Aventino Forza Italia: Napolitano e Letta giocano le ultime carte

Procede a gonfie vele la raccolta firme tra i parlamentari di Forza Italia per partecipare all’evento storico per la democrazia italiana delle dimissioni in massa di Onorevoli e Senatori di uno stesso partito dalle aule istituzionali. Proprio ieri il capogruppo forzista a Palazzo Madama, Renato Schifani, ha annunciato raggiante che “già 87 senatori su 91” hanno depositato nelle sue mani il modulo prestampato che certifica, oltre alla disponibilità a trasferirsi sull’Aventino, la fedeltà cieca nel Cavaliere e un attestato di stima nei suoi confronti, perseguitato da un “colpo di Stato” del potere giudiziario comunista e prossimo alla decadenza e, forse, anche all’arresto. Alla Camera, invece, Brunetta ha già raggiunto il 100% di adesioni.

Raccontato così, potrebbe sembrare l’ennesimo tentativo para-eversivo e tragicomico dei berlusconiani di alzare la posta alla ricerca di un lasciapassare giudiziario per il capo. Tentar non nuoce, visto che Letta e Napolitano hanno le mani legate dal dover difendere ad ogni costo la sopravvivenza del governo delle larghe intese, unico argine, a loro parere, ad una rovinosa accentuazione della crisi economica che, in realtà, è pilotata comodamente dalla troika Bce-Fmi-Ue e orchestrata a colpi di spread, di mercati e di rigore economico germanico. Ma questa volta qualcosa sembra essersi rotto nel perverso meccanismo che teneva in equilibrio le istanze personali e giudiziarie di Berlusconi con le esigenze di tenuta dei conti così tenacemente perseguita dal duo Letta-Saccomanni sotto l’attenta supervisione di Napolitano.

 

La botta, l’annuncio delle dimissioni in massa dei forzisti, ha funzionato come sempre, ma è stata la risposta, ovvero la nota ufficiale vergata di proprio pugno dall’inquilino del Quirinale, a colpire sotto la cintura l’avversario. Una reazione forse cercata e voluta dallo stesso Berlusconi. Il tono scelto dal Capo dello Stato è comunque inedito. “Non posso che definire inquietante l’annuncio di dimissioni in massa dal Parlamento, ovvero di dimissioni individuali, le sole presentabili, di tutti gli eletti nel Pdlscrive Re GiorgioNon meno inquietante sarebbe il proposito di compiere tale gesto al fine di esercitare un’estrema pressione sul Capo dello Stato per il più ravvicinato scioglimento delle Camere”. La parola “inquietante” diventa la definizione chiave: per una volta Napolitano decide di smettere i panni da pompiere per evocare, come sembra, lo spettro di un golpe strisciante. Non quello dei giudici contro il Potere Politico, ma di un pregiudicato per frode fiscale che usa tutto il Suo potere politico ed economico per cavarsela.

E infatti, continua il presidente, “non occorre neppure rilevare la gravità e assurdità dell’evocare un “colpo di Stato” o una “operazione eversiva” in atto contro il leader del Pdl”. In questo senso, quello di una tardiva ma salvifica ribellione del Colle al ricatto berlusconiano, va letta l’indiscrezione riportata da La Stampa che vorrebbe Napolitano pronto alle dimissioni con relativo messaggio alla nazione. Una iattura per la corsa elettorale con la quale Berlusconi pensa ancora di salvarsi da processi e nuove gole profonde (Ruby a Milano, De Gregorio e Lavitola a Napoli, Tarantini a Bari).

Intanto, l’ologramma di Napolitano a Palazzo Chigi, Enrico Letta, è tornato dalla visita ufficiale negli Usa con le ossa rotte, ridotto al ruolo dello Spaventapasseri del Mago di Oz di fronte all’assemblea delle Nazioni Unite. Tutta colpa del contemporaneo annuncio di dimissioni di massa preteso dal Cavaliere con aggiunta di ovazione bulgara dei suoi servi devoti. Oggi Letta incontra il suo datore di lavoro al Quirinale per cercare almeno di capirci qualcosa, e intanto ha annunciato che “serve un chiarimento nel governo e in parlamento: voglio decidere insieme a Napolitano le modalità. Voglio che tutto accada davanti ai cittadini”. Solo un chiarimento dunque, ma da un presidente del Consiglio senza quid, che ha commentato mestamente le drammatiche vicende delle ultime ore (“Quanto accaduto ieri è un’umiliazione per l’Italia”), non ci si poteva certo aspettare uno scatto di orgoglio, l’imposizione di un voto di fiducia immediato per inchiodare Berlusconi e i suoi alle proprie responsabilità.

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