I politici finanziati dalle lobby. Nomi e cifre

Nel 2013 le lobby più influenti nel parlamento italiano hanno finanziato i politici con 61,1 milioni di euro in donazioni. Le cifre e i nomi di questo vorticoso scambio di soldi con favori, che avviene legalmente e alla luce del sole, sono contenuti in un documento di 64 pagine redatto e custodito dalla Tesoreria di Montecitorio. A raccontare dei torbidi rapporti tra lobby di tabacco, sanità, energia, costruzioni, assicurazioni, banche, editoria, gioco d’azzardo e i politici di riferimento è stato Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano di mercoledì 22 gennaio.

I nomi noti finiti sotto la lente di ingrandimento della stampa sono quelli di Ugo Sposetti, Nicola Latorre, Angelo Rughetti, Giuseppe Fioroni e anche il premier Enrico Letta per il Pd; Maurizio Gasparri, Totò Cuffaro, Anna Maria Bernini e Daniela Santanché in quota Forza Italia; Roberto Formigoni, Pietro Ichino e Mario Monti sono i portabandiera dei centristi. Discorso a parte per Silvio Berlusconi, calato nel doppio ruolo di politico e lobbista.

A contendersi i favori (e un occhio di riguardo in sede legislativa) del mondo politico ci sono molte società che praticano il lobbismo per professione, ovvero difendono gli interessi comuni alle grandi lobby anche con l’apporto di ex politici trombati, ma ancora con le relazioni giuste. Tra queste, le più inserite nei salotti romani che contano sono la Reti dell’ex dalemiano Claudio Velardi, la Cattaneo-Zanetto (area Forza Italia), la Fb e associati di Fabio Bistoncini, la UtopiaLab di Giampiero Zurlo, la Open Gate di Fabio Spicciarello. Quest’ultima risulta avere tra i suoi clienti persino la Uefa Europa League.

I servizi offerti da questi mega contenitori di lobbisti prevedono un programma di accreditamento con i decisori politici, una attività diretta di rappresentanza degli interessi del cliente, la presentazione di emendamenti presso le istituzioni, il monitoraggio dell’attività legislativa attraverso un’azione di intelligence. Tutto permesso e tutto legale. A far montare lo scandalo dei lobbisti in parlamento era stato un video diffuso a dicembre dal M5S che mostra l’attività di lobby praticata da tale Luigi Tivelli (proprio pochi giorni fa la Camera ha revocato il suo badge di ingresso a Montecitorio). Ma anche un’inchiesta delle Iene.

 

Adesso, i nomi e le cifre snocciolati dal Fatto, e la lettera scritta da Massimo Micucci (socio di Velardi in Reti) al grillino Luigi Di Maio, riaprono una ferita che gronda sangue. Micucci, lobbista non pentito, accusa capi di gabinetto e funzionari ministeriali di bloccare, con il loro potere di mediazione, ogni tentativo di riforma del sistema. Il giornalista Tecce, invece, riporta una sorta di classifica dei politici più foraggiati dalle lobby. Il più pagato di tutti è Ugo Sposetti, tesoriere storico dei defunti Ds, che nel 2013 ha ricevuto 262.660 euro, di cui 10mila da Sergio Scarpellini, il padrone dei palazzi che ospitano la politica. 37mila euro li ha invece incassati dalla Federazione Italiana Tabaccai per perorare la causa contro le sigarette elettroniche.

Secondo in graduatoria il compagno di partito Nicola Latorre. “Appena” 225mila euro per lui. Spostandosi verso il Centro, fanno sensazione i 10mila euro donati dal finanziere renziano Davide Serra al giuslavorista Pietro Ichino, uscito dal Pd per Scelta Civica, ma ancora legato a Renzi. Il partitino di Mario Monti ha approfittato anche dei 710mila euro messi sul piatto dalla munifica Ilaria Borletti Buitoni. Continuando verso Destra, colpiscono i 220mila euro regalati da Forza Italia a Salvatore vasa vasa Cuffaro, attualmente detenuto a Rebibbia per favoreggiamento alla mafia. Qualcuno ha parlato di un silenzio pagato a peso d’oro, ma queste sono soltanto illazioni. Fanno quasi sorridere, infine, i 15mila euro elargiti a Gasparri dalla Albatross di Alessandro Jacchia per parlare bene della fiction Anni Spezzati, andata recentemente in onda su Rai1.

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Affitti d’oro e slot machines: governo e lobby sconfitti da Renzi e M5S

lobby slot machinesLa pratica dell’assalto alla diligenza delle leggi finanziarie di fine anno, diffusa tra lobbisti e faccendieri di ogni tipo, non è certo stata debellata. Ma lo stop imposto dall’azione del M5S (seguito poi da Renzi e dalla Lega) a due emendamenti vergognosi come quelli sul taglio dei fondi ai Comuni che ostacolano la diffusione delle slot machines e sugli affitti d’oro pagati dalla pubblica amministrazione, dimostra che la malapolitica si può sconfiggere. Il primo provvedimento erano stato infilato proditoriamente nel cosiddetto dl Salva Roma, approvato il 23 dicembre dalla Camera con l’ennesimo voto di fiducia e in attesa di passare l’esame del Senato il 27. Il secondo, invece, è passato insieme alla legge di Stabilità con il voto di fiducia di Palazzo Madama sempre il 23.

Pensato per cercare di togliere le castagne dal fuoco al disastrato bilancio di Roma Capitale (864 mln di debiti), il Salva Roma è diventato un immenso catino in cui sciacquare i panni sporchi del clientelismo italico con il detersivo dei fondi a pioggia, distribuiti a clientes e amici in tutto lo Stivale. 20 mln per il trasporto pubblico calabrese; 23 per quello valdostano; mezzo milione per Pietrelcina, patria di Padre Pio; fondi per scuole umbre, restauri, sagre di paese, teatri. Persino una sanatoria per i chioschi sulle spiagge ed altre amenità elencate da Sergio Rizzo sul Corriere della Sera.

Nella notte tra il 21 e il 22 dicembre, l’emendamento presentato dalla senatrice Federica Chiavaroli di Ncd (votato da tutto il Pd), che prevedeva di punire i Comuni virtuosi che decidono di aumentare la tassazione sulle slot machines, è magicamente scomparso dal testo del Salva Roma. “Un errore della maggioranza”, lo ha definito il premier Letta per rimediare allo scandalo di uno Stato che avrebbe tagliato i fondi agli enti locali che cercano di opporsi alla gestione “mafiosa” delle slot e alla diffusione della ludopatia. Ma il grottesco dietro-front del governo è arrivato solo dopo che il M5S aveva diffuso un video registrato all’interno di Montecitorio che smaschera l’attività di lobby praticata da tale Luigi Tivelli, un uomo che le cronache descrivono come lobbista di lungo corso. A quel punto è stata inevitabile la levata di scudi di Matteo Renzi che ha parlato di una “porcata”.

 

Ancora più complesso, se vogliamo, il giallo della “manina” che ha nascosto nella legge di Stabilità l’emendamento Salva affitti d’oro, che rende in pratica nullo il testo contenuto proprio nel Salva Roma. La norma proposta dal senatore grillino Riccardo Fraccaro permette agli enti pubblici di recedere dagli affitti onerosi con un solo mese di preavviso. È il caso anche dei Palazzi Marini dove ha sede Montecitorio, 444 milioni di euro in 18 anni intascati dalla Milano 90 srl di Sergio Scarpellini. Lodevole iniziativa a 5Stelle accolta persino dal governo, sempre incalzato dal segretario del Pd che, intervistato da Fabio Fazio, ha definito “giusta” la norma contro gli affitti d’oro.

Ma Renzi, pur avendo conquistato il partito, non ha ancora il controllo sui gruppi parlamentari bersanian-dalemiani e, soprattutto, sui potenti lobbisti che si aggirano per i corridoi del parlamento. È così che nella legge di Stabilità è finito un trafiletto che esclude dal diritto di recesso non solo i palazzi dei ricchi fondi immobiliari, ma anche quelli di cui sono proprietari gli stessi investitori dei fondi. Trappola quasi rivendicata dai parlamentari di Scelta Civica e che ha scatenato la reazione di grillini e leghisti, pronti a ricorrere ad un malaugurato ostruzionismo natalizio. Tensione alle stelle che ha costretto il ministro dei Rapporti col parlamento, Dario Franceschini, a promettere la cancellazione della norma affitti d’oro nel decreto Milleproroghe che il Cdm varerà il 27 dicembre. Un pasticcio che apre uno squarcio sul mistero degli sponsor occulti del governo Letta-Alfano.