Candidature europee: la carica degli euro-impresentabili

candidati europeeI termini per la presentazione delle liste dei candidati alle elezioni europee sono scaduti alle otto di sera di mercoledì 16 aprile. E i partiti, come sempre, non hanno smentito la loro fama, decidendo di imbarcare nell’avventura europea una ciurma di impresentabili da fare invidia al pirata Barbanera. I più euro-impresentabili sono coloro i quali, indagati, inquisiti o condannati, hanno un conto aperto con la giustizia. In questo campo a fare la parte del leone non è più il partito fuorimoda di Berlusconi, ma il Nuovo Centrodestra di Alfano. Fuori concorso il M5S che, come ha detto Beppe Grillo, presenta tutti candidati “sconosciuti alle procure”.

Ma l’Europa resta un approdo rassicurante non solo per chi è inseguito dalla magistratura italiana. A finire tra i nominati, infatti, ci sono ministri, sottosegretari, capi partito e parlamentari tuttora in carica. Una decisione di dubbio gusto presa dalle segreterie dei partiti per mera convenienza elettorale, senza tenere conto delle necessità dei cittadini e, soprattutto, senza rispettare il mandato politico o istituzionale per il quale sono stati eletti (nominati) e vengono pagati profumatamente i candidati alla doppia poltrona. Un esempio poco edificante di come la moralità nella politica italiana sia giunta a livelli così bassi da ridurre tutto ad uno scambio di posti e privilegi tra casta.

Sono addirittura tre i ministri del governo Renzi che, come risulta ovvio, hanno messo il loro nome in lista solo per fare pubblicità ai rispettivi partiti, consapevoli di farsi eleggere per finta a Strasburgo. Si tratta di Beatrice Lorenzin (ministro della Salute) e Maurizio Lupi (Infrastrutture) di Ncd, e di Stefania Giannini (Istruzione, ma anche coordinatore di Scelta Civica). Lupi è un recordman perché è l’unico a entrare in due liste: quella suddetta dei ministri e quella degli indagati (abuso di ufficio nel suo caso).

Tra i membri del governo scendono in campo per l’Europa anche il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi (generale dell’esercito eletto con SC) e quello all’Istruzione Gabriele Toccafondi. Clamorosa, poi, la decisione di Renzi di mettere cinque donne come capolista in quota Pd. Peccato che quattro di loro, Alessandra Moretti, Simona Bonafé, Alessia Mosca e Pina Picierno siano ancora parlamentari della Repubblica e non hanno pensato neanche per un istante a dimettersi da deputate per correre alle europee. Logico che Beppe Grillo abbia bollato come “veline” quattro donne senza dignità che lasciano sfruttare la loro immagine solo perché molti potrebbero votarle perché le ritengono “carucce”. Questo il concetto di quote rosa dei Democratici.

Nulla in confronto all’imbarazzo che si prova a scorrere i nomi di indagati e condannati che potrebbero rappresentare l’Italia a Bruxelles. Oltre al già citato Maurizio Lupi, il partito di Alfano può vantare la candidatura di Giuseppe Scopelliti, il governatore dimissionario della Calabria condannato in primo grado a 6 anni per il buco di bilancio di Reggio. La legge Severino gli proibisce di sedersi su una poltrona italiana, ma in Europa il Modello Reggio può ancora funzionare. Sempre in quota Ncd-Udc (Casini e Alfano hanno optato per la fusione onde evitare di scomparire) ci sono il sempreverde Lorenzo Cesa – rieletto segretario dello Scudo Crociato ad honorem dopo la condanna di Tangentopoli e l’indagine sul presunto finanziamento illecito ricevuto da Finmecanica – e l’ex presidente della Provincia di Milano Guido Podestà.

Berlusconi comunque è pronto a vender cara la pelle sul tema giustizia. Il figliol prodigo Gianfranco Miccichè, capolista in Sicilia, qualche problema con la legge l’ha avuto. Il deputato regionale Innocenzo Leontini è coinvolto nella rimborsopoli regionale. Anche il capo bastone pugliese Raffaele Fitto fa registrare un paio di procedimenti giudiziari a suo carico.  Infine, torna ad offrire il suo bacino elettorale a Forza Italia il redivivo Clemente Mastella grazie ad una accusa ancora fresca di associazione a delinquere.

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