M5S contro i Poteri Forti: a Roma la festa è finita

Raffaele De Dominicis, ex procuratore generale della Corte dei Conti, è il nuovo assessore al Bilancio del Comune di Roma. Il sindaco della Capitale Virginia Raggi batte (finalmente, è proprio il caso di dirlo) un primo colpo per cercare di liberare il M5S romano dall’assedio mediatico dei giornalisti servi del Potere, scatenatosi all’indomani delle dimissioni dell’ormai ex super assessore al Bilancio, Marcello Minenna, e della sua sodale, il capo di gabinetto Carla Raineri. Gli squali con la penna in mano, naturalmente prezzolati dai cosiddetti Poteri Forti (politici renziani e berlusconiani, costruttori, cricca delle Olimpiadi e mafie capitali varie) non attendevano altro che il primo scivolone degli inesperti ed ingenui grillini per inchiodarli alla croce dell’incompetenza.

Dopo giorni di imbarazzante e imbarazzato silenzio, la sindaca Raggi, probabilmente consigliata dai vertici del Movimento al completo, ha risposto al fuoco giocandosi la carta pesante dell’ex magistrato, uomo tutto d’un pezzo (fino a prova contraria), già censore dei danni erariali provocati da Mafia Capitale, che, immediatamente, pronunciando poche parole, ha gettato nel dimenticatoio della storia Minenna ‘chi?’ e la sua protetta Raineri. Certo, i lati oscuri del caso Minenna sono ancora tutti da svelare e questo macigno di mancata trasparenza rischia di pesare sul rapporto fiduciario tra Virginia e la base grillina. E anche la notizia che l’assessore all’Ambiente Paola Muraro è indagata potrebbe destabilizzare l’ambiente a 5Stelle, nonostante la rassicurazioni del numero 2, Luigi Di Maio, sulla tenuta dell’esercito grillino. Ma le premesse del nuovo corso targato De Dominicis sono musica per le orecchie dei cittadini capitolini, quelli onesti. Intervistato dal Fatto Quotidiano, alla domanda su quale sarà la prima cosa che farà, il magistrato contabile risponde secco: “Convocherò i dirigenti nel settore di competenza e dirò loro chiaramente che con me la festa è finita…Adesso le cose sono cambiate: chi non lavora verrà cacciato. Su questo non si scherza”.

A Roma la festa è finita, dunque. O almeno si spera. È finita per quei poltronisti come Minenna e Raineri che pensano solo a gonfiarsi il portafoglio. È finita per tutti quei fannulloni raccomandati e figli di papà annidati in Campidoglio o parcheggiati nelle decine di società partecipate dal Comune. Difficile cacciarli tutti, come auspica De Dominicis, ma stanarli dai loro loculi dorati ora non sembra più impossibile. È finita per quei dirigenti di Atac, Ama e Acea, divenuti delle squallide teste di legno degli interessi di bottega dei vecchi partiti, Pd a guida Matteo Orfini in testa. È finita per la cricca di Giovanni Malagò, presidente del Coni, e di Francesco Gaetano Caltagirone, re dei cementificatori, che si vedono sfuggire dalle mani il ghiotto affare delle Olimpiadi 2024. È finita per tutti quei cittadini romani, e sono ancora la maggioranza, ignoranti, sporchi e cafoni che hanno contribuito enormemente al fallimento economico, civile e morale della caput mundi della monnezza. È finita anche, però, per tutti coloro che, iscritti, attivisti o simpatizzanti del M5S, non hanno ancora bene chiaro in testa che dal marcio romano si esce solo con una rivoluzione che, pur non essendo necessariamente violenta, deve essere dura e spietata contro i campioni dell’ancient regime che hanno reso Roma una lurida mangiatoia a cielo aperto nella disponibilità di pochi gruppi politico/criminali.