Letta sfida Berlusconi: senza Fiducia aumenta l’Iva

Berlusconi mette sul tavolo della maggioranza le dimissioni di massa dei suoi parlamentari? Letta risponde non facendo approvare dal consiglio dei ministri il decreto sulle misure economiche che, tra le altre cose, avrebbe dovuto evitare l’aumento dell’Iva di un punto percentuale dal 1 ottobre. È questo il primo atto della riscossa lettiana rispetto al ricatto politico di Forza Italia, naturalmente con l’approvazione e sotto l’attenta guida del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, incontrato nel pomeriggio. L’azione governativa, se mai ce n’è stata una, rimarrà bloccata in attesa del tanto atteso “chiarimento”, concetto politichese che potrebbe essere tradotto con un voto di fiducia su una mozione governativa all’inizio della prossima settimana.

Ma quello visto e sentito venerdì sera in Cdm è un Letta inedito, furioso per lo sgarbo istituzionale subito mentre si trovava negli Usa, per giunta di fronte al consesso dell’Onu. Troppo grande l’ego di Letta Nipote per non perdere le staffe, lui che dell’aplomb da burocrate europeista ne ha fatta una ragione di vita, di fronte a quella sottospecie di colpo di stato rappresentato dalla raccolta firme forzista per costringere Napolitano, o chi per lui, a concedere l’agognato lasciapassare giudiziario al Cavaliere (a proposito, clamoroso, (Carlo Giovananrdi si rifiuta di firmare). “Avete compiuto un’operazione vergognosa annunciando le dimissioni dei parlamentari mentre ero all’Onuavrebbe urlato Letta in Cdm rivolto ai ministri FIavete umiliato l’Italia. Ma dove caspita è il vostro senso della responsabilità?”.

Sfogo più che comprensibile, se non fosse per il piccolo particolare che sia Letta, sia Napolitano sapevano benissimo di firmare un patto con il diavolo quando hanno deciso di formare un governo di larghe intese con il Caimano, inseguito dai processi e prossimo alla condanna definitiva (come poi è stato sul caso Mediaset). Che cosa si aspettavano i due? Non era logico pensare che il Berlusconi di sempre avrebbe fatto saltare il tavolo del governo, ma anche quello dell’Italia, pur di salvare il suo “culo flaccido” (Minetti dixit) dalla decadenza e, soprattutto, dalla galera? Ingenuità e stupore un po’ pelosi quelli del duo Letta-Napolitano, campioni di ipocrisia. Al culmine del suo contrattacco Letta ha comunque scoperto un coraggio prima sconosciuto: “Se non ci fosse questa legge elettorale mi sarei già dimesso –ha continuato il premier– comunque non ho alcuna intenzione di vivacchiare o di farmi logorare. O si rilancia il governo o è finita”.

 

Un bagno di chiarezza, in attesa del chiarimento, che è servito a lanciare il blocco della manovrina da 3 miliardi già preparata dal ministro economico Saccomanni. Niente pareggio di bilancio (il rapporto deficit-pil è schizzato al 3,2%, un’onta per Letta l’amico di Bruxelles), niente blocco dell’aumento dell’Iva dal 21 al 22% e rischio per gli italiani di dover pagare l’Imu a dicembre. Il tutto condito da parole di fuoco. “Non sarebbe serio fare un provvedimento che vale miliardi senza garanzie di continuità dell’azione di governoha aggiunto Letta jr in un crescendo rossinianoAl momento non ci sono le condizioni politiche per andare avanti, prima di ogni cosa deve avvenire in Parlamento un chiarimento inequivoco.

La strategia aggressiva del premier sembra però sbattere sul solito muro delle irricevibili richieste dei berlusconiani. In assenza del titolare, è stato il vicepremier Alfano a tentare di scrollare di dosso da FI l’accusa di essere responsabile dello sfascio del governo. “Inserire la questione della giustizia nel chiarimentoavrebbe preteso Angelinoaltrimenti non si va da nessuna parte, altrimenti il chiarimento sarebbe ipocrita e servirebbe solo per tirare a campare”. Dove per “questione giustizia” si intende quella dell’agibilità politica di Berlusconi. Richiesta che già Napolitano aveva giudicato irricevibile. Premier e ministri del Pd hanno però ribadito che non interferiranno sul voto della Giunta del 4 ottobre che sancirà la decadenza del Cavaliere. Tutto sembra portare verso una crisi di governo, ma con la casta mai dire mai.

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Aventino Forza Italia: Napolitano e Letta giocano le ultime carte

Procede a gonfie vele la raccolta firme tra i parlamentari di Forza Italia per partecipare all’evento storico per la democrazia italiana delle dimissioni in massa di Onorevoli e Senatori di uno stesso partito dalle aule istituzionali. Proprio ieri il capogruppo forzista a Palazzo Madama, Renato Schifani, ha annunciato raggiante che “già 87 senatori su 91” hanno depositato nelle sue mani il modulo prestampato che certifica, oltre alla disponibilità a trasferirsi sull’Aventino, la fedeltà cieca nel Cavaliere e un attestato di stima nei suoi confronti, perseguitato da un “colpo di Stato” del potere giudiziario comunista e prossimo alla decadenza e, forse, anche all’arresto. Alla Camera, invece, Brunetta ha già raggiunto il 100% di adesioni.

Raccontato così, potrebbe sembrare l’ennesimo tentativo para-eversivo e tragicomico dei berlusconiani di alzare la posta alla ricerca di un lasciapassare giudiziario per il capo. Tentar non nuoce, visto che Letta e Napolitano hanno le mani legate dal dover difendere ad ogni costo la sopravvivenza del governo delle larghe intese, unico argine, a loro parere, ad una rovinosa accentuazione della crisi economica che, in realtà, è pilotata comodamente dalla troika Bce-Fmi-Ue e orchestrata a colpi di spread, di mercati e di rigore economico germanico. Ma questa volta qualcosa sembra essersi rotto nel perverso meccanismo che teneva in equilibrio le istanze personali e giudiziarie di Berlusconi con le esigenze di tenuta dei conti così tenacemente perseguita dal duo Letta-Saccomanni sotto l’attenta supervisione di Napolitano.

 

La botta, l’annuncio delle dimissioni in massa dei forzisti, ha funzionato come sempre, ma è stata la risposta, ovvero la nota ufficiale vergata di proprio pugno dall’inquilino del Quirinale, a colpire sotto la cintura l’avversario. Una reazione forse cercata e voluta dallo stesso Berlusconi. Il tono scelto dal Capo dello Stato è comunque inedito. “Non posso che definire inquietante l’annuncio di dimissioni in massa dal Parlamento, ovvero di dimissioni individuali, le sole presentabili, di tutti gli eletti nel Pdlscrive Re GiorgioNon meno inquietante sarebbe il proposito di compiere tale gesto al fine di esercitare un’estrema pressione sul Capo dello Stato per il più ravvicinato scioglimento delle Camere”. La parola “inquietante” diventa la definizione chiave: per una volta Napolitano decide di smettere i panni da pompiere per evocare, come sembra, lo spettro di un golpe strisciante. Non quello dei giudici contro il Potere Politico, ma di un pregiudicato per frode fiscale che usa tutto il Suo potere politico ed economico per cavarsela.

E infatti, continua il presidente, “non occorre neppure rilevare la gravità e assurdità dell’evocare un “colpo di Stato” o una “operazione eversiva” in atto contro il leader del Pdl”. In questo senso, quello di una tardiva ma salvifica ribellione del Colle al ricatto berlusconiano, va letta l’indiscrezione riportata da La Stampa che vorrebbe Napolitano pronto alle dimissioni con relativo messaggio alla nazione. Una iattura per la corsa elettorale con la quale Berlusconi pensa ancora di salvarsi da processi e nuove gole profonde (Ruby a Milano, De Gregorio e Lavitola a Napoli, Tarantini a Bari).

Intanto, l’ologramma di Napolitano a Palazzo Chigi, Enrico Letta, è tornato dalla visita ufficiale negli Usa con le ossa rotte, ridotto al ruolo dello Spaventapasseri del Mago di Oz di fronte all’assemblea delle Nazioni Unite. Tutta colpa del contemporaneo annuncio di dimissioni di massa preteso dal Cavaliere con aggiunta di ovazione bulgara dei suoi servi devoti. Oggi Letta incontra il suo datore di lavoro al Quirinale per cercare almeno di capirci qualcosa, e intanto ha annunciato che “serve un chiarimento nel governo e in parlamento: voglio decidere insieme a Napolitano le modalità. Voglio che tutto accada davanti ai cittadini”. Solo un chiarimento dunque, ma da un presidente del Consiglio senza quid, che ha commentato mestamente le drammatiche vicende delle ultime ore (“Quanto accaduto ieri è un’umiliazione per l’Italia”), non ci si poteva certo aspettare uno scatto di orgoglio, l’imposizione di un voto di fiducia immediato per inchiodare Berlusconi e i suoi alle proprie responsabilità.