Berlusconi in crisi: Italicum addio e Patto del Nazareno a rischio

patto del NazarenoNonostante il secondo faccia a faccia tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, avvenuto a Palazzo Chigi lunedì sera, la strada dell’Italicum si fa sempre più in salita. Per il provvedimento approvato dalla Camera ai primi di marzo si parla di un rinvio a dopo le elezioni europee, forse a settembre, o forse mai. Il giovane premier, comunque, è intenzionato a far ricadere tutta la responsabilità del fallimento della nuova legge elettorale su Berlusconi, i suoi guai giudiziari e la conseguente crisi di Forza Italia che, solo sulla base dei sondaggi, i mass media danno ormai per scontata.

Il Cavaliere decaduto, intanto, è riuscito a dribblare con eleganza anche l’ostacolo della condanna ai servizi sociali. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano per una volta gli ha dato una mano, obbligandolo a recarsi ad assistere gli anziani in un centro di Cesano Boscone per sole 4 ore alla settimana, permettendogli di spostarsi a Roma dal martedì al giovedì e garantendogli così la tanto agognata agibilità politica.

Ma, per il momento, a quaranta giorni dalle elezioni europee, gli effetti benefici della ridiscesa in campo del Berlusconi animale elettorale ancora non si vedono. Anzi, il suo ruolo di Padre riformatore è sempre più a rischio. È vero che deve avere ancora dei santi in paradiso (qualcuno incappucciato), se Renzi stesso continua inspiegabilmente ad offrirgli una visibilità da statista attraverso i loro ripetuti incontri. Ma il rifondatore di Forza Italia sembra chiuso in un angolo dalla condanna per frode fiscale, dall’erosione di uomini (vedi Bonaiuti) e di voti che sta dissanguando il partito, e dal venir meno delle condizioni per mantenere in vita il Patto del Nazareno siglato appena poche settimane fa con il Rottamatore.

Dalle parti del Pd, che come sempre è spaccato al suo interno (renziani contro il ddl Chiti su riforma del Senato), si teme che l’annunciato sorpasso elettorale di Grillo nei confronti dei berluscones eliminerebbe la ragione stessa del Patto del Nazareno sull’Italicum: Pd e Forza Italia, non il M5S, dovrebbero essere i due partiti maggiori che beneficeranno degli effetti di quella che molti definiscono una “svolta autoritaria”, scritta apposta per spartirsi il potere facendo fuori i grillini. L’incubo di Renzi, esplicitato dal un misterioso “renziano doc” , è che con Berlusconi alle corde “bisognerebbe ritrovare un altro accordo di maggioranza, passare da un’altra direzione del Pd che lo vagli e voti”. Bersani, D’Alema e l’opposizione interna questa volta non si farebbero sfuggire l’occasione di trascinare nella palude il renzismo futurista.

Se l’Italicum dovesse morire, Renzi perderebbe la faccia per la promessa non mantenuta. Berlusconi, invece, la dignità l’ha già persa perché gli odiati giudici, pur andandoci leggeri, lo hanno definito nelle motivazioni dell’invio ai servizi sociali “persona socialmente pericolosa”. Il caso del Condannato eccellente, inoltre, secondo le toghe milanesi presenta “indici del recupero dei valori morali perseguiti dall’ordinamento”. Una analisi umiliante alla quale si deve aggiungere l’ammonimento a “non diffamare più i magistrati”, pena gli arresti domiciliari.

Per i magistrati il self made man che ha creato Mediaset e Milano 2, commettendo il reato di frode fiscale ha dimostrato “insofferenza alle regole dello Stato e della convivenza civile”. Inoltre, “la misura alternativa può svolgere funzione rieducativa e di recupero sociale della persona anche qualora questa sia perfettamente inserita socialmente”. Come dire che sedersi ad un tavolo per fare le Riforme con un vecchietto da rieducare non è auspicabile.

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Italicum, il suicidio assistito dei piccoli partiti

ItalicumIn Italia praticare l’eutanasia è ancora illegale, con la sola illustre eccezione della politica. Sulla questione della legge elettorale – approdata in commissione Affari costituzionali della Camera – sembra infatti che i piccoli partiti presenti in parlamento non stiano facendo nulla o quasi per opporsi alla propria scomparsa, autorizzando di fatto il loro suicidio assistito. Nel nostro caso, la bozza dell’Italicum, il disegno di legge elettorale partorito dall’accordo Renzi-Berlusconi, non solo trova l’appoggio inaspettato del Nuovo Centrodestra di Alfano, ma non incontra grandi resistenze da parte di Sel, Scelta Civica, Udc, Popolari, Fratelli d’Italia e persino della Lega.

Tutti questi partitini allo stato dei fatti sono destinati ad un futuro extraparlamentare dalle soglie di sbarramento previste da quello che Beppe Grillo definisce il Pregiudicatellum:  8% se corrono da soli, 5% se coalizzati (con Pd o Forza Italia). Sondaggi alla mano, gli unici che potrebbero sperare di farcela sono gli alfaniani, ad oggi dati tra il 4 e il 7%. Ma non è assolutamente detto che l’appeal elettorale dell’ex delfino senza quid non possa far sprofondare i diversamente berlusconiani a percentuali da prefisso telefonico. Soprattutto quando gli elettori si accorgeranno che Ncd è tornato ad essere un semplice partito satellite dell’universo berlusconiano. Ecco perché la firma apposta da Alfano sul testo approdato in commissione puzza di bruciato lontano un miglio.

Che cosa è stato promesso al partito stampella del governo Letta per convincerne il leader a tornare all’ovile di Arcore senza batter ciglio? Perché è stata accettata una legge elettorale che potrebbe tramutare in un incubo i sogni di gloria di Ncd in caso di mancato raggiungimento del quorum? Forse Alfano ha ottenuto per sé una poltrona sicura? Se fosse così, meglio non avvertire i vari Cicchitto, Schifani, Formigoni e Giovanardi che Berlusconi non vede l’ora di rottamare.

Anche la Lega di Matteo Salvini rischia. Per il momento è saltato l’emendamento salva-Lega, studiato apposta per un partito “regionale” come il Carroccio se, come sembra sicuro, i lumbard non dovessero superare la soglia del 5% a livello nazionale.  I retroscena riportano che la norma ad personam leghistam uscita dalla porta, rientrerà dalla finestra al momento opportuno. Ma la reazione di Salvini e i suoi non lascia intendere nulla di buono per la Lega. “Se ritengono di mettere degli sbarramenti tali per cui rimangono in Italia solo 2-3 partiti – ha detto il segretario a Radio24 – è una legge elettorale schifezza, una legge truffa di stampo fascista”. Salvo poi aggiungere un “comunque vedano loro” che lascia intendere che i fucili di bossiana memoria rimarranno negli armadi.

Ancora più drammatica la situazione degli altri piccoli partiti, certificata su Repubblica anche dal professor Roberto D’Alimonte, padre dell’Italicum insieme a Denis Verdini. Secondo il politologo renziano con lo sbarramento al 5% riusciranno a entrare in parlamento solo cinque partiti: “Pd, Forza Italia, Ncd, M5S e Lega”. Per D’Alimonte “è probabile che Storace, La Russa (Fratelli d’Italia ndr) e qualche altro presentino i loro simboli ma si procurino dei posti sicuri nelle liste di Berlusconi”. Una visione persino troppo ottimista quella del professore rispetto ad una realtà ben più preoccupante.

Dunque, ricapitolando. Pierferdinando Casini ha già fatto capire che confluirà con la sua Udc o in Ncd, oppure direttamente nella Nuova FI del vecchio amico Berlusconi. Stesso destino per i Popolari di Mario Mauro. Il sogno del Terzo polo centrista si è infranto sul successo epocale del M5S. E, infatti, anche le residue truppe di Scelta Civica di Mario Monti potrebbero trovare quartiere nella caserma Pd dopo aver firmato, parola del segretario Stefania Giannini, il testo dell’Italicum. Ultima della lista è Sel, ma Niki Vendola si limita a dire che il suo partito voterà contro. Il punto lo coglie forse Giorgia Meloni di Fd’I: “Questa proposta nasce per ammazzare tutti i non allineati fuori dai grandi partiti e all’interno dei partiti”. Un perfetto epitaffio.

Dittatura Pd: dopo Fassina e Cuperlo, Renzi prepara altre epurazioni

Cuperlo FassinaDopo Stefano Fassina dal governo, è toccato a Gianni Cuperlo dimettersi dalla presidenza del Partito Democratico. Tutta colpa di Matteo Renzi che ha preso molto sul serio la vittoria nelle primarie del Pd e la sua ascesa alla segreteria di via del Nazareno. Tanto da trasformarsi in una specie di dittatore o, in alternativa, nel Berlusconi di Sinistra, a capo di un partito padronale. Forza Matteo al posto di Forza Silvio. Chi è d’accordo con le sue proposte già sigillate in busta chiusa – legge elettorale Italicum, cancellazione del Senato, riforma delle Regioni – si salva. Chi ha qualcosa da ridire si può considerare direttamente fuori dal partito (o dai posti che contano) come un qualsiasi concorrente del programma The Apprentice con Flavio Briatore.

Lo schema mentale della minoranza Democratica è ancora legato alla vecchia politica dde sinistra, basata su discussioni fiume, congressi drammatici e guerra tra mozioni. Una gestione del partito, spesso controproducente, che risulta completamente assente dalla forma mentis renziana, impostata per schiacciare ogni forma di dissenso che possa rallentare la sua corsa verso il Potere assoluto. Il primo ad essere epurato era stato Stefano Fassina, “costretto” a lasciare la poltrona di vice-ministro dell’Economia a causa di due semplici, ma caustiche, parole pronunciate dal Conducator di Firenze: “Fassina chi?”.

Il giochino di Renzi si era ripetuto anche pochi giorni fa, durante la discussione interna sulla legge elettorale. In quell’occasione, però, il “D’Attorre chi?”, pronunciato contro il bersaniano riottoso Alfredo D’Attorre, non aveva prodotto l’effetto dimissioni sperato dal segretario. Ma la Lista Renzi, che contiene i nomi degli epurabili dal partito, non si esaurisce certo qui. È ancora fresca di stampa, infatti, la notizia delle dimissioni di Gianni Cuperlo dalla presidenza Pd, accettata appena poche settimane fa.

Il capo della minoranza di Sinistra, umiliato da Renzi nelle primarie dell’8 dicembre (appena il 18% delle preferenze), non ha retto all’ennesima provocazione gettata nel mucchio dal battutista fiorentino durante la direzione di lunedì. Sulla mancanza delle preferenze nell’Italicum “non accetto critiche da un nominato”, aveva replicato il segretario all’intervento di Cuperlo che insisteva sull’introduzione delle preferenze. Una mezza giravolta (il Pd non è mai stato fan delle preferenze) che è costata cara al “bello e democratico”, dimissionario per salvare almeno la faccia.

 

“Mi dimetto perché sono colpito e allarmato – ha postato Cuperlo su facebook – da una concezione del partito e del confronto al suo interno che non può piegare verso l’omologazione, di linguaggio e pensiero”. Una accusa di dittatura in piena regola, condita da alcune frecciate come la richiesta di “avere la libertà di dire sempre quello che penso”. Da parte sua, “Benito” Renzi ha replicato in maniera soft in modo da allontanare i sospetti. “Caro Gianni, rispetto la tua scelta – scrive il segretario – Pensavo, e continuo a pensare, che un tuo impegno in prima persona avrebbe fatto bene” al partito. E anche il capitolo Cuperlo è chiuso.

Intanto, il superstite D’Attorre annuncia di voler “dare battaglia” in parlamento per cancellare le liste bloccate imposte dall’accordo Renzi-Berlusconi. Ma Renzi non sembra curarsene e guarda già oltre, alle prossime epurazioni dei dissidenti. Certo, probabilmente nel Pd non finirà come in Corea del Nord, dove il giovane aguzzino Kim Jong Un avrebbe dato in pasto ai cani lo zio, pezzo grosso del regime di PyongYang caduto in disgrazia (notizia non ufficiale). Ma i nomi dei candidati al gulag dell’ostracismo politico sono i soliti noti: D’Alema, Finocchiaro, Bindi, Fioroni, ma anche lo stesso Enrico Letta. A togliere di mezzo Bersani, invece, ci ha già pensato la dea bendata. E meno male che il magnanimo Renzi è anche andato a trovare in ospedale lo smacchiatore di giaguari.