Mafia a Roma: arrestati i vertici della Cupola di Ostia

Decapitata la mafia di Ostia. L’operazione degli uomini della Squadra Mobile della Capitale, guidati da Renato Cortese (lo stresso funzionario implicato nel caso Shalabayeva), si è svolta nella notte tra giovedì 25 e venerdì 26 luglio. Un blitz in grande stile a cui hanno partecipato circa 500 poliziotti che ha portato alla cattura di 51 persone ritenute implicate a vario titolo nella gestione di stampo mafioso degli affari sporchi nel quartiere romano di Ostia. “Stamani Ostia si è risvegliata un po’ più pulita”, ha detto Cortese riferendosi al fatto di aver assestato un duro colpo alle famiglie che la fanno da padroni sul litorale romano: i Fasciani, i “siciliani” Cuntrera-Caruana e gli “zingari” Spada.

Una spartizione capillare del territorio dissanguato da usura, traffico di droga, gioco d’azzardo (soprattutto slot machines), estorsioni e, soprattutto, dal controllo delle fiorenti attività balneari, conquistate a suon di molotov e pestaggi. A finire in manette è stato mammasantissima della Famiglia Fasciani, Carmine, insieme ai fratelli Giuseppe e Terenzio Nazzareno, tutti sospettati di essere gli eredi di quel sottobosco criminale definito come Banda della Magliana che, dagli anni ’70, non ha mai smesso in realtà di essere operativa. Non è un caso che, proprio ad Ostia, il 23 novembre del 2011vennero freddati a colpi di pistola Giovanni Galleoni e Franco Antonini, Baficchio e Sorcanera, due ex della Magliana desiderosi di allargare nuovamente il loro giro. Troppo, evidentemente.

 

A fare compagnia ai Fasciani è tornata anche la Mafia, quella vera, con la M maiuscola. Tra gli arrestati figurano infatti anche Vito e Vincenzo Triassi, considerati esponenti di spicco della famiglia di Cosa Nostra dei Cuntrera-Caruana fin dagli anni ’90. I Triassi furono protagonisti nel tentativo di fuga in Canada del boss Pasquale Cuntrera, divenuto uno degli “scappati” insieme agli Inzerillo e ai Bontade a seguito della feroce guerra di mafia persa con i Corleonesi di Riina e Provenzano. Passata la tempesta scatenata da Totò “u curtu” i Cuntrera-Caruana hanno deciso di svernare comodamente nella ridente Ostia, terreno ideale per coltivare quel clima mafioso fatto di violenza, omertà e paura dei cittadini.

A completare il quadro dei clan di Ostia ci sono poi gli zingari della famiglia Spada, originari dell’Abruzzo ma anche loro radicati da un pezzo sulla caratteristica sabbia nera del mare dei romani. I tre gruppi comandavano (e comandano) da decenni a Ostia, partendo dalla “base” di piazza Gasparri per arrivare a controllare le piazze di spaccio persino nella Capitale. Il punto oscuro della vicenda è infatti proprio questo: che a piazza Gasparri non ci si potesse mettere piede senza tenere lo sguardo basso e stando attento a quello che si dice è un fatto che i romani hanno ben stampato nella mente da decenni. Tutti al mare, quindi, ben consapevoli però che Ostia potrebbe essere una qualsiasi cittadina calabrese o siciliana, dove non si muove foglia che boss non voglia.

Logico che le forze dell’ordine vogliano mettere enfasi sul buon esito del blitz, ma intanto bisogna vedere se accuse e arresti si trasformeranno in condanne e poi, fatto ancora più dirimente, se si riuscirà finalmente a spezzare il filo della collusione che lega i Fasciani-Cuntrera-Spada a pezzi delle istituzioni e della politica locale. Fino ad ora questa scellerata connivenza ha portato all’ottenimento di concessioni edilizie e balneari e, di fatto, al pieno controllo del territorio da parte delle organizzazioni criminali. Anche se il pm Pignatone ha contestato l’associazione mafiosa agli arrestati, la soddisfazione dimostrata da Cortese ci sembra quantomeno azzardata, visto che estirpare la malapianta della mafia è un po’ come cercare di operare un tumore andato da tempo in metastasi. Vittoria di Pirro.

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