Arcore, mentre altri big come Brunetta e Alfano ci vanno con i piedi di piombo. “Il Pdl non c’è più. Marina Berlusconi è bravissima”, ha tagliato corto la pasionaria compagna di Alessandro Sallusti alla quale ha fatto da eco Michaela da Bolzano: “Noi un Renzi, molto più serio, preparato e affidabile, lo abbiamo e si chiama Marina Berlusconi”.

Sul fronte opposto, un sempre nervoso Renato Brunetta ci va invece giù duro: “Non mi piacciono le dinastie, né quelle monarchiche né quelle democratiche. Se la dottoressa Marina Berlusconi vuole fare politica, e ne ha tutte le capacità, faccia pure. Ma non penso che sia plausibile un’investitura a carattere ereditario”. Con lui Angelino Alfano, rimasto però innamorato dell’originale: “Berlusconi gode di sana e robusta costituzione e non sarebbe la prima volta che un leader longevo scende di nuovo in campo”. Fatto sta che il Cavaliere è costretto a pensare al futuro (dei suoi interessi) visto che, dopo le sentenze Ruby e Mediaset, oggi è il turno di Lodo Mondadori e De Gregorio (compravendita senatori). Ecco così spiegati i tete a tete a distanza di poche ore sostenuti con il premier Letta e con il presidente Napolitano dai quali il Caimano ha cercato, e probabilmente ottenuto, rassicurazioni in merito ad una protezione istituzionale (amnistia, decreto svuota carceri, Cassazione, salvacondotto, esilio volontario) in cambio del sostegno al governo dell’inciucio.