Controstoria del Mercoledì Nero del M5S

Orellana ScilipotiIl 26 febbraio del 2014 resterà scolpito nelle cronache giornalistiche come il Mercoledì Nero del Movimento5Stelle. E, in effetti, il dibattito e il successivo voto on-line che hanno sancito l’espulsione di 4 senatori dissidenti, hanno creato non pochi problemi al non-partito guidato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, a cominciare dalle dimissioni presentate o minacciate da altri parlamentari ormai non più grillini. Ma la versione catastrofista fornita dal coro quasi unanime dei mass media – che sono riusciti a far passare il messaggio che Grillo è un dittatore antidemocratico e il M5S un covo di fascisti dove non è permesso il dissenso – è solo lo strumento con cui i partiti della casta cercano di demolire il temibile movimento di Grillo alla vigilia delle elezioni Europee.

Il fuoco di fila messo in campo dai media di Regime è impressionante. La setta di Grillo che rifiuta la politica è l’opinione del direttore di Repubblica Ezio Mauro; “Fascisti” e “cannibali”: lo psicodramma a 5 Stelle tra minacce e lacrime titola Alessandro Trocino sul Corriere della Sera; Insulti, minacce e epurazioni. Così Grillo ha sfasciato il M5S scrive Rachele Gonnelli su l’Unità, esprimendo più la speranza di tutto il Pd (di cui il quotidiano fondato da Gramsci è ahinoi l’organo ufficiale) che non la realtà dei fatti.

Ancora più diretto l’incitamento Dai Grillo, sfascia i tuoi pronunciato sul Giornale da Salvatore Tramontano. Caos M5S, veleni dopo le espulsioni drammatizza La Stampa in un articolo non firmato e, quindi, attribuibile al direttore Mario Calabresi. Anche il direttore del Fattoquotidiano.it, Peter Gomez, solitamente un po’ più tenero con i grillini, parla di stupidità e dittature della maggioranza. Solo Marco Travaglio cerca di mantenersi super partes scrivendo di Peccatori e verginelle.

Una serie infinita di articoli, fiumi di parole e di inchiostro più o meno virtuale. Qualsiasi cosa pur di sbattere il mostro grillino in prima pagina. Mai visto prima, nemmeno per attaccare il più odiato di tutti: Silvio Berlusconi. Tutti comunque a menarla all’unisono sulla sacralità del diritto alla libertà di parola e di critica che Beppe Grillo e i suoi fedelissimi avrebbero calpestato cacciando su due piedi i poveri senatori, Lorenzo Battista, Francesco Campanella, Luis Alberto Orellana e Fabrizio Bocchino, la cui unica colpa sarebbe stata quella di aver espresso un’opinione negativa sul comportamento tenuto da Grillo durante l’incontro in streaming con Renzi. Niente di più falso.

I 4 senatori espulsi, fin dall’esordio nelle aule parlamentari, durante l’elezione di Pietro Grasso alla presidenza di Palazzo Madama, hanno cominciato una sistematica azione di sabotaggio delle iniziative prese dal M5S. Dichiarazioni e interventi in aperto contrasto con la linea del gruppo. Un comportamento inammissibile e distruttivo se si tiene conto che i grillini si sono ritrovati contro la gioiosa macchina da guerra dei giornalisti al soldo di partiti e Poteri Forti. Una condotta che, più che nella sfera del diritto di critica, rientra in quella del sabotaggio e dell’intelligenza con il nemico.

Nessuno, poi, ha creduto opportuno mettere in luce il fatto che i vari Campanella e Orellana di turno non sono altri che dei perfetti signor nessuno che si sono montati la testa quando sono stati promossi a paggi della corte dei Palazzi romani, ovviamente solo grazie al boom propiziato da Beppe Grillo. Le regole, giuste o sbagliate che siano, il gruppo dei 5Stelle se le è date e, tra queste, c’è quella di essere solo dei rappresentanti dei cittadini e non dei privilegiati legibus soluti. Quando la maggior parte della base degli attivisti del Movimento non si ritiene più rappresentata da un parlamentare, questi ha solo due strade davanti a sé: dimissioni o espulsione. Che piaccia o meno. Da non trascurare nemmeno il fatto che i 4 “traditori”, così come gli altri vecchi e nuovi fuoriusciti dal M5S, hanno dato sempre segni di insofferenza sulla regola della restituzione di diaria, rimborsi e stipendio in eccesso. Ecco il marchio dell’infamia, la prova del tradimento. Comunque Beppe Grillo era stato facile profeta dello scilipotismo a 5Stelle.

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