Scioperi, rifiuti e corruzione: Roma caput mundi del degrado

Ara Pacis MeierIl sindaco di Roma Ignazio Marino deve dimettersi al più presto. La Capitale d’Italia, meta ogni anno di milioni di turisti da tutto il mondo, non è più degna di rappresentare il nostro paese. La corruzione dilagante nelle aziende municipalizzate, l’incapacità di gestire la raccolta dei rifiuti e avviare la differenziata, l’emergenza abitativa, il dilettantismo dimostrato nel predisporre un piano di trasporto pubblico, l’aumento esponenziale del traffico privato, il disastro nella gestione dell’ordine pubblico durante i cortei, i mostri architettonici come l’Ara Pacis di Meier e, da ultimo, lo sciopero dei dipendenti comunali che rischiano di vedersi ridotto lo stipendio, rappresentano un marchio di infamia per l’inquilino del Campidoglio.

Non che tutta questa sfilza di colpe sia ascrivibile al simpatico medico genovese, una meteora trattata come un corpo estraneo persino dal suo partito, il Pd a trazione renziana. I problemi di Roma affondano le loro radici nei decenni che hanno seguito il dopoguerra, quando il territorio capitolino venne sventrato e violentato dai palazzinari, avvantaggiati da piani regolatori preparati da amministratori compiacenti. Marino non c’entra nulla nemmeno con la Parentopoli delle società municipalizzate come Atac, Acea e Ama. Una cascata di posti di lavoro e poltrone dirigenziali piovuta addosso a migliaia di raccomandati che ha finito per svuotare le casse comunali.

Ma partiamo dalla fine. Venerdì 6 giugno i romani hanno trovato chiusi gli sportelli comunali, sprangati gli asili per mancanza di maestre e le strade senza i vigili urbani (non una grande novità a dire il vero). I dipendenti del Campidoglio erano in corteo per difendere il salario accessorio che Marino non ha ancora garantito. Roba da “garantiti”, appunto, se confrontato con le condizioni di migliaia di disoccupati, cassintegrati, sfrattati e nuovi poveri presenti a Roma, ma pur sempre una questione di guerra tra poveri sui quali viene scaricata la dolosa incompetenza delle amministrazioni comunali. Carraro, Veltroni, Rutelli, Alemanno, Marino, tutti in egual modo colpevoli insieme ai loro predecessori della Prima Repubblica. Ma le responsabilità ricadono giocoforza sul primo cittadino in carica.

È vero che Marino solo pochi giorni fa ha vinto la battaglia dell’Acea, riuscendo a mettere in minoranza il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone nella gestione della società dell’acqua. Il sindaco ha ottenuto, almeno sulla carta, una riduzione degli sprechi ma, oltre alle belle parole di condanna per la vecchia gestione, non si è azzardato a formulare una proposta di ristrutturazione dell’azienda che preveda di mandare a casa tutti gli amici degli amici.

Stesso discorso vale per Atac. L’azienda che (non) gestisce lo scadente trasporto pubblico capitolino è al centro di diversi scandali come quello dei biglietti clonati, della già citata Parentopoli e delle presunte tangenti sui filobus che ha coinvolto l’esx sindaco Alemanno. Nessuna responsabilità di Marino, si dirà, ma l’anonimo “Ignazio” è lì a girare in bicicletta con tanto di caschetto e scorta a due ruote, promettendo che a Roma la circolazione stradale sarà presto simile a quella di Amsterdam. Il risultato per ora sono bus e treni vecchi, rotti, insufficenti, maleodoranti e un caos generalizzato nei trasporti.

Il dossier rifiuti rimane comunque quello più scottante. È di questi giorni la notizia (ma i romani se ne sono accorti di persona) che la raccolta dell’immondizia procede a singhiozzo a causa della parziale chiusura di alcuni termovalorizzatori. Un’altra tegola su Ama dopo la chiusura di Malagrotta, l’arresto di Manlio Cerroni, la raccolta differenziata inchiodata al 30% e il recente scandalo di Capodanno quando le immagini dei maiali che grufolano nella monnezza fecero il giro del mondo. Di fronte a questo fallimento amministrativo e gestionale, che in confronto un suk arabo pare gli Champs-Élysées, Marino non sa fare altro che lamentarsi e alzare la voce contro il governo e gli altri responsabili del disastro di Roma Capitale. Lui escluso, naturalmente.

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La Grande Monnezza: Roma deve fallire

grande monnezzaIl decreto Salva Roma ter, approvato dal governo Renzi il 28 febbraio scorso, sembra aver messo al sicuro la Capitale d’Italia da un vergognoso fallimento. Ma sono in molti a pensare, soprattutto tra quelli che la città la vivono ogni giorno, che Roma non meriti di essere salvata. Tutta colpa dei romani stessi e di chi ha amministrato “la città più bella del mondo” negli ultimi decenni. Sebbene le star di Hollywood siano state convinte dal bravo regista Paolo Sorrentino che Roma sia ancora La Grande Bellezza, la realtà è ben più amara: Roma è sì caput mundi, ma a causa della Grande Monnezza, fisica e morale, che la ricopre.

D’altronde, la Grande Monnezza di Roma è sotto gli occhi di tutti, dal Centro alla periferia. Trasporto pubblico scarso e inefficiente. Autobus e metro luridi e maleodoranti. Opere pubbliche bloccate da tangenti e corruzione. Servizi al cittadino di una inefficienza imbarazzante. Traffico tentacolare, amplificato dalla condotta criminale degli automobilisti, nonché dalla connivenza  e dalla corruzione dei vigili urbani. Sporcizia dappertutto, cassonetti dell’immondizia più sporchi dell’immondizia stessa. Raccolta differenziata quasi inesistente. E poi, deiezioni canine ovunque, mischiate ad un livello di ignoranza e di intolleranza verso il prossimo da fare paura. Un quadro sconcertante.

Scongiurato per il momento il fallimento, il rischio adesso è quello di vedere i nuovi fondi stanziati inghiottiti dalla melma del familismo politico che satura i Palazzi romani e che l’ex candidato sindaco Alfio Marchini descrive così a Radio24: “Ultimamente a Roma si coglie un altro aspetto molto inquietante. Un crescente clima mafioso, dove sembra che la cosa più importante sia avere l’amico giusto al posto giusto”. In questo clima, il governo si impegna a garantire 600 milioni di euro alle disastrate casse del Comune di Roma, ma quella firmata da Renzi non è una cambiale in bianco. In cambio, quel permaloso di Matteo – che si è legato al dito la minaccia del sindaco Marino di “bloccare Roma” se il governo non fosse intervenuto a seguito del ritiro del Salva Roma bis – pretende dal Campidoglio un piano di rientro da presentare entro 120 giorni e da sottoporre al giudizio della trojka premier-Economia-Interni. In pratica, un commissariamento de facto della Giunta Marino da parte del governo.

Il piano triennale di Palazzo Chigi impone il blocco delle assunzioni nelle società municipalizzate. Le più grandi sono Atac e Ama che dovranno sottostare a norme ferree sull’acquisto di beni e servizi. Una sorta di spending review in stile Cottarelli che sostituisca la “centrale unica di acquisto”, divenuta il pozzo senza fondo della Capitale. Le municipalizzate potrebbero vedere liberalizzata la gestione dei servizi di trasporto pubblico locale e di raccolta dei rifiuti. Proprio il caso dei due carrozzoni Atac e Ama i quali, dulcis in fundo, subiranno una ricognizione del fabbisogno di personale che potrebbe portare a riduzioni di organico.

Finti licenziamenti da fare nella rigida osservanza degli “strumenti legislativi e contrattuali esistenti” e “nel quadro degli accordi con le organizzazioni sindacali”, quando a Roma lo sanno anche i sassi che in Ama e Atac sono entrati nel corso degli anni migliaia di raccomandati, di Destra come di Sinistra. Torme di fannulloni segnalati dagli amici di Alemanno, Veltroni e Rutelli che in altri tempi qualcuno avrebbe spedito subito a “mietere il grano”, ma che, nel peggiore dei casi, si vedranno spostati ad altra mansione o prepensionati senza averne maturato il diritto. Per non parlare poi degli scandali come quello dei falsi biglietti Atac, delle tangenti sui filobus o quello dei maiali tra i rifiuti.

Stesso discorso per le piccole municipalizzate come Zetema e Risorse per Roma: loro rischiano di essere messe in liquidazione, ma con tutti i paracadute del caso aperti per i dipendenti di casta. Caso a parte, invece, quello di Acea. I suoi conti sembrano apparentemente più in ordine, ma è in corso una guerra tra Comune e soci privati (Caltagirone, Suez) che potrebbe portare ad un cambio di management durante l’Assemblea degli azionisti del 14 aprile prossimo.

Ma siamo proprio sicuri che, finita l’emergenza, i capi bastone che controllano le municipalizzate non riprenderanno la loro opera di lottizzazione? Meglio allora sarebbe abbandonare Roma al fallimento e provare a ricostruire da una tabula rasa, proprio come fece Nerone. Magari sotto il controllo dei cittadini e non dei soliti protagonisti di scandali a ripetizione.

Il Capodanno di Roma sommersa dai rifiuti. AMA accusata di boicottaggio

maiali BocceaRoma è la Capitale più sporca, disordinata e sudicia d’Europa. Una vera e propria discarica a cielo aperto che, complici gli ultimi scandali mediatici, ha costretto il sindaco Ignazio Marino a prendere provvedimenti contro i vertici dell’AMA, l’azienda municipalizzata addetta alla raccolta dei rifiuti, divenuta negli anni un immenso carrozzone clientelare mangiasoldi (7.500 dipendenti, di cui molti scaldano una sedia procurata dal politico amico, invece di ramazzare le strade). La giunta straordinaria convocata dal sindaco ha dato via libera alla nomina di un nuovo consiglio di amministrazione entro il 9 gennaio e ha varato un piano da 4,9 mln di euro, perché adesso la priorità è non ripetere a Capodanno gli errori fatti a Natale.

L’emergenza rifiuti del 24 e 25 dicembre, le immagini dei maiali che grufolano tra la monnezza a Boccea, i video girati dai cittadini che documentano la truffa della raccolta differenziata, le vie di centro e periferia coperte di escrementi, cartacce e bottiglie, sono solo la punta dell’iceberg della scandalosa gestione della raccolta dell’immondizia prodotta dai romani.

Che a Roma la raccolta differenziata fosse a livelli da medioevo lo sanno tutti i cittadini, costretti ogni giorno ad utilizzare cassonetti maleodoranti mentre pagano profumatamente l’AMA con la tassa sui rifiuti tra le più care d’Italia. Ma la giunta guidata da Marino è stata costretta a battere un colpo solo dopo il blocco natalizio della raccolta, quando le immagini di una scrofa che con i suoi maialini pasteggiava allegramente vicino ai cassonetti stracolmi nel quartiere Boccea avevano già fatto il giro del web. Figuraccia internazionale che ha costretto i collaboratori del sindaco ad alzare la voce, paventando persino l’ipotesi di un boicottaggio ordito da alcuni dirigenti AMA contro la giunta Marino.

“In Ama c’è qualcuno che rema contro  –  dichiara l’assessore all’Ambiente Estella Marino (nessuna parentela con Ignazio) –  qualcuno che sa che verrà rimosso perché legato al vecchio management e ha sposato la logica del “tanto peggio tanto meglio”. Il nuovo amministratore delegato che dovrà seguire l’Ama h24 riorganizzerà ruoli e funzioni. E queste persone lo sanno”. Ancora più circostanziata l’accusa di Athos De Luca che fa anche i nomi. “I rifiuti ai cassonetti e altri fenomeni di inefficienza sono responsabilità dei dirigenti che non hanno predisposto il servizio adeguato per le feste  –  afferma il consigliere Pd –  sono ancora tutti dirigenti nominati dal vecchio ad Francesco Panzironi, rinviato a giudizio per Parentopoli”.

Mentre la politica si impicca nel solito gioco dello scaricabarile, la città è ridotta peggio delle strade di Calcutta o delle favelas di Rio de Janeiro. Il 1 ottobre 2013 ha chiuso i battenti dopo 35 anni la discarica di Malagrotta, dopo 40 milioni di tonnellate smaltite dal re della monnezza Manlio Cerroni. Risultato: rifiuti sversati in altre regioni, impianti per la differenziata insufficienti e costi aumentati per l’indifferenziata. Uno scandalo mondiale che è costato due denunce all’AMA, una di Legambiente e l’altra della Cgil Lazio.

Il nuovo sistema di raccolta differenziata annunciato nel giugno 2012 con il Patto per Roma è ancora in alto mare (raccolta porta a porta e dell’umido sono un fiasco). L’amministrazione capitolina, poi, si dimostra incapace di far fronte al fenomeno della “raccolta differenziata di strada” fatta soprattutto dai rom. Iniziativa utile in mancanza delle istituzioni, ma che contribuisce ad aumentare i disagi e la sporcizia. Infine, non va taciuta la responsabilità di cittadini e residenti a cui andrebbe assegnata una medaglia per l’inciviltà dimostrata. Ignoranza, mancanza di informazioni ufficiali, cattive abitudini e un completo sprezzo del rispetto per il prossimo (come nel caso dei marciapiedi sommersi dalle deiezioni canine), contribuiscono a fare di Roma la Capitale europea della sporcizia.