Fini attacca La Russa. Tra storia e farsa AN riparte da Fiuggi

Fini ANLa storia di Alleanza Nazionale riparte là da dove era cominciata: a Fiuggi. Ma la vigilia del congresso dei Fratelli d’Italia – che vedrà rinascere il glorioso e discusso simbolo della defunta AN – è stata funestata dal ritorno inaspettato di un fantasma, quello di Gianfranco Fini. Il delfino di Giorgio Almirante, divenuto segretario del MSI nel 1987, per poi traghettare il partito fino alla svolta di Fiuggi del 27 gennaio 1995 e alla nascita di Alleanza Nazionale, prova a rientrare dalla porta secondaria nell’Olimpo della Destra e lo fa attraverso una nota pubblicata sul sito dell’associazione LiberaDestra.

Quello di Fini è un attacco feroce ai dirigenti di Fd’I per quello che lui ritiene il tentativo “di far risorgere Alleanza Nazionale”. Ostracizzato da quel che resta della Destra italiana, defenestrato dal parlamento a seguito della assurda alleanza con Monti e Casini. L’ex presidente di AN prova a rivendicare la paternità di un periodo storico a suo modo di vedere irripetibile, accusando il partito di Ignazio La Russa e Giorgia Meloni di “aver furbescamente inserito il simbolo, seppur in formato bonsai, nel loro logo elettorale”.

“Mi sembrano bambini cresciuti, e viziati, che vogliono imitare i fratelli maggiori senza capire che le condizioni in cui si trovano sono completamente diverse”, aggiunge Fini con una foga degna di citazione. Il ricordo corre poi ai vecchi “camerati” che nel 1994, con la notevole eccezione di Pino Rauti, decisero di accettare la sfida storica di fondare una Destra di “proposta” e di governo e non più solo di “protesta”. Mai più “contro il Sistema” ma dentro al Sistema. Tra quei post-fascisti, ricorda Fini, c’era anche l’ex “colonnello” La Russa, chiamato direttamente in causa perché accusato di non essere stato un buon maestro per Giorgia Meloni “che all’epoca aveva 17 anni”.

L’importanza storica della Fiuggi del 1995 consiste, secondo Fini, nella consapevolezza della Destra di “uscire dalla casa del padre con la certezza di non farvi mai più ritorno”. Nulla a che spartire con il congresso di Fiuggi dell’8 e 9 marzo 2014 pensato per porre un freno alla diaspora della Destra. Ai Fratelli d’Italia Fini chiede provocatoriamente di “smetterla di scimmiottare la storia” perché “per sopravvivere e superare il 4% alle europee serve loro qualcosa di assai più convincente che una scampagnata semiclandestina a Fiuggi”.

Parlare di “scampagnata semiclandestina” più che una provocazione sembra una dichiarazione di guerra. E infatti il leader di Fli (se esiste ancora) rincara la dose e scolpisce una frase che i “camerati traditi” ricorderanno per un bel pezzo: “La storia di AN non merita di ripetersi in farsa”. Tanto livore si giustifica solo in due modi: l’invidia per non essere più tra i protagonisti di quella storia, oppure l’amara consapevolezza che gli uomini (e le donne) di oggi non valgono quelli di un tempo.

Per Fini, comunque, “i simboli da soli non bastano”. Occorrono “idee nuove in materia di integrazione europea, mercato del lavoro e politiche economiche, welfare, legalità e sicurezza, diritti civili”. Per un momento al vecchio lupo di mare, una volta ammiratore del “più grande statista del NovecentoBenito Mussolini, sembra quasi di essere risalito sulla tolda di comando, tanto da punzecchiare La Russa e soci sul rebus delle future alleanze. Di nuovo ancorati al Berlusconi protagonista dell’epocale “che fai mi cacci”, oppure mollare gli ormeggi verso un nuovo approdo per la Destra italiana? Quel che è certo, secondo Fini, è che il porto di Fiuggi, scelto per la ripartenza, non è quello giusto. Troppo soffocante il peso della storia di AN, quando anche lui ancora contava.

Ncd, il partito low cost di Alfano nella galassia del centro-destra

Nuovo CentrodestraLa presentazione formale del Nuovo Centrodestra, il partito di Angelino Alfano, è avvenuta sabato scorso nel tempio di Adriano, nella romana piazza di Pietra. La nascita ufficiale, con tanto di presentazione del simbolo, ci sarà invece il 7 dicembre negli altrettanto suggestivi Studios di via Tiburtina, sempre nella Capitale. Le speranze degli alfaniani di assicurarsi una lunga sopravvivenza politica si riflettono tutte nella proposta di un patto in 5 punti fatta da Alfano a Letta e nelle parole del leader vicepremier, convinto di portare la sua creatura Ncd ad essere “il primo partito del centro-destra” e di rappresentare agli occhi degli italiani “l’ala moderata della coalizione”.

Programma ambizioso che si scontra con la realtà di un movimento politico, Ncd, che sta per nascere senza soldi, senza sede, senza nome (Ncd è copyright di Italo Bocchino), senza uffici parlamentari (Brunetta ha messo lo sfratto da quelli di FI) e all’interno di una compagine di centrodestra divisa ormai in mille costellazioni all’interno della galassia che fu berlusconiana. Alfano e i suoi dovranno cimentarsi in una lotta all’ultimo sangue, accerchiati sia dal Centro che da Destra, e non è detto che all’enorme spazio mediatico riservato loro corrisponderà una uguale fortuna elettorale.

Forza Italia di Berlusconi, i Popolari per l’Italia del duo Mauro-Casini, Scelta Civica di Monti, Grande Sud di Miccichè, Pid di Romano. E poi, spostandosi nel divenire magmatico della Destra, c’è la rinata Alleanza Nazionale di Storace, Menia e Poli Bortone che vola nei sondaggi; ci sono i Fratelli d’Italia di Meloni, La Russa e Crosetto che, mentre aprivano al Centro (Magdi Allam, Tremonti), sono rimasti scottati a Destra dalla fiamma riaccesa di AN. Infine, c’è Gianni Alemanno, ancora fermo a metà del guado con Officina per l’Italia.

 

Insomma, visto il traffico tentacolare che strozza il centro-destra, per Alfano e Ncd si prospettano tempi duri. Per il momento, le note liete si fermano ai dati sul numero degli aderenti vip sfoderati da Maurizio Lupi: 30 senatori, 29 deputati, 1 presidente di Regione (Giuseppe Scopelliti-Calabria), 16 assessori regionali e 88 consiglieri regionali. Sembra che le cose stiano andando molto bene per Ncd in Sicilia, feudo elettorale di due pezzi da 90 come Alfano e Schifani. Ma le buone notizie finiscono qui. Il primo problema sarà proprio quello delle alleanze, visto che Alfano non lo dice, ma punta a sostituirsi a Berlusconi rosicchiando al contempo il bacino elettorale dei Popolari e di Sc. Ma prima del Risiko elettorale delle Europee 2014, restano da risolvere problemi pratici e logistici.

Il primo è quello dei finanziamenti, l’odiato denaro di cui però non si può fare a meno. Salutato Berlusconi e il suo forziere dorato, a Ncd non conviene nemmeno rivendicare ciò che gli spetterebbe di diritto: il 25% del bilancio Pdl. Si dà il caso, infatti, che il defunto partito del Predellino nel 2012 abbia fatto registrare un buco da 33 milioni (coperti per metà dalle fidejussioni del Cavaliere). Meglio per Ncd non mettersi sul groppone quegli 8,3 Mln di debiti. Dove trovare allora i soldi? Messo nel conto lo scarno apporto offerto dalle due fondazioni Magna Carta di Gaetano Quagliariello e Costruiamo il futuro di Maurizio Lupi, gli alfaniani puntano ai 3,4 Mln assicurati dal parlamento ai gruppi parlamentari Ncd. Il 75% di questo tesoretto serve però a pagare gli stipendi dei dipendenti.

Agli alfaniani resterebbero la “miseria” 900mila euro, da sommare alla quota di contributi volontari (500mila euro secondo i più ottimisti) che dipendono però dalla generosità di onorevoli e consiglieri. Una bella scommessa quella di raggiungere il 4% alle Europee per portarsi a casa i rimborsi. Alla magra pecuniaria bisogna aggiungere il giallo sul nome, Nuovo Centrodestra, il cui marchio risulta depositato l’8 marzo 2011 dal finiano Bocchino e al quale bisognerebbe chiedere il permesso. Umiliante. In bilico, poi, anche l’individuazione di una nuova sede elegante ma economica: Piazza di Pietra e Largo Goldoni le due destinazioni più papabili. Ecco perché Alfano sta pensando ad un partito low cost.