Roma verso il ballottaggio: Renzi alla Garbatella con Marino

Il conto alla rovescia che porterà al tanto atteso ballottaggio per eleggere il nuovo sindaco di Roma fa segnare -8 giorni all’apertura delle urne. La sfida è tra il sindaco uscente Gianni Alemanno del Pdl e Ignazio Marino del Pd, uscito vincitore dalle Primarie e poi confermatosi come favorito al primo turno con più del 42% dei consensi. A guardare i numeri Marino potrebbe già indossare la fascia tricolore, ma Alemanno dal basso del suo 30% (il 15 se si considera che metà dei romani non ha votato) ha già dichiarato di volere vendere cara la pelle.

Oggi intanto è il giorno dell’incontro tra Marino e Matteo Renzi, sceso appositamente nella Capitale per dare appoggio al medico libertario (oltre che per presentare il suo nuovo libro). L’endorsement renziano è stato previsto nella storica cornice del quartiere Garbatella, al teatro Ambra, ed è servito a Marino per farsi pubblicità accostando la sua figura a quella di un Renzi lanciatissimo verso la conquista del partito e di Palazzo Chigi. Impossibile al momento fornire sondaggi, vietati per legge nei giorni che precedono il voto, si può comunque cercare di fare il punto della situazione. L’ago della bilancia di questo ballottaggio sarà sicuramente Alfio Marchini, il costruttore “rosso” che col suo “core de Roma” è riuscito a strappare un bottino di quasi il 10% dei consensi e con questo si è seduto al tavolo della trattativa.

“Ci vuole discontinuità” aveva dichiarato nei giorni scorsi l’affascinante giocatore di polo, citando proprio la stessa frase pronunciata da un altro costruttore, Francesco Gaetano Caltagirone, nel 2008, anno della storica vittoria del “fascista” Alemanno sull’algido Rutelli. Proprio un brutto colpo per Alemanno che in quella “discontinuità”, però, non legge, unico in tutta Roma, un riferimento diretto alla sua persona. Sul tavolo della trattativa Marchini ha deciso di mettere il suo programma in 12 punti che vanno “da un grande piano di manutenzione ordinaria e straordinaria, alla richiesta al governo di congelare per due anni i 200 milioni di euro che il Campidoglio rimborsa allo Stato ogni anno”. Ambiente, beni culturali, agricoltura, internet e turismo, queste le altre tematiche care a Marchini che ha deciso di farsi pagare i suoi voti a peso d’oro.

 

Marino e Alemanno hanno già fatto sapere che presto daranno una risposta alle proposte di Arfio il quale, per alzare ancora di più il prezzo, ha già smentito la trattiva con il Pd e l’avvenuta spartizione di poltrone. Atteggiamento completamente agli antipodi è quello tenuto da Marcello De Vito, il candidato del M5S che con il suo 12,5% di preferenze ha scatenato gli appetiti dei due sfidanti. “Non è neanche all’ordine del giorno” è stata la risposta data dal giovane avvocato romano ai giornalisti che gli chiedevano chi avrebbe appoggiato il M5S al ballottaggio. Né con il Pdl, né con il PdmenoL, sarà quella dell’astensione la strategia scelta dai grillini. L’impresa sembra comunque disperata per Alemanno che ha ricevuto l’ennesima mazzata con la notizia che anche Berlusconi ha deciso di scaricarlo. Il Cavaliere –che da buon craxiano milanese non ha mai amato il post-fascista barese- non ha proprio digerito il deserto del Sahara che gli si è presentato davanti agli occhi al Colosseo nel giorno della chiusura della campagna elettorale di Alemanno.

Circa 2000 persone che lo hanno convinto della bontà dei sondaggi (disastrosi) commissionati alla fidata Alessandra Ghisleri che danno il piccolo Gianni per spacciato. Si vocifera che Silvio avrebbe addirittura preferito candidare lo stesso Marchini. Di un altro comizio per dare una scossa alla Capitale non se ne parla proprio. Anzi, Berlusconi ritiene Roma già persa. Meglio quindi far precipitare Alemanno, così da impedirgli di presentarsi poi a Palazzo Grazioli per chiedere poltrone e prebende. L’unico cerino di speranza rimasto acceso nelle mani del sindaco uscente è l’appoggio incondizionato offerto dal Vaticano, timoroso delle aperture di Marino su nozze gay, eutanasia e depenalizzazione delle droghe leggere, ma questa volta il soccorso da Oltretevere potrebbe non bastare.

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Elezioni amministrative: crolla l’affluenza, soprattutto a Roma

Urne aperte fino alle 15.00 di oggi per le elezioni amministrative che stanno interessando 564 Comuni italiani. I primi dati giunti sull’affluenza ai seggi non lasciano però intravvedere la fine della crisi di sfiducia nei partiti da parte dei cittadini. Dei circa 7 milioni di italiani chiamati a votare solo il 44,66% lo aveva già fatto alle ore 22.00 di domenica. Un crollo clamoroso di più di 15 punti rispetto al 60% del 2008, anche se c’è da aggiungere che in quell’occasione si votò anche per le Politiche.

Ma ormai, stante la crisi economica galoppante, la sfiducia popolare nei confronti dei partiti della casta è scesa sotto lo zero. E a farne le spese è stato anche il governo Letta, precipitato nei consensi poco sopra il 40% e simbolo della dolosa incapacità della politica di risolvere la questione lavoro, divenuta questione sociale. A fare da capofila della delusione popolare è proprio la capitale Roma dove, alle 22.00 di ieri solo il 37,69 degli aventi diritto aveva infilato una scheda nell’urna. Se si pensa che nel 2008 erano stati il 57,20%, ben 20 punti in più, i peggiori incubi dei candidati al Campidoglio potrebbero presto trasformarsi in realtà.

La diserzione in massa delle urne da parte degli elettori non può significare niente di buono per chi le scorse elezioni le aveva vinte (Gianni Alemanno al ballottaggio con Rutelli), ma anche per chi, come Ignazio Marino del Pd, puntava tutto sulla mobilitazione di quello che una volta era il “popolo del Pd”. Il flop elettorale dei grandi partiti era stato comunque già sancito venerdì scorso, giorno della chiusura della campagna elettorale quando le due piazze prenotate dai partiti della strana maggioranza di governo -la piccola spianata sotto al Colosseo per Alemanno e niente di meno che piazza San Giovanni per Marino– si erano mostrate inequivocabilmente deserte agli occhi impietosi delle telecamere.

 

Un po’ meglio, ma solo un po’, era andata ad Alfio Marchini, detto “Arfio er Bello”, che era riuscito a riempire il parco Schuster della basilica di San Paolo anche grazie alla voce di Antonello Venditti. Un trionfo, infine, se paragonato ai mostruosi flop collezionati dagli avversari, era stato il raduno del M5S in piazza del Popolo, ovviamente grazie al comizio-spettacolo messo in piedi da Beppe Grillo in persona per dare una spinta al candidato Marcello De Vito. Fatto sta che il rischio astensionismo, paventato alla vigilia dagli addetti ai lavori e temuto dai candidati, si è trasformato in una terribile realtà, rendendo quasi comiche le dichiarazioni rilasciate da Marino: “Sono assolutamente convinto che tutti i romani e le romane risponderanno con la solita grande affluenza per scegliere il loro sindaco, una persona che entrerà in casa loro per i prossimi 5 anni”.

Mai candidato sindaco fu più profeta di sventura. Adesso, e lo sapremo con l’inizio dello spoglio alle ore 15.00, resta solo da capire chi sarà la vittima della bassa affluenza. Il sindaco uscente Alemanno (la cui amministrazione è stata investita dallo scandalo Parentopoli e dalle presunte tangenti sui lavori di metro e bus), oppure il mesto sfidante Marino, uno che neanche è romano e che si candida per giunta nel peggior momento della storia degli ex comunisti? Probabilmente saranno entrambi a pagare dazio, anche se il momento d’oro sembra passato anche per i grillini, mentre il volenteroso Alfio ci crede, ma non ha i numeri.

Tangenti filobus Roma: Alemanno scarica Mancini

“L’arresto di Mancini non compromette la mia candidatura al Campidoglio. Non ho avvisi di garanzia”. Così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha commentato la vicenda dell’arresto di Riccardo Mancini, l’ex amministratore delegato della Eur spa, finito a Regina Coeli con l’accusa di concussione e corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte tangenti che il manager avrebbe intascato per l’appalto relativo alla fornitura di 45 filobus all’amministrazione capitolina. Una mazzetta da 500 mila euro, parte cospicua di un fondo nero da 850 mila euro costituito da Roberto Ceraudo, all’epoca ad di Breda Menarini, la controllata Finmeccanica che aveva ottenuto l’appalto per la fornitura dei filobus.

Il ruolo di Mancini era quello di cerniera tuttofare per conto dell’amministrazione di Roma Capitale, pur non avendo alcun titolo per ricoprirlo. O almeno, è questa l’idea che si sono fatti i pm romani che indagano sul caso che, infatti, nell’ordinanza di arresto definiscono Mancini “il braccio destro del sindaco”. Accuse pesanti per Alemanno che, a tre mesi dalle elezioni comunali, rischiano di mettere fuori dai giochi il sindaco con la celtica. Ad oggi i filobus risultano marcire in qualche deposito, mentre il “corridoio della mobilità” di via Laurentina si è trasformato già nell’ennesimo mostro incompiuto. Mancini, intanto, tiene la bocca cucita e si avvale della facoltà di non rispondere, ma vedere il cielo a scacchi presto potrebbe indurlo a vuotare il sacco.

 

Proprio una brutta tegola per Alemanno il quale, all’inizio del suo mandato, aveva promesso di liberare Roma dalle lobby di potere, ma sta finendo affogato in un mare di sospetti anche per la Parentopoli messa in piedi per favorire amici e famigli nelle controllate comunali Atac e Acea. A spiegare il meccanismo di funzionamento del giro di bustarelle è proprio Ceraudo, durante l’interrogatorio del 25 febbraio scorso: “Iannilli mi disse che quei soldi erano destinati a una lobby politica, che in quel momento comandava a Roma, con chiaro riferimento alla destra politica. Non escludo di avergli dato come indicazione, per tale ragione, l’area politica di Alemanno (si riferisce all’altro indagato Edoardo D’Incà Levis, ndr) anche se la persona di Alemanno come destinatario personale della somma non l’ho mai indicata”.

Marco Iannilli è il chiacchierato e già indagato manager con delle buone entrature in Finmeccanica, la controllante di Breda Menarini, e interessi nel mondo del calcio a 5 romano, che avrebbe fatto da ponte all’operazione filobus per conto di Lorenzo Cola. “Dopo qualche giorno mi chiamò Iannilliracconta la gola profonda Ceraudoche prima non conoscevo, mi disse che telefonava a seguito di indicazioni che aveva avuto da Cola e mi chiese un incontro. Lo incontrai a Roma, all’Hotel Excelsior ed egli mi disse subito che occorreva versargli dei soldi, anche se non mi disse per quali ragioni e a chi destinati”.

Secondo Ceraudo erano coinvolti “nell’affare” anche i vertici di Finmeccanica Lorenzo Borgogni e Pierfrancesco Guarguaglini, che avrebbero spinto per pagare la mazzetta “a prescindere”, nonostante l’appalto fosse già stato vinto. È per questo che gli inquirenti si sono convinti di trovarsi di fronte ad un Sistema di cui anche Alemanno potrebbe far parte. A dimostrarlo sarebbero alcune intercettazioni telefoniche. Il 29 settembre 2012, a dieci giorni dall’ingresso della Finanza nella sede di Eur spa, un nervosissimo Alemanno chiama Mancini: “Il giorno dopo quel casino…non si poteva evitare? Perché non m’hai chiamato? Che siete cretini tutti, io non ho parole, ma che cazzo c’avete nel cervello?”. Ma di “chiacchierate” che potrebbero mettere nei guai Alemanno ce ne sono altre. Nuovi avvisi di garanzia in vista.