La congiura degli “idioti” (utili e inutili) spaventa Renzi

Alfano CasiniUfficialmente la categoria politica degli “idioti” comprende solo i membri del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e quelli di Forza Italia del “padrone” Silvio Berlusconi. “Utili idioti” sarebbero gli alfaniani, così come li ha apostrofati il Cavaliere dalla Sardegna. “Inutili idioti”, invece, è l’espressione ripetuta 4 volte di seguito dall’ex “delfino senza quid” durante la convention romana di Ncd. Berlusconi non perdona ad Alfano il “tradimento” che ha portato alla spaccatura dei cosiddetti moderati. Alfano, da par suo, ha rispedito al mittente l’insulto “idiota”, mostrando però una certa coda di paglia.

Ma la guerra degli “idioti”, utili e inutili, non riguarda solo la Casa del centrodestra. È l’intero sistema politico italiano ad essere attraversato da sospetti di idiozia che potrebbero presto coagularsi in una “congiura degli idioti” finalizzata a smontare pezzo per pezzo le ambizioni di dominio del premier incaricato Matteo Renzi.

C’è chi è convinto che “utili idioti” siano anche i parlamentari di Sel che pensano di appoggiare un governo sostenuto anche da Cicchitto, Schifani e Giovanardi. E chi, al contrario, pensa che non salire sul carro renziano che sta entrando a Palazzo Chigi possa rappresentare la fine del partito di Niki Vendola. Una fine da “inutili idioti”, appunto. La figura degli “utili idioti” rischiano di farla anche i partitini della galassia centrista – Sc, Udc, Popolari – se dovessero prestarsi a svolgere solo il ruolo di passacarte delle decisioni prese da Renzi. Tutto pur di conservare quella manciata di poltrone che con le elezioni sparirebbero per sempre da sotto le loro terga. Difficile che al Centro si scelga di suicidarsi sfiduciando il governo Renzi per fare la fine degli “inutili idioti”.

Con l’esclusione dei pochi civatiani, è invece unanime la convinzione che Pippo Civati sia un “inutile idiota”. Colpa della sua minaccia di non votare la fiducia a Renzi se il Pd dovesse infilarsi nella palude dei diktat di Alfano & co. Reato di lesa maestà. Civati e i suoi potrebbero uscire dal Pd in nome di una Sinistra da rifondare, ma a Renzi non tornerebbero più i conti sul pallottoliere parlamentare. Risultato: naufragio del governo Renzi ancor prima di salpare per responsabilità dell’”inutile idiota” Civati.

Lo scopo di tutti questi “idioti” (Berlusconi, Alfano, Vendola, centristi, Civati) è comunque quello di condizionare l’azione del premier fiorentino, fatto passare per il nuovo Messia dai mass media con il placet dei Poteri Forti (Confindustria, boiardi di Stato, Alta Finanza e Mercati). Ma tra la voglia di Renzi di “fare tutto e farlo presto” e la possibilità di riuscire nell’impresa si pone una serie infinita di veti incrociati e una maggioranza parlamentare che nei fatti non esiste.

Una “congiura degli idioti”, organizzata o meno che sia, il cui protagonista più pericoloso resta Alfano con i suoi 30 senatori. Anche Vittorio Feltri ipotizza che quella messa in piedi da Angelino sia una “manfrina finalizzata a innervosire il segretario del Pd, e aspirante premier, per costringerlo a mollare ai rompiscatole qualche poltrona in più nel prossimo esecutivo”. Secondo Feltri “il Coniglione mannaro (Alfano ndr) difende la propria botteguccia rubata al supermercato di Silvio Berlusconi”, perché è “terrorizzato” dalle elezioni Europee dove Ncd rischia di non raggiungere la soglia del 4%. Perso Letta, ad Angelino non resta che fare la “voce grossa” con Renzi per ottenere più poltrone possibile.

In pratica, le stesse accuse che stanno piovendo sui micro-partiti di Casini, Monti e Mauro. Bulimia di poltrone che, non a caso, ha portato ad un allungamento dei tempi per la presentazione della lista dei ministri. I candidati hanno paura che il carro renziano possa finire fuori strada. I Palazzi romani non perdonano e Renzi rischia di farne le spese. Proprio Lui, il (quasi) premier più giovane della storia italiana, neutralizzato da una misera “congiura degli idioti”.

Annunci

Nasce il governo Letta-Alfano: ecco la squadra dei ministri

Il governo Letta nasce nel segno dell’incertezza e della novità. Alle 15.00 di oggi, come da prassi istituzionale, il presidente del Consiglio incaricato è salito al Quirinale ma, colpo di scena, non ha sciolto subito la riserva e la lista dei ministri è rimasta congelata per alcune drammatiche ore. Panico tra le centinaia di cameraman e giornalisti assiepati nella piazza bagnata dalla pioggia. Enrico Letta si è intrattenuto nell’ufficio privato “La Palazzina” del capo dello Stato per un incontro interlocutorio durato quasi due ore. Troppi i nodi da sciogliere al termine di una estenuante due-giorni di trattative, culminata nel confronto fiume con il gotha del Pdl e con Silvio Berlusconi in persona.

Poi, proprio quando la tensione mediatica cominciava a salire pericolosamente, i giornalisti sono stati invitati a recarsi alle 17.00 nella Loggia d’Onore, situata di fronte al più consueto studio presidenziale “La Vetrata” per presenziare alla tanto attesa conferenza stampa del nuovo presidente del Consiglio. Erano le 17 e 18 quando Letta ha sciolto positivamente la riserva sull’accettazione dell’incarico e ha comunicato ai mass-media la lista dei 21 ministri  concordata con Napolitano che mette finalmente fine al toto-nomi della squadra di governo che ha impazzato in questi ultimi giorni. Molte donne, età media bassa, un giusto mix tra politici e tecnici e spazio anche per qualche mezzo Big. Questa la ricetta proposta da Letta il Giovane per cercare di convincere innanzitutto l’Europa, ma anche i confusi elettori del suo partito e i falchi parlamentari di Pd e Pdl che non credono in un reciproco patto col diavolo.

I nomi forniti dal Pd, azionista di maggioranza di questo anomalo patto di non belligeranza con i rivali del Pdl, sono quelli di Dario Franceschini, ministro dei Rapporti con il parlamento; di Graziano Del Rio, il renziano presidente dell’Anci, ministro per gli Affari Regionali e per le Autonomie; di Josefa Idem, la pluricampionessa olimpionica, ministro dello Sport e delle Pari Opportunità; del Giovane Turco Andrea Orlando, divenuto ministro dell’Ambiente. Nella rosa Pd entra anche Maria Chiara Carrozza, rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nominata ministro di Istruzione, Università e della ricerca.

Sono 5 i ministri in quota Pdl. Il segretario Angelino Alfano sarà vicepresidente del Consiglio ministro dell’Interno, anche in funzione di contrappeso a Letta; Maurizio Lupi andrà alle Infrastrutture e Trasporti; il “saggio” Gaetano Quagliariello farà il ministro degli Affari Costituzionali; Beatrice Lorenzin sarà ministro della Salute, mentre Nunzia De Girolamo andrà alle Politiche Agricole.

Tre i montiani. Il ciellino ex Pdl Mario Mauro, ben introdotto in Europa, alla Difesa, Anna Maria Cancellieri, dirottata alla Giustizia per far posto ad Alfano, ed Enzo Moavero Milanesi, il fedelissimo di Mario Monti riconfermato agli Affari Europei. Tra i tecnici, Fabrizio Saccomanni, direttore generale di Bankitalia, al ministero chiave dell’Economia;  Enrico Giovannini, presidente dell’Istat,  al Lavoro; Carlo Trigilia alla Coesione Territoriale; alla Semplificazione va Giampiero D’Alia; Sviluppo economico per Flavio Zanonato e poi Massimo Brai e Cecile Kyenge (entrambi del Pd). Altra poltrona di peso, l’ultima della lista, quella degli Affari Esteri, per Emma Bonino. Sottosegretario alla presidenza del Consiglio sarà Filippo Patroni Griffi. Domani il giuramento.

Intanto, sul fronte dell’opposizione al governo di larghe intese imposto da Napolitano, Beppe Grillo parla di “Notte della Repubblica” e scrive sul blog: “..una crisi economica senza precedenti nella storia repubblicana. I responsabili di quella crisi ora si pongono a salvatori della Patria senza alcun senso del pudore”. Il portavoce del M5S denuncia la probabile mancata assegnazione delle commissioni Copasir e Vigilanza Rai che “andranno all’opposizione farlocca della Lega e di Sel, alleati elettorali di pdl e pdmenoelle” e ribatte ai furibondi attacchi di presunti“giornalisti prezzolati” (facendo riferimento anche al caso Giulia Sarti e ai cosiddetti Grilloleaks) arrivando a colpire anche i piani più alti del Palazzo: “Per il M5S solo scherno o silenzio. Anche il silenzio del presidente della Repubblica del quale sono stati distrutti nei giorni scorsi i nastri delle conversazioni con Mancino”.