Legge di Stabilità: Alfano non vota la fiducia e la decadenza di B. slitta

alfano berlusconi alleatiAlfano e Ncd sono contrari al voto di fiducia sulla legge di Stabilità calendarizzato al Senato per martedì. Un favore a Berlusconi la cui decadenza è prevista per il giorno successivo. Una tegola imprevista per Letta, costretto ad allungare i tempi della discussione della manovra economica. Strada aperta dunque per il rinvio del voto sulla decadenza del Cavaliere. Silvio Berlusconi e Angelino Alfano sembravano aver avviato due percorsi separati con la scissione tra Forza Italia e Nuovo Centrodestra, ma per il momento continuano a rimanere alleati all’interno di un centro-destra divenuto di lotta e di governo. Inaccettabile per gli alfaniani forzare i tempi della legge di Stabilità a Palazzo Madama solo per liberarsi al più presto possibile di Berlusconi, rinviando poi la modifica di una legge colabrodo nel passaggio alla Camera.

Il voto al Senato sulla decadenza era stato confermato per il 27 novembre dal presidente Pietro Grasso, ma la contromossa di Alfano mischia le carte in tavola. Certo, i guai per il Cavaliere sembrano non finire mai. Giovedì sono uscite le motivazioni della sentenza del processo Ruby. Una mazzata sul morale del rifondatore di FI, descritto come il libidinoso organizzatore dei bunga-bunga di Arcore a cui partecipava anche la minorenne Karima el Mahroug, e non come il munifico ospite di presunte cene eleganti. Le ragioni dei giudici di Milano, oltre a confermare, non si capisce come, che B. “ha fatto sesso con Ruby oltre ogni ragionevole dubbio”, hanno alimentato i timori del Cavaliere di essere arrestato per corruzione di testimoni (Ruby ter) non appena scatterà la decadenza.

 

“Mi convinco sempre di più che finirò in galera, solo così si fermeranno”, avrebbe commentato Berlusconi, aggrappato adesso alla speranza del rinvio della decadenza prospettato da Alfano. “Ci vuole il tempo che ci vuole – dichiara il vicepremier – la legge di Stabilità riguarda milioni di italiani e non si può mettere la fiducia e votarla in due giorni perché mercoledì il Pd vuole far decadere Berlusconi da senatore”. Quello di Ncd potrebbe però rivelarsi anche un doppio gioco visto che, anche in caso di decadenza dell’ex Padrone, non è in discussione l’appoggio al governo Letta.

Da parte sua, Forza Italia è costretta a cercare lo scontro con Grasso in punta di diritto e procedura, non potendo più sfoderare l’arma spuntata della crisi di governo. A parere del presidente del Senato “non si ravvisano gli estremi per una nuova convocazione del Consiglio di Presidenza ai fini del prosieguo di un dibattito su una questione già dichiarata formalmente chiusa il 6 novembre”. Ma i senatori forzisti la pensano diversamente, convinti che le violazioni del regolamento avvenute durante la camera di consiglio della Giunta per le Elezioni (il caso Crimi) meritino un ulteriore approfondimento. “Anche se ritenesse chiusa la faccenda della violazione del regolamento resta sul tappeto la questione di definire quale sia l’organo competente a decidere sulle violazioni del regolamento”, recita la senatrice azzurra Elisabetta Casellati con una “supercazzola” degna del miglior Ugo Tognazzi.

Intanto i falchi come Verdini, Dell’Utri, Fitto e Santanché si preparano a scendere in piazza a sostegno del leader. Una prima volta il 27 novembre con un sit-in di fronte a Palazzo Madama, e poi con una manifestazione dei club Forza Silvio prevista a Milano l’8 dicembre. Stesso giorno delle primarie Pd. Ma l’impressione, o la speranza dei fedelissimi, è che il Cavaliere stia attendendo il post 27 novembre per rovesciare il tavolo con l’ennesimo colpo a sorpresa. Intanto non resta che sperare nell’iniziativa dilatoria di Angelino il “senza quid”. Prospettiva poco rassicurante.

Ruby bis: il bunga-bunga di Ghedini e Longo

Adesso che anche il trio Minetti-Fede-Mora ha subito una pesante condanna in primo grado nel processo  Ruby bis, le carte da giocare rimaste in mano alla difesa di Silvio Berlusconi cominciano a diventare sempre di meno. Accuse di induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile (quella di Ruby, 17enne nel 2010 all’epoca dei fatti contestati), che sono valse 7 anni di carcere all’ex agente dei vip Lele Mora. Anche il vecchio Emilio Fede, orfano del suo Tg4 e dello scouting di ragazze da “offrire al drago” (Veronica Lario dixit), si è beccato 7 anni  di disgrazie. I giudici hanno sentenziato che Fede con le minorenni non c’entrava niente, anche se era stato proprio lui a “scoprire” la giovane Karima.

Dei 5 anni a Nicole Minetti si è detto e scritto già tutto: lei non sfruttava le prostitute destinate a sopire la fame del Caimano, ma le “briffava” solamente, limitandosi a gestire il traffico di via Olgettina. Fino a qui la conferma di un impianto accusatorio che è già valso la condanna a 7 anni del protagonista delle serate bunga-bunga, Silvio Berlusconi, giudicato colpevole in primo grado in uno stralcio dello stesso procedimento. Il bello, o il brutto, è che la brama di impunità di Silvio ha finito per trascinare nel baratro dell’illegalità anche i suoi fedeli avvocati-parlamentari Niccolò Ghedini e Piero Longo. Due principi del foro al di sopra di ogni sospetto, almeno fino a ieri quando i giudici milanesi hanno ordinato la trasmissione degli atti alla procura “in relazione agli indizi di reità ravvisati con particolare riguardo a quanto accaduto il 6-7 ottobre 2010, il 15 gennaio 2011”.

 

Tradotto in Italiano: Longo, Ghedini e il boss Berlusconi sono sospettati di aver tentato di inquinare la regolarità del processo e adesso rischiano un infamante rinvio a giudizio (l’ennesimo per B.). Gli azzeccagarbugli di Arcore avrebbero prima convinto le ospiti delle cene eleganti a firmare dei verbali pre-compilati, spacciati per indagini difensive. Gli inquirenti ne trovarono alcune copie proprio nel residence Olgettina durante una perquisizione il 14 gennaio 2011. Documenti talmente taroccati da confondersi tra loro, visto che la dichiarazione scritta di Barbara Guerra fu scovata a casa di Marystelle Garcia Polanco. Ma il lavoro sporco del foro berlusconiano non si sarebbe esaurito qui.

Sempre durante il fatidico 15 gennaio 2011, frotte di ragazze vennero convocate a villa San Martino con l’intento di mettere a punto una strategia difensiva. Questa almeno la versione di Ghedini e Longo che, invece, non ha convinto i magistrati secondo i quali la volontà del clan Berlusconi sarebbe stata quella di indirizzare le testimoniante in direzione della versione “burlesque” o “cene eleganti”. Per oliare il sistema ci si sarebbe serviti di tanto denaro, necessario per pagare la “retta” alle ragazze e, soprattutto, per fare tenere loro la bocca chiusa (possibilmente per sempre). L’ultimo punto attenzionato dagli inquirenti è l’interrogatorio privato di Ruby, avvenuto il 6 ottobre 2010, quasi un mese prima che scoppiasse sui media lo scandalo bunga-bunga.

Semplici, e legali, indagini difensive, hanno sempre ripetuto Ghedini e Longo. Ma a quei tempi nessuna indagine era ancora partita ufficialmente. A spiegare meglio di qualsiasi giro di parole quella serata “allucinante” sono comunque le parole (intercettate) pronunciate al telefono da Luca Risso, divenuto poi il padre della figlia di Ruby. Insomma, proprio una bella gatta da pelare per i due avvocati ancora convinti di essere chiusi nella loro bolla dorata. “La decisione del Tribunale di Milano nel processo cosiddetto Ruby bis di inviare gli atti per tutti i testimoni che contrastavano la tesi accusatoria –scrivono i due legali- già fa ben comprendere l’atteggiamento del giudicante. Ma inviare gli atti ai fini di indagini anche per il presidente Berlusconi e per i suoi difensori è davvero surreale”. Già, perché, dimenticavamo, i giudici invitano la procura ad indagare per falsa testimonianza tutti i testimoni della difesa nel processo Ruby bis. Da Mariano Apicella a Barbara Faggioli, passando per i nomi noti delle Olgettine come Iris Berardi, le gemelle Concetta ed Eleonora De Vivo, Raissa Skorkina, Alessandra Sorcinelli e le altre. Proprio una bella compagnia per Longo e Ghedini.

7 anni per Ruby: Berlusconi tiene in ostaggio il governo Letta

I 7 anni di reclusione a cui è stato condannato Silvio Berlusconi dal Tribunale di Milano rappresentano un segno dei tempi: la crisi del berlusconismo e la fine di un ventennio di equilibri politici legati alle sorti del Cavaliere. L’onta della condanna in primo grado per prostituzione minorile e concussione per coscrizione (e non per induzione come aveva chiesto l’accusa) non solo mette in discussione il futuro del governo dell’inciucio Letta-Alfano, ma seppellisce definitivamente la credibilità del capo del Pdl all’estero, considerando che la stampa straniera lo paragona ormai ad un furfante qualsiasi, ma con un tocco di bunga-bunga in più degli altri.

Berlusconi, dal canto suo, ha reagito nell’unico modo che gli era strategicamente possibile, rinnovando per il momento la fiducia all’esecutivo di Letta Nipote: “Non è soltanto una pagina di malagiustiziaha detto il Cavaliere–. È un’offesa a tutti quegli italiani che hanno creduto in me e hanno avuto fiducia nel mio impegno per il Paese. Ma io, ancora una volta, intendo resistere a questa persecuzione perché sono assolutamente innocente e non  voglio in nessun modo abbandonare la mia battaglia per fare dell’Italia un Paese davvero libero e giusto”. A rendere più chiare le intenzioni del clan Berlusconi ci ha pensato a caldo Maurizio Gasparri che, invece di minacciare l’Aventino come aveva fatto mercoledì scorso dopo la decisione della Consulta sul processo Mediaset, ha cambiato canzone e ha dichiarato: “Il governo durerà se opererà bene sull’economia”.

 

Battaglia su Iva e Imu usata come una foglia di fico che serve a coprire l’evidente necessità di Berlusconi di prendere tempo, riparandosi sotto il cappello della solidarietà istituzionale garantita dal presidente Napolitano e personificata dal governo dell’inciucio Letta-Alfano. Un Cavaliere ancora statista che lascia che a mordere siano i suoi servi devoti i quali si stanno esibendo in un circo di acrobazie dialettiche pur di apparire più lealisti del re e conquistarsi, così, un posto nel ristretto Pantheon berlusconiano. Una carrellata di dichiarazioni da trattato di psicologia. Santanchè: “È una vergogna, c’è un disegno criminale nei confronti del nostro leader”. Brunetta: “Oggi in Italia abbiamo paura di questa giustizia aberrante. La giustizia è morta a Milano”. Ghedini:“Sentenza al di fuori della realtà”. Alfano: “L’ho invitato a tenere duro”. Cicchitto: “Una sentenza da tribunale speciale, gravissima, lo Stato di diritto è finito” (per informazioni chiedere ai tanti Stefano Cucchi). Fa ancora di più Giuliano Ferrara che ha convocato per oggi a piazza Farnese a Roma una manifestazione dal titolo eloquente: “Il giorno del pentimento e della solidarietà”. Amen.

Non il minimo dubbio riesce a scalfire la granitica fede dei berlusconiani nel prescelto di Arcore. Neppure il fatto che 32 dei testimoni chiamati da Ghedini –tra i quali gli onorevoli Ronzulli, Puricelli, Rossi e Valentini, la funzionaria della questura Iafrate e molte olgettine– rischiano adesso un’accusa di falsa testimonianza in merito alle “cene eleganti”. Mercoledì prossimo è prevista comunque una riunione dei vertici Pdl per decidere sul da farsi. Hanno invece le idee chiare i nemici storici del Cavaliere. Il Pd, nel frattempo diventatone amico e alleato, decide di non decidere e rimanere nel guado delle larghe intese affidandosi ad una fredda nota: “Il Pd prende atto della sentenza ed esprime rispetto per l’autonomia della magistratura”. Toni apocalittici, invece, per Niki Vendola: “Penso che si conclude qui la storia di un conflitto con la magistratura durato 20 anni”. Cocludiamo con le dichiarazioni della cittadina Ruocco del M5S. Punto di vista grillino che riassume il pensiero dell’italiano medio: “L’Italia è ostaggio dei problemi personali di un signore e intanto la crisi economica provocata dai partiti si fa sempre più drammatica”.