Provenzano via dal 41bis. Dibattito aperto da Santoro

Il padrino di Cosa Nostra Bernardo Provenzano non sarebbe più in grado di sostenere il regime di carcere duro imposto dalla legge 41bis. E in effetti, dopo aver preso visione del video diviso in due parti, mandato in onda giovedì 23 maggio dalla trasmissione de La7 Servizio Pubblico, condotta da Michele Santoro, il dubbio sulla gravità delle condizioni psico-fisiche di Zu Binnu diventa quasi una certezza. I due filmati in questione mostrano Provenzano a colloquio con i familiari. Il primo video risale al 19 maggio 2012, a dieci giorni esatti dal presunto tentativo di suicidio del boss per mezzo di una busta di plastica avvenuto il 9 maggio nel carcere di Parma.

È il figlio maggiore Angelo, già intervistato dalla giornalista Dina Lauricella alcuni mesi fa proprio per lanciare un appello sulla gravità delle condizioni di papà Bernardo, a provare a dialogare con lui attraverso il vetro di protezione. Ma Provenzano si dimostra solo una persona anziana, con molte rotelle fuori posto, incapace persino di appoggiare la cornetta dell’interfono all’orecchio in modo corretto. “Dio mio cosa ho fatto” dice Provenzano con un filo di voce al figlio e alla compagna Saveria Benedetta Palazzolo, dimostrando comunque di non ricordare nulla e di non rendersi conto di quanto accadutogli (difficile riesca a recitare come il miglio De Niro).

La versione dell’amministrazione penitenziaria è che il cosiddetto tentativo di suicidio non sia nient’altro che una messa in scena per sfuggire al 41bis. Ma le immagini mandate in onda da Santoro parlano impietosamente chiaro. Tesi supportata anche dalle decisioni prese dal tribunale di Palermo che ha stralciato la posizione del superboss, in quanto ritenuto incapace di intendere e volere, dal procedimento penale sulla trattativa Stato-mafia che si aprirà nel capoluogo siciliano il 27 maggio prossimo. Decisione presa dopo un altro “incidente” capitato allo Zio verso la fine di dicembre del 2012. Una caduta dal letto con conseguente trauma cranico, un vistoso ematoma e un coma durato alcuni giorni. Circostanza comprovata dal secondo video mandato in onda da Servizio Pubblico dove questa volta è il figlio minore Francesco Paolo a tentare, inutilmente, di far tornare alla lucidità quello che fu il capo della Mafia per quasi mezzo secolo.

 

Strani incidenti oppure una violenza premeditata per impedire a Provenzano di parlare? Le voci su un suo possibile pentimento si rincorrono infatti da qualche mese. Eventualità che potrebbe produrre un terremoto politico-giudiziario sui misteriosi fatti del biennio stragista 1992-’93. Logico che qualcuno abbia voluto prendere le sue precauzioni. Circostanza confermata dallo stesso Provenzano che al figlio dice “pigghiai legnate”, salvo poi correggersi e parlare di caduta accidentale. Ecco come il tribunale di Bologna motiva il rifiuto di trasferire il detenuto Provenzano dal regime di 41bis ad una struttura sanitaria: “È stato approntato un piano di assistenza per garantire le cure fisiatriche, l’assistenza per atti quotidiani compresa l’alimentazione, le visite periodiche e le mobilizzazioni per evitare le piaghe da decubito. Infine la più recente documentazione dà conto della difficoltà a sostenere un colloquio”.

In pratica, un vegetale al 41bis. Circostanza inumana che è stata sottolineata anche da un insospettabile Bruno Vespa, ospite di Servizio Pubblico, il quale, scioccato dalle immagini di un uomo così prostrato, si è abbandonato ad una critica severa del sistema carcerario italiano. Un Vespa inedito che ha offerto anche una chicca al pubblico santoriano. Il giorno degli attentati alle chiese di Roma, era il 1993, il vespone riuscì ad intrufolarsi nel trio Scalfaro, Wojtyla, Parisi (l’allora capo della Polizia), recatosi in visita alla basilica di San Giovanni,  per ricevere da quest’ultimo una confidenza raggelante: “Le bombe del 1992 erano stabilizzantiriferisce Parisi ad un esterrefatto Vespaquelle di oggi sono più pericolose perché destabilizzanti”. In pratica una involontaria confessione dell’esistenza della Trattativa e del ricorso alle “bombe buone” al fine di destabilizzare per stabilizzare come nella migliore tradizione della strategia della tensione in Italia. Intanto Provenzano è stato reso inoffensivo.

Annunci