Gli ineleggibili Grillo e Berlusconi

“Il Pd vuole eliminare me e Grillo”. Così Silvio Berlusconi ha accusato gli alleati di governo dagli schermi di Studio Aperto. L’ultimo atto della commedia parlamentare che ha per protagonista l’ineleggibilità non solo di Silvio Berlusconi, ma anche di Beppe Grillo, si è svolto nel tardo pomeriggio di martedì quando è stata rinviata alla prossima settimana la seduta della Giunta delle elezioni del Senato che avrebbe dovuto votare il suo presidente. Passaggio dirimente perché, come vuole la prassi, la presidenza di questo organismo dovrebbe venir assegnata alle opposizioni, così come quelle del Copasir e della Vigilanza Rai. Come tutti sanno, la Giunta avrebbe la possibilità di mettere all’ordine del giorno la questione dell’ineleggibilità in parlamento di Silvio Berlusconi in quanto concessionario di licenze pubbliche (in questo caso quelle televisive).

Compito che spetta appunto al presidente. Ecco perché il Pdl è pronto a fare carte false pur di non ritrovarsi un vendoliano o, peggio ancora, un incontrollabile grillino su quella poltrona così bollente. In teoria la strana maggioranza formata da Pd e Pdl aveva i numeri (8 + 6) per eleggere già ieri il leghista Raffaele Volpi (la Lega entrata in parlamento solo grazie all’alleanza con Berlusconi che si astiene sul voto di fiducia a Letta per accaparrare per la casta anche i posti destinati alle opposizioni. Uno scandalo). Ma il voto in commissione è segreto e la paura dei cani sciolti e dei franchi tiratori di un Pd allo sbando ha convinto i berlusconiani a chiedere un rinvio. Dal segreto dell’urna sarebbe potuto uscire fuori il nome di Mario Giarrusso del M5S. Era necessario prima un accordo (scritto?).

 

E pensare che la questione dell’ineleggibilità di Silvio Berlusconi in base ad una legge del 1957, ancora vigente ma mai applicata dal 1994, erano stati proprio quelli del Pd a ritirarla fuori dal cilindro. In particolare, era stato il capogruppo Democratico al Senato, Luigi Zanda, a lanciare il sasso nello stagno in più di un’occasione, salvo poi trincerarsi dietro la risibile scusa di aver parlato a titolo personale. Fatto sta che la palla al balzo del Caimano ineleggibile è stata subito colta da quei pericolosi sobillatori dei 5Stelle. “Noi siamo disposti a votare l’ineleggibilità di Berlusconi in commissione”, aveva fatto subito sapere il capogruppo grillino in scadenza Vito Crimi.

Logico che la tentazione di liberarsi una volta per tutte di Berlusconi -imbattibile alle elezioni almeno da un partito di centro-sinistra come il Pd, diventato democristiano con Letta- solletichi i più biechi istinti di conservazione degli ex comunisti. Ma di mezzo c’è il governo di larghe intese, o dell’inciucio, di Enrico Letta e la spada di Damocle delle dimissioni di Napolitano in caso di rottura della tregua istituzionale. È così che, per sfogare le voglie represse, lo stesso Zanda, questa volta con la bella compagnia della poltrona vivente Anna Finocchiaro, ha pensato bene di uscirsene con la riproposizione di un disegno di legge della scorsa legislatura che, in pratica, se approvata, impedirebbe ai “movimenti” di candidarsi alle elezioni, a tutto vantaggio dei partiti tradizionali.

Un’iniziativa del tutto fuori tempo e fuori luogo. Siccome per “movimenti” si deve leggere Movimento5Stelle, la reazione di Grillo sul blog è stata lapidaria ed immediata: “Il MoVimento 5 Stelle non è un partito, non intende diventarlo e non può essere costretto a farlo. Se la legge anti MoVimento di Finocchiaro e Zanda del pdmenoelle sarà approvata in Parlamento il M5S NON si presenterà alle prossime elezioni. I partiti si prenderanno davanti al Paese la responsabilità di lasciare milioni di cittadini senza alcuna rappresentanza e le conseguenze sociali di quello che comporterà”. Pare che Zanda, a un passo dalla follia, si sia risoluto a promettere il ritiro del ddl. Ma la Finocchiaro no. Completamente invasata dalla furia iconoclasta (sua e del suo partito però!) la parlamentare da 25 anni ha deciso per ora di tirare dritto: “Per quanto mi riguarda il testo non verrà ritirato”. Urge suicidio assistito.

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