Caso Canccellieri: Giulia Ligresti e il “tradimento” di Peluso

Anna Maria Cancellieri sta rischiando il posto da ministro a causa dell’intervento “umanitario” compiuto in favore della scarcerazione di Giulia Maria Ligresti. Il M5S ha già depositato una mozione di sfiducia, il Pd è naturalmente spaccato sull’ipotesi di scaricare il Guardasigilli, mentre Forza Italia per bocca di Daniela Santanchè le invia un bacio della morte quando paragona le telefonate del ministro a quelle fatte in questura a Milano da Silvio Berlusconi per far liberare Ruby. In queste ore drammatiche non si esclude più nemmeno il gesto clamoroso delle dimissioni. Tutta questa bufera politica è stata scatenata in nome dell’antica amicizia che lega la famiglia Peluso-Cancellieri ai membri della dinastia di don Salvatore Ligresti.

Ed è proprio dal versante dei rapporti amicali tra i protagonisti di questa torbida storia italiana che continuano ad emergere particolari scottanti. Il sospetto dei Ligresti è che il figlio della Cancellieri, Piergiorgio Peluso, abbia contribuito al crollo del loro impero. Il manager di Unicredit -spedito dalla sua banca nel 2011 ad aggiustare i conti della disastrata Fondiaria-Sai, ed uscitone poco più di un anno dopo con una buonuscita multimilionaria- viene accusato proprio dagli amici Ligresti di essere un raccomandato che ha fatto solo i suoi interessi. Ed è la stessa Giulia, intercettata mentre parla al telefono con un’amica il 19 ottobre 2012, a squarciare il velo di omertà che copre la presunta amicizia con i Peluso-Cancellieri. La procura di Torino ha già cominciato a sbirciare nella holding Ligresti e, secondo Giulia, “a Peluso… Gli hanno dato una buona uscita di cinque milioni, ti rendi conto? Cinque milioni, è stato un anno, ha distrutto tutto”.

 

Ma come, le due famiglie non erano amiche per la pelle? E perché il Guardasigilli si sarebbe comunque mossa per favorire la scarcerazione dell’anorressica Giulia? Un modo per riparare il danno commesso dal figlio, o cosa? A sentire Giulia, Peluso era un vero e proprio nemico. “Sì, invece di chiedergli i danni! Mi hanno detto che in consiglio nessuno ha fiatato. Sì, sì.. Approvato all’unanimità –continua la rampolla– Che se fosse stato il nome di qualcun altro… A mio padre di 85 anni avrebbero contestano quella cifra. Questo qui ha 45 anni, è un idiota. Perché veramente è venuto a distruggere una compagnia. Perché lo ha fatto proprio su mandato la distruzione… 5 milioni, è andato in Telecom, e l’Italia non scrive niente”.

Peluso sarebbe un “idiota”, ma la mamma è disposta persino a rivolgersi direttamente al Dap per aiutare Giulia che non risparmia critiche neanche a lei: “C’è un articolo su sua mamma, sai che è il ministro Cancellieri, pieno di lodi, figurati… Secondo me quella è un’area intoccabile proprio. Pazzesco…. L’Italia è un paese distrutto, è veramente una mafia. I giornali che scrivono tutti uguali, poi appena uno alza la testa”. E per dirlo uno della dinastia Ligresti che “l’Italia è una mafia” vuol dire che i Peluso-Cancellieri contano veramente molto.

Come diceva il defunto Giulio Andreotti “a pensar male si fa peccato, ma ci si indovina quasi sempre”. Cosa ha spinto dunque la Cancellieri a prendersi gioco di oltre 65mila detenuti per liberarne uno solo quando il figlio, nella migliore delle ipotesi, era considerato un “traditore” dalla detenuta eccellente? L’italiano medio potrebbe pensare ad un obbligato scambio di favori, ma queste sono solo illazioni. Non è un’illazione, invece, il disprezzo dimostrato da Giulia nei confronti di Peluso quando afferma che “mi sono occupata più da vicino delle vicende della Premafin-Fondiaria dal dicembre 2011, quando vi era la pressione di Peluso per un nuovo aumento di capitale e mio padre era in difficoltà”. A questi interrogativi siamo certi che la Cancellieri non risponderà quando si presenterà in parlamento non prima di mercoledì.

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La telefonata che salva dalla galera (Ligresti): M5S e renziani chiedono le dimissioni della Cancellieri

Rischia di assumere i contorni dello scandalo politico, mediatico e morale il caso della telefonataintercettata per ordine della procura di Torino– che il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, ha ricevuto il 17 luglio scorso da Gabriella Fragni per discutere delle condizioni di salute della detenuta Giulia Maria Ligresti. Definita sua “buona amica” dalla stessa Cancellieri, la signora Fragni è la compagna di Salvatore Ligresti, il costruttore e faccendiere siculo-milanese arrestato nel luglio scorso per ordine dei giudici di Torino nell’ambito dell’inchiesta FonSai. Insieme al capo famiglia erano finite al fresco le figlie Jonella e Giulia Maria, mentre l’altro figlio, Paolo, si era reso uccel di bosco grazie alla cittadinanza svizzera. Tutti i Ligresti sono accusati di aver fatto una cresta multimilionaria sui conti del colosso assicurativo frutto della fusione tra Fondiaria e Sai.

La giovane Ligresti fu effettivamente scarcerata ai primi di agosto e trasferita ai domiciliari per una presunta anoressia, comunque certificata dai medici. Secondo la Cancellieri, spalleggiata dal procuratore capo del capoluogo piemontese, Gian Carlo Caselli, non c’è stata nessuna pressione per fornire una corsia preferenziale ad un detenuto vip come Giulia Maria Ligresti. Anche se era stato lo stesso Guardasigilli, sentito ad agosto nella veste di testimone e non di indagato, ad ammettere un paio di telefonate a due vice capi del Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria (DAP) al fine di “sensibilizzarli” sulle condizioni di tutti i detenuti. E un’altra chiamata ricevuta dallo zio di Giulia, Giuseppe Ligresti. Quel vecchio vizietto di alzare un po’ troppo la cornetta per scambiarsi favori tra potenti che ha rovinato non poche carriere politiche.

 

La versione della Cancellieri non convince, soprattutto alla luce del contenuto della telefonata con la Fragni. “Comunque guarda, qualsiasi cosa io possa fare conta su di me, non lo so io cosa posso fare, però guarda sono veramente dispiaciuta –dice la Cancellieri all’amica e poi continua– Se tu vieni a Roma, proprio qualsiasi cosa adesso serva, non fate complimenti, guarda non è giusto, non è giusto”. Hai voglia a dire che poi non c’è stata alcuna “spintarella” al DAP. Ma ve lo immaginate il ministro della Giustizia che, invece di interessarsi della condizione carceraria di un potente come Ligresti, si mettesse a parlare al telefono con la moglie di Ciruzzo Malacarne, capoclan di Scampia, arrestato per decine di omicidi ma sofferente di emicrania?

I primi a non essere convinti delle spiegazioni fornite dalla Cancellieri sono Beppe Grillo e il M5S. I grillini attaccano dal blog: “Su 63.000 e rotti detenuti su chi si è posato l’occhio benevolo della ministra Cancellieri? Giulia Ligresti, un nome, anzi un cognome, a caso, che è uscita dal carcere dopo l’interessamento della Cancellieri”. E dalla commissione Giustizia chiedono al ministro una spiegazione diversa dalle addotte “ragioni umanitarie”, altrimenti non restano che le dimissioni. Si muovono Lega e Sel, ma anche il sonnolento Pd viene svegliato dalle parole del renziano Carboni per il quale la Cancellieri “dovrebbe fare un passo indietro e rassegnare le dimissioni”.

Insomma, anche se il ministro per ora non è indagato, e forse non lo sarà mai, l’impressione che si ricava è che ai condannati di serie A basta farsi amico qualcuno dei Piani Alti per evitare la galera, mentre per quelli di serie B non ci sono amicizie e presunte malattie che tengano. Per la loquace Cancellieri si aggiunge anche un’aggravante: il figlio Piergiorgio Peluso –ex Unicredit, adesso in Telecom- nel 2012 ha incassato una buonuscita di 3,6 milioni di euro dopo un solo anno di lavoro come direttore generale della compagnia assicurativa Fondiaria Sai, proprio quella di don Salvatore Ligresti.