Nasce il governo Letta-Alfano: ecco la squadra dei ministri

Il governo Letta nasce nel segno dell’incertezza e della novità. Alle 15.00 di oggi, come da prassi istituzionale, il presidente del Consiglio incaricato è salito al Quirinale ma, colpo di scena, non ha sciolto subito la riserva e la lista dei ministri è rimasta congelata per alcune drammatiche ore. Panico tra le centinaia di cameraman e giornalisti assiepati nella piazza bagnata dalla pioggia. Enrico Letta si è intrattenuto nell’ufficio privato “La Palazzina” del capo dello Stato per un incontro interlocutorio durato quasi due ore. Troppi i nodi da sciogliere al termine di una estenuante due-giorni di trattative, culminata nel confronto fiume con il gotha del Pdl e con Silvio Berlusconi in persona.

Poi, proprio quando la tensione mediatica cominciava a salire pericolosamente, i giornalisti sono stati invitati a recarsi alle 17.00 nella Loggia d’Onore, situata di fronte al più consueto studio presidenziale “La Vetrata” per presenziare alla tanto attesa conferenza stampa del nuovo presidente del Consiglio. Erano le 17 e 18 quando Letta ha sciolto positivamente la riserva sull’accettazione dell’incarico e ha comunicato ai mass-media la lista dei 21 ministri  concordata con Napolitano che mette finalmente fine al toto-nomi della squadra di governo che ha impazzato in questi ultimi giorni. Molte donne, età media bassa, un giusto mix tra politici e tecnici e spazio anche per qualche mezzo Big. Questa la ricetta proposta da Letta il Giovane per cercare di convincere innanzitutto l’Europa, ma anche i confusi elettori del suo partito e i falchi parlamentari di Pd e Pdl che non credono in un reciproco patto col diavolo.

I nomi forniti dal Pd, azionista di maggioranza di questo anomalo patto di non belligeranza con i rivali del Pdl, sono quelli di Dario Franceschini, ministro dei Rapporti con il parlamento; di Graziano Del Rio, il renziano presidente dell’Anci, ministro per gli Affari Regionali e per le Autonomie; di Josefa Idem, la pluricampionessa olimpionica, ministro dello Sport e delle Pari Opportunità; del Giovane Turco Andrea Orlando, divenuto ministro dell’Ambiente. Nella rosa Pd entra anche Maria Chiara Carrozza, rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nominata ministro di Istruzione, Università e della ricerca.

Sono 5 i ministri in quota Pdl. Il segretario Angelino Alfano sarà vicepresidente del Consiglio ministro dell’Interno, anche in funzione di contrappeso a Letta; Maurizio Lupi andrà alle Infrastrutture e Trasporti; il “saggio” Gaetano Quagliariello farà il ministro degli Affari Costituzionali; Beatrice Lorenzin sarà ministro della Salute, mentre Nunzia De Girolamo andrà alle Politiche Agricole.

Tre i montiani. Il ciellino ex Pdl Mario Mauro, ben introdotto in Europa, alla Difesa, Anna Maria Cancellieri, dirottata alla Giustizia per far posto ad Alfano, ed Enzo Moavero Milanesi, il fedelissimo di Mario Monti riconfermato agli Affari Europei. Tra i tecnici, Fabrizio Saccomanni, direttore generale di Bankitalia, al ministero chiave dell’Economia;  Enrico Giovannini, presidente dell’Istat,  al Lavoro; Carlo Trigilia alla Coesione Territoriale; alla Semplificazione va Giampiero D’Alia; Sviluppo economico per Flavio Zanonato e poi Massimo Brai e Cecile Kyenge (entrambi del Pd). Altra poltrona di peso, l’ultima della lista, quella degli Affari Esteri, per Emma Bonino. Sottosegretario alla presidenza del Consiglio sarà Filippo Patroni Griffi. Domani il giuramento.

Intanto, sul fronte dell’opposizione al governo di larghe intese imposto da Napolitano, Beppe Grillo parla di “Notte della Repubblica” e scrive sul blog: “..una crisi economica senza precedenti nella storia repubblicana. I responsabili di quella crisi ora si pongono a salvatori della Patria senza alcun senso del pudore”. Il portavoce del M5S denuncia la probabile mancata assegnazione delle commissioni Copasir e Vigilanza Rai che “andranno all’opposizione farlocca della Lega e di Sel, alleati elettorali di pdl e pdmenoelle” e ribatte ai furibondi attacchi di presunti“giornalisti prezzolati” (facendo riferimento anche al caso Giulia Sarti e ai cosiddetti Grilloleaks) arrivando a colpire anche i piani più alti del Palazzo: “Per il M5S solo scherno o silenzio. Anche il silenzio del presidente della Repubblica del quale sono stati distrutti nei giorni scorsi i nastri delle conversazioni con Mancino”.

Annunci