Assemblea Nazionale Pd: le regole le detta Renzi

Sembra ormai inarrestabile la marcia di Matteo Renzi verso la conquista della segreteria del Partito Democratico. La due giorni rosso-verde all’Auditorium della Conciliazione di Roma non si era aperta sotto i migliori auspici per il sindaco di Firenze, visto che anche la fissazione della data del Congresso era ancora in alto mare. Dopo mesi di estenuanti tira e molla la segreteria di Guglielmo Epifani ha dovuto però cedere alla mediazione e concedere, è proprio il caso di dirlo, la data dell’8 dicembre come primo traguardo delle ambizioni renziane. Ma non solo, perché, già durante la notte, gli sherpa delle varie correnti –bersaniani, dalemiani e lettiani per Cuperlo, renziani vecchi e nuovi per Renzi- sono riuscite finalmente a trovare l’accordo sulle regole, anche se i giochi non sono ancora chiusi.

Prima regola: il nuovo segretario del Pd, chiunque dovesse essere, sarà automaticamente iscritto alle primarie per la premiership in caso di elezioni politiche. Proprio come voleva Renzi. Seconda regola: le elezioni delle rappresentanze regionali si terranno entro tre mesi dalla celebrazione del congresso. Tutto secondo i piani del Renzi-pensiero. La sensazione, confermata dal tono dell’annuncio di Epifani, è che l’ala “governativa” del partito abbia dovuto cedere all’enorme appeal elettorale di Renzi. “Da statuto spetta al presidente fissare la data –ha detto a denti stretti il segretario pro tempore– ho parlato con i due vice-presidenti e propongo, a nome loro, di fissare la data dello svolgimento finale del congresso per l’8 dicembre”. Finalmente una data certa, a meno di clamorosi colpi di scena ancora possibili, che ha fatto esclamare a Renzi “basta che il congresso non si faccia a Natale”.

 

A salire oggi sul palco, sono stati invece Roberto Gualtieri della commissione congresso e lo stesso Renzi. Il primo doveva sostanzialmente confermare la data dell’8 dicembre e i risultati delle febbrili trattative occorse nella notte. Il secondo, invece, doveva fare il primo passo per prendersi il partito. Ora che anche il premier Enrico Letta si è svegliato e ha capito che Berlusconi lo sta solo logorando, in attesa del momento opportuno per staccare la spina al governo, nel Pd si è diffuso il panico di perdere un’altra volta le elezioni contro la rinata Forza Italia. Da una parte ci sono le forche caudine del possibile aumento dell’iva e del nuovo sforamento del rapporto deficit-pil (siamo già al 3,1% secondo Letta Jr), dall’altra la tortura di dover chinare la testa ogni giorno di fronte alle pretese del Pdl-FI di menare la danza sulle scelte dell’esecutivo.

L’unica àncora di salvezza sembra essere rimasto proprio il giovane Renzi che con una sola battuta è riuscito a sverniciare, asfaltare e rottamare il sogno di una nuova avventura di Letta a Palazzo Chigi. Ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, il mattatore fiorentino ha messo in evidenza tutte le contraddizioni di un giovane-vecchio chiamato Enrico Letta. “La mia generazione era convinta che si dicesse ‘non ho scritto in fronte Giocondo’”, ha detto Renzi facendo riferimento alla battuta del rivale su un vecchio Carosello in cui compariva il personaggio di Jo Condor. Un’affermazione vera come il fatto che la terra è tonda. Tutti gli italiani al di sotto dei 40 anni, infatti, o non hanno idea di chi sia l’ammuffito Jo Condor, oppure avevano sempre pensato, come Renzi, che la misteriosa parola fosse “Giocondo”. Praticamente uno scontro di civiltà tra generazioni in cui la vecchia è destinata a soccombere.

Ma, metafore a parte, è chiaro l’intento di Renzi di passare per la segreteria Pd per gettarsi subito dopo nella rincorsa al Potere, quello vero. Il giovane “berluschino”, così come lo ha apostrofato il cantante, anche lui fiorentino, Piero Pelù, dovrà adesso affrontare la formalità di sconfiggere gli altri candidati: Pippo Civati, Gianni Cuperlo e Gianni Pittella. Un semplice allenamento per il Giovane Renzi in vista dello scontro finale con Berlusconi. Sempre che il Vecchio riesca ancora a tirare a campare prima di tirare le cuoia.