Roma, rifiuti e corruzione: il clan Cerroni sabotava la raccolta differenziata

Il sistema messo in piedi da Manlio Cerroni, re della monnezza romana da più di 30 anni, aveva assunto la forma di un vero e proprio “sodalizio criminale”. È questa la testuale definizione utilizzata dal gip romano Massimo Battistini nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto di 7 persone, tra cui lo storico proprietario della discarica di Malagrotta. Altre 14 persone, compreso Piero Marrazzo, risultano indagate. Secondo la procura della Capitale, il clan comandato da Cerroni (detenuto ai domiciliari) era capace di condizionare gli enti pubblici e le imprese private coinvolte nella gestione del ciclo dei rifiuti nella Capitale e in altre località del Lazio.

La lista dei reati contestata a Cerroni e sodali è lunga: associazione a delinquere, traffico di rifiuti, frode in pubbliche forniture, truffa ai danni di enti pubblici, falsità ideologica in atti pubblici commessa da pubblici ufficiali. Tra gli arrestati l’altro nome di spicco è quello di Bruno Landi, due volte presidente della Regione Lazio negli anni ’80. Membro del Psi craxiano, quello degli anni ruggenti pre-tangentopoli, Landi non era mai stato sfiorato dalle manette del pool di Milano, ma adesso è accusato di essere il trait d’union tra gli imprenditori del clan Cerroni e i funzionari pubblici della Regione addetti al rilascio di permessi e licenze.

Gli altri arresti riguardano, infatti, Francesco Rando, Piero Giovi e Giuseppe Sicignano, responsabili della gestione di alcune imprese della galassia Cerroni come la E.GIOVI srl e la Pontina Ambiente. A finire al fresco anche Luca Fegatelli, ex Capo Dipartimento della Regione Lazio, e Raniero De Filippis, responsabile fino al 2010 del Dipartimento del Territorio della Regione.

Le indagini degli inquirenti, condotte anche dal colonnello dei carabinieri del Noe, Sergio De Caprio (il mitico Capitano Ultimo che catturò Riina), hanno scoperchiato un bidone di marciume ancor più fetido della stessa immondizia con cui Cerroni si è arricchito. Al centro dell’inchiesta ci sono i permessi truffaldini rilasciati per la costruzione del termovalorizzatore di Albano Laziale, ma anche le falle della gestione della stessa discarica del paesotto dei Castelli romani, affidata alla Pontina Ambiente rappresentata da Sicignano. I pm romani indagano anche sul mancato conferimento dei rifiuti di Roma nella raccolta differenziata. Una scandalosa e criminale abitudine ammessa candidamente di fronte alle telecamere dallo stesso Bruno Landi.

 

Altro filone è quello legato alla realizzazione di un invaso in località Monti dell’Ortaccio, una parte di splendido Agro Romano che, nelle intenzioni del sodalizio criminale di Cerroni, avrebbe dovuto sostituire Malagrotta, infischiandosene della raccolta differenziata. Per fortuna, la formazione di un laghetto artificiale alimentato dalle falde sotterranee, aveva già stoppato il progetto criminale di Monti dell’Ortaccio.

In pratica, i picciotti comandati dal quasi 90enne Cerroni, detto anche il Supremo (come un vero capo di ‘ndrangheta, Pasquale Condello), erano riusciti ad intrufolarsi nei gangli vitali della gestione del ciclo dei rifiuti laziali, riuscendone ad assicurare il monopolio all’impero imprenditoriale costruito da Cerroni. Da Roma ad Albano, passando per Anzio e Nettuno, il clan Cerroni aveva messo a punto una strategia che prevedeva di bruciare molto meno cdr (l’immondizia trattata) di quanto fatto pagare ai Comuni, facendo così esaurire più velocemente le discariche (altri soldi per le nuove), anche attraverso lo sversamento dei rifiuti destinati alla raccolta differenziata. Per chi non si sottometteva, poi, era sempre pronta l’arma del ricatto. Il Cerroni stesso, si legge nell’informativa dei carabinieri, nel 2010 paventava la possibilità di creare alla Provincia di Roma “un problema igienico-sanitario simile a quello vissuto dalla città di Napoli”, se l’assessore Michele Civita non si fosse piegato alla sua volontà. La procura parla di “una stabile struttura organizzativa informale” creata da Cerroni. Praticamente una mafia.

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Il Capodanno di Roma sommersa dai rifiuti. AMA accusata di boicottaggio

maiali BocceaRoma è la Capitale più sporca, disordinata e sudicia d’Europa. Una vera e propria discarica a cielo aperto che, complici gli ultimi scandali mediatici, ha costretto il sindaco Ignazio Marino a prendere provvedimenti contro i vertici dell’AMA, l’azienda municipalizzata addetta alla raccolta dei rifiuti, divenuta negli anni un immenso carrozzone clientelare mangiasoldi (7.500 dipendenti, di cui molti scaldano una sedia procurata dal politico amico, invece di ramazzare le strade). La giunta straordinaria convocata dal sindaco ha dato via libera alla nomina di un nuovo consiglio di amministrazione entro il 9 gennaio e ha varato un piano da 4,9 mln di euro, perché adesso la priorità è non ripetere a Capodanno gli errori fatti a Natale.

L’emergenza rifiuti del 24 e 25 dicembre, le immagini dei maiali che grufolano tra la monnezza a Boccea, i video girati dai cittadini che documentano la truffa della raccolta differenziata, le vie di centro e periferia coperte di escrementi, cartacce e bottiglie, sono solo la punta dell’iceberg della scandalosa gestione della raccolta dell’immondizia prodotta dai romani.

Che a Roma la raccolta differenziata fosse a livelli da medioevo lo sanno tutti i cittadini, costretti ogni giorno ad utilizzare cassonetti maleodoranti mentre pagano profumatamente l’AMA con la tassa sui rifiuti tra le più care d’Italia. Ma la giunta guidata da Marino è stata costretta a battere un colpo solo dopo il blocco natalizio della raccolta, quando le immagini di una scrofa che con i suoi maialini pasteggiava allegramente vicino ai cassonetti stracolmi nel quartiere Boccea avevano già fatto il giro del web. Figuraccia internazionale che ha costretto i collaboratori del sindaco ad alzare la voce, paventando persino l’ipotesi di un boicottaggio ordito da alcuni dirigenti AMA contro la giunta Marino.

“In Ama c’è qualcuno che rema contro  –  dichiara l’assessore all’Ambiente Estella Marino (nessuna parentela con Ignazio) –  qualcuno che sa che verrà rimosso perché legato al vecchio management e ha sposato la logica del “tanto peggio tanto meglio”. Il nuovo amministratore delegato che dovrà seguire l’Ama h24 riorganizzerà ruoli e funzioni. E queste persone lo sanno”. Ancora più circostanziata l’accusa di Athos De Luca che fa anche i nomi. “I rifiuti ai cassonetti e altri fenomeni di inefficienza sono responsabilità dei dirigenti che non hanno predisposto il servizio adeguato per le feste  –  afferma il consigliere Pd –  sono ancora tutti dirigenti nominati dal vecchio ad Francesco Panzironi, rinviato a giudizio per Parentopoli”.

Mentre la politica si impicca nel solito gioco dello scaricabarile, la città è ridotta peggio delle strade di Calcutta o delle favelas di Rio de Janeiro. Il 1 ottobre 2013 ha chiuso i battenti dopo 35 anni la discarica di Malagrotta, dopo 40 milioni di tonnellate smaltite dal re della monnezza Manlio Cerroni. Risultato: rifiuti sversati in altre regioni, impianti per la differenziata insufficienti e costi aumentati per l’indifferenziata. Uno scandalo mondiale che è costato due denunce all’AMA, una di Legambiente e l’altra della Cgil Lazio.

Il nuovo sistema di raccolta differenziata annunciato nel giugno 2012 con il Patto per Roma è ancora in alto mare (raccolta porta a porta e dell’umido sono un fiasco). L’amministrazione capitolina, poi, si dimostra incapace di far fronte al fenomeno della “raccolta differenziata di strada” fatta soprattutto dai rom. Iniziativa utile in mancanza delle istituzioni, ma che contribuisce ad aumentare i disagi e la sporcizia. Infine, non va taciuta la responsabilità di cittadini e residenti a cui andrebbe assegnata una medaglia per l’inciviltà dimostrata. Ignoranza, mancanza di informazioni ufficiali, cattive abitudini e un completo sprezzo del rispetto per il prossimo (come nel caso dei marciapiedi sommersi dalle deiezioni canine), contribuiscono a fare di Roma la Capitale europea della sporcizia.