Tra Obama e Putin scoppia la Guerra del Gas

obama gas putinLa nuova Guerra Fredda non si gioca più con le armi nucleari, ma con i rubinetti del gas e le fonti energetiche alternative. Scottato dall’annessione della Crimea alla Russia di Putin, il presidente americano Barack Obama passa al contrattacco e minaccia di dare avvio a una Guerra del Gas per scaricare l’arma del ricatto energetico che il presidente russo tiene puntata sull’Europa. Giunto a Bruxelles per il vertice Usa-Ue, e per nulla addolcito dalla successiva visita alla Roma della Grande Bellezza che tanto piace agli yankees, Obama si è detto disponibile ad esportare più facilmente gas naturale liquido (LNG) in Europa appena sarà siglato un trattato di libero scambio.
Secondo l’amministrazione di Washington la cooperazione energetica tra Europa e Stati Uniti è fondamentale per diminuire la dipendenza europea dal gas russo. Resta sempre alto il rischio che Mosca possa rispondere alle sanzioni comminatele dal G7 a causa della crisi ucraina decidendo di diminuire le forniture di gas, oppure aumentando il prezzo del prezioso combustibile fossile. Ecco perché diventa necessario che l’Europa, sottolinea Obama, “riesamini le proprie politiche energetiche”.
Il presidente Democratico ha compiuto il suo giro diplomatico nel Vecchio continente forte della decisione del Senato di autorizzare “l’esportazione verso l’Europa di gas naturale Usa”. La deliberazione dei senatori americani di espandere le esportazioni di LNG è giunta martedì scorso sotto l’impulso di Mary Landrieu, presidente del comitato per l’energia del Senato. La Landrieu è uno dei nemici giurati di Vladimir Putin, e non per caso è stata inserita nella lista nera di nove personalità statunitensi stilata dallo zar come rappresaglia alla lista dei russi da sanzionare.
Mary Landrieu si è detta convinta che gli Usa “dovrebbero diventare una superpotenza energetica” e che “l’ultima cosa che Putin desidera è la concorrenza energetica degli americani”. La senatrice è certa che immettere gas americano sul mercato, tenendo in questo modo bassi i prezzi, sia un’arma contro chi utilizza le riserve energetiche “per infrangere le speranze di libertà e democrazia”. Un linguaggio spudoratamente retorico, di stampo maccartista, che si fonda però su basi solidissime. Negli ultimi anni, infatti, gli Usa stanno beneficiando di un vero e proprio boom dell’estrazione del cosiddetto shale gas, il gas metano estratto da giacimenti non convenzionali.
Per questo il Congresso, da quando è iniziata la crisi ucraina, ha già promosso tre iniziative legislative (due dei Democratici, una dei Repubblicani) per accelerare le esportazioni di gas. Di fronte ad Obama, il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, si è detto disponibile a convocare anche la prossima settimana un incontro sulla cooperazione energetica presieduto dal Segretario di Stato John Kerry e dalla sua controparte europea Catherine Ashton.
Ma il ricorso alle riserve di gas a stelle e strisce rischia di non rivelarsi la soluzione definitiva, quella che gli americani chiamano silver bullet, perché l’esportazione di LNG non avrà effetti significativi sul mercato prima del 2015. Inoltre, fino a quando le energie rinnovabili non sostituiranno i combustibili fossili (non nel breve periodo, il destino dei paesi europei sarà quello di rendersi indipendenti dalla Russia per diventare dipendenti dei paesi mediorientali, nordafricani oppure direttamente degli Usa.