Letta chiede la fiducia a Renzi: un patto per il 2014

Il governo chiederà al Parlamento un nuovo voto di fiducia, ma solo dopo l’8 dicembre, giorno delle primarie Pd. Da Vilnius in Lituania, dove si trovava per un vertice europeo, Enrico Letta si è detto convinto di ottenere “una nuova fiducia che rafforzerà il governo”. Giudizio ribadito da Venezia, durante il Congresso Nazionale Socialista dove il premier si è lasciato andare ad uno sfrenato ottimismo quando ha parlato di “svolta” per il governo e per l’Italia nel 2014. Il passaggio nelle due Camere, in effetti, non dovrebbe nascondere trabocchetti, considerati i 171 voti già ottenuti al Senato sulla legge di Stabilità che potrebbero presto salire a 174-175. Non tutto però potrebbe filare liscio come auspicato da Letta.

Eliminato Berlusconi dal Parlamento, adesso l’ostacolo più insidioso per la tenuta del governo Letta-Alfano si chiama Matteo Renzi. Non a caso il premier ha rinviato al post-primarie Pd il voto di fiducia imposto da Napolitano. Inevitabile dover fare i conti con lo scalpitante segretario in pectore per non dover assistere, primo caso nella storia italiana, ad un governo di fatto monocolore Pd (appoggiato da Ncd, Ppi e Sc) buttato giù dallo stesso Pd. Negli ultimi giorni -compresa la serata di ieri durante il confronto a tre su Sky con Cuperlo e Civati- Renzi ha continuato a mettere paletti e porre condizioni affinchè il nuovo Partito Democratico dominato dai renziani continui a tenere in vita Letta e i suoi ministri.

 Immancabile il mantra, divenuto un tormentone televisivo, sul governo del “Fare” che se resterà immobile dovrà andare a “casa”. Decisa anche la presa di posizione sul tema della cancellazione del porcellum. “Ancora qualche giorno e poi la portiamo alla Camera questa benedetta legge elettorale. E si fa sul serio”, ha detto Renzi che ha anche fatto capire di non voler vedere l’Italia schiacciata dai diktat europei sulla stabilità dei conti. Nonostante la serenità mostrata da Letta, l’arrivo di Renzi fa paura. Un sondaggio commissionato a Ixè dalla trasmissione Agorà di Rai3 vede il nuovo fenomeno del centro-sinistra schiacciare gli avversari con il 56% delle preferenze contro il 23 di Cuperlo e il 13 di Civati.

Con l’ambizione renziana pronta a prendere il comando del Pd, Letta è costretto a correre ai ripari puntando tutto su un patto con Renzi per il 2014. Patto dal quale passa il nuovo voto di fiducia che il presidente Giorgio Napolitano ha ritenuto onesto concedere agli sconfitti di Forza Italia dopo l’incontro avvenuto al Quirinale con la delegazione berlusconiana guidata da Brunetta e Romani. Obbligatorio dunque attendere l’8 dicembre per ascoltare le “condizioni” che Renzi porrà sul tavolo della trattativa. Ecco perché, per non rimanere schiacciato, il capo del governo ha cercato di pubblicizzarsi al meglio dichiarando che “il prossimo anno l’Italia avrà finalmente il segno più, con l’avvio della crescita e la fine dell’emorragia dell’occupazione che ci angoscia, e con le riforme”.

Quale arma migliore se non quella di prendersi i meriti della ripresa economica –anche se finora nascosta agli occhi dei comuni mortali- per bloccare sul nascere la corsa di Renzi verso elezioni anticipate? Letta Nipote è scaltro, conosce da sempre la politica, ha avuto come mentore lo Zio Gianni e si è fatto ancora più accorto da quando siede a Palazzo Chigi. “Il 2013 è un anno che abbiamo giocato in difesa, sotto assedio come eravamo” ha aggiunto durante l’incontro Socialista, con un chiaro riferimento al senso di liberazione provocato dalla cacciata di Berlusconi dal Palazzo e di FI dalla maggioranza. Ma il premier dalla verve inusuale è destinato presto a scontrarsi col rullo compressore mediatico Matteo Renzi.

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