Beppe Grillo a Sanremo. Panico a viale Mazzini

Cresce l’attesa per il ritorno di Beppe Grillo al Festival di Sanremo. Crisi di panico si registrano ai piani alti di viale Mazzini dove i dirigenti sono disorientati dall’arrivo dello sgradito ospite. Mistero fitto, invece, sui tempi e i modi con cui il guru del Movimento5Stelle deciderà di prendere possesso della platea televisiva più importante d’Italia. L’unica certezza l’ha data lui stesso la scorsa settimana con un tweet: “Martedì sarò a Sanremo 2014. Prima fuori dall’Ariston e poi dentro”. Nessuna spiegazione. Nessuna anticipazione. Non un indizio che possa far capire come Grillo riuscirà a penetrare all’interno del celebre teatro sanremese.

Indiscrezioni di stampa danno per certo l’acquisto di regolari biglietti da parte del “politico”, uscito per l’ultima volta da Festival della canzone italiana nel 1986, quando faceva ancora il “comico”, e quando la sua brillante carriera rischiò di essere stroncata da una battuta sui Socialisti che il premier dell’epoca, Bettino Craxi, eufemisticamente non gradì. Ma di quanti tagliandi si tratti, né in quale posto, se in prima fila o in balconata, nessuno lo sa. Niente lascia ritenere, dunque, che Beppe Grillo, riesca a prendere la parola all’interno dell’Ariston, per giunta durante la diretta del Festival presentato da Fabio Fazio. A meno di una goliardata del grillino numero 1 compiuta in mondovisione, come ad esempio una invasione di palco. Ma, data anche l’età di Grillo, l’ipotesi non sembra praticabile.

 

E allora, stando così le cose, perché tutti danno per scontata l’esibizione di Grillo a Sanremo? Tra i “tutti” ci sono anche gli uomini di Gubitosi e Tarantola, i dirigenti Rai che contano di incassare un bel po’ di soldini dalle entrate pubblicitarie del Festival e che, approfittando dell’annuncio del capo dei 5Stelle, potrebbero aver deciso di mettere sul tavolo un pericoloso doppio gioco per puntare a un clamoroso record di ascolti. Dimostrazione ne sono le indiscrezioni che filtrano da viale Mazzini. C’è chi vorrebbe normalizzare la presenza di Grillo permettendogli di salire sul palco e approfittare del boom mediatico. E chi, al contrario, vorrebbe tappargli la bocca impedendo persino l’ingresso in platea ai giornalisti scomodi. I milioni fanno gola alle disastrate casse del servizio pubblico, ma un trionfo del M5S alle Europee potrebbe produrre danni irreparabili.

Unico dato certo, per il momento, è proprio l’operazione mediatica vincente messa in atto dal Movimento5Stelle per assicurarsi una vetrina globale alla vigilia delle elezioni Europee. A Grillo, infatti, sono bastati pochi caratteri postati su un social network per attirare l’attenzione di quel branco di iene dei mass media, già una settimana prima dell’apertura ufficiale del Festival di Sanremo.

Chi ha capito subito la brutta aria elettorale che tira è stato, per una volta, il Partito Democratico. Di fronte alle difficoltà di Renzi nel varare il nuovo governo e alle prese con sondaggi nuovamente in picchiata, la dirigenza Pd ha mandato avanti il semisconosciuto deputato Michele Anzaldi per avvertire i 5Stelle, riparandosi dietro la scusa di difendere gli utenti Rai che pagano il canone. Anzaldi chiede al grillino Roberto Fico, presidente della Commissione di Vigilanza Rai, se Grillo sia intenzionato a “danneggiare la trasmissione di punta della programmazione del servizio pubblico”. Il deputato Pd teme che la “propaganda” di Beppe Grillo possa creare un danno economico alla Rai mettendo a rischio gli introiti pubblicitari. Ma sono gli stessi introiti pubblicitari che i dirigenti di Mamma Rai intascherebbero proprio grazie a Grillo. Non sarà invece che Anzaldi e il Pd temono di subire una sonora sconfitta alle elezioni Europee di maggio?

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