Giunta riunita al Senato, Berlusconi minaccia la crisi di governo

Mercoledì 4 settembre 2013, giorno della riunione della Giunta per le elezioni di Palazzo Madama che dovrà decidere sulla futura agibilità politica del leader del centrodestra, Silvio Berlusconi. A dire il vero, per oggi è previsto solo l’ufficio di presidenza della Giunta, il cui compito sarà stilare un calendario delle udienze che avranno come protagonista il Cavaliere. Fresco condannato per frode fiscale, ma risoluto a non mollare la poltrona di senatore a causa delle legge Severino che prevede la decadenza dalle cariche pubbliche (parlamentari compresi) per i condannati a una pena superiore a due anni, Berlusconi sembra disposto a giocarsi tutte le sue carte, anche quella della sfiducia al governo Letta o della richiesta della Grazia.

La prima assise della Giunta si terrà, come previsto da tempo, il 9 di settembre. A questo proposito, risale a martedì l’ultimo disperato tentativo di stopparne l’iter da parte di uno dei colonnelli del Pdl, Renato Schifani che, nella veste di capogruppo a Palazzo Madama, ha chiesto formalmente al presidente Pietro Grasso di sostituire i membri della Giunta che, a suo dire, avrebbero già palesato le loro intenzioni, anticipando in questo modo la “sentenza” su Berlusconi. “E’ di tutta evidenza che la violazione degli elementari principi di riservatezza da parte di alcuni membri della Giunta richiede la valutazione del Presidente Grasso sulla esigenza di procedere alla loro sostituzione”, ha comunicato con un sorriso mediatico a 32 denti il dialogante Schifani. “Le continue dichiarazioni del senatore Stefano –ha poi aggiunto il capogruppo Pdl al Senato- sia sui tempi dei lavori della Giunta che sul merito delle sue decisioni, ci preoccupano non poco. Esse infatti non sembrano consone al ruolo di terzietà ed equilibrio al quale Stefano è stato chiamato come presidente di un delicatissimo organo di garanzia”.

 

Una interpretazione della legge e del Diritto a dir poco strumentale, per non dire ad personam, quella del siciliano Schifani che, oltre a minacciare la crisi di governo in caso di decadenza di Silvio, arriva a trasformare i parlamentari della Repubblica, impegnati nella Giunta per le elezioni con alcune funzioni giurisdizionali, niente di meno che in magistrati nel pieno del loro ruolo, obbligati alla consegna del silenzio, stravolgendo così la natura stessa del giudizio politico sulla decadenza, comunque successivo ad una condanna definitiva (quella della Cassazione sui diritti Mediaset) ed espresso da politici di schieramenti diversi. Come se il già citato Dario Stefano di Sel, Mario Giarrusso del M5S, o Felice Casson del Pd, una volta “studiate le carte” potessero convincersi dell’incostituzionalità ad berlusconem della legge Severino (peraltro votata a passo di carica anche dal Pdl solo pochi mesi fa), oppure rilevare un fumus persecutionis postumo, addirittura degno di un ricorso alla Corte di Strasburgo.

Intanto, questa mattina si riunisce l’assemblea del gruppo Pdl al Senato (a proposito, è iniziato il trasloco dalla vecchia sede del Pdl a via dell’Umiltà a quella nuova di piazza San Lorenzo in Lucina, intestata però alla rinata Forza Italia). Oggetto dell’incontro proprio la strategia da mettere in campo per tenere ancora il respiratore acceso al caro leader e, insieme al suo “culo flaccido” (elegante definizione di Nicole Minetti), cercare di mettere al riparo anche i propri di posteriori.

I capi bastone del partito sono in fibrillazione, impegnati in una gara all’ultimo sangue per risultare più lealisti del re. Falchi e colombe. Da Brunetta alla Santanché, dalla Gelmini a Capezzone, passando per Cicchitto, Alfano, Bernini a Bondi, è tutto un coro di devozione per il Capo e ricerca di una sponda nell’alleato Pd attraverso la condivisione del lodo Violante (l’imperscrutabile diritto di Berlusconi di difendersi all’infinito). Il Cavaliere per il momento tace, chiuso nel buen retiro di Arcore, ma sollecitato a “staccare la spina a Letta” dal vecchio alleato leghista Roberto Maroni, convinto che la tattica di logoramento costruita intorno a lui lo porterà presto a fare la fine di Craxi.

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Miccichè denuncia: campagna acquisti del Pd sui senatori Pdl

Il grido di allarme lanciato da Gianfranco Miccichè su un presunto tentativo di compravendita di senatori del Pdl da parte dei nemici-alleati di governo del Pd, in vista di un probabile Letta-bis, arriva proprio nel giorno in cui Silvio Berlusconi stava cercando di ricompattare il partito, mettendo la museruola alle scaramucce mediatiche tra falchi e colombe, sintomo innegabile di una spaccatura all’interno del movimento azzurro sul tema dell’agibilità politica del Padrone. A sentire l’ex plenipotenziario di Forza Italia in Sicilia -uno degli artefici dello storico 61 a 0 nelle elezioni del 2001 e adesso leader del partito satellite Forza Sud– dalle parti di via del Nazareno si starebbero scoprendo le carte prima che Berlusconi riesca a far saltare il banco, allontanando con il ricorso alle urne la discussione sulla sua decadenza da senatore.

La bomba a mano Miccichè la lancia a metà di un umido pomeriggio di fine agosto: “Da parte del Pd, ma non del premier, è in corso una campagna acquisti nel Pdl per un Letta-bis”. Parole che hanno richiamato subito alla mente una ben più famosa accusa di compravendita; quella avanzata dal “pentito” Sergio De Gregorio -l’ex senatore dipietrista passato armi e bagagli nel Pdl contribuendo a dare la spintarella decisiva alla traballante maggioranza prodiana costituitasi nel 2006- proprio nei confronti di Silvio Berlusconi. De Gregorio, secondo molti divenuto delatore per salvarsi la pelle con il patteggiamento, ha coinvolto il Cavaliere in una brutta storia di corruzione all’interno dei Palazzi romani, condita anche dalla comparsa del maggiordomo Walter Lavitola, dotato persino di capienti borse colme di denaro.

Il processo a carico di Berlusconi e soci sulla presunta corruzione di De Gregorio si terrà in autunno a Napoli, mentre il polverone alzato ieri da Miccichè (per la cronaca, sorprendente difensore da Destra della tesi della legalizzazione delle droghe leggere) viene in parte sgonfiato dallo stesso protagonista della vicenda. “Non si tratta di una compravendita basata sui quattriniha aggiunto l’attuale sottosegretario alla P.A.ma su promesse, come ad esempio un posto da sottosegretario, e che coinvolge quanti temono la crisi perché non vogliono andare a casa e hanno paura di non essere ricandidati”. Nessuna condotta da codice penale, dunque, ma semplicemente “alcune colombe del Pd che parlano con quelle del Pdl condividendo l’idea che una crisi sarebbe assurda”.

 

Corruzione o compravendita, campagna acquisti o calciomercato che sia, fatto sta che il sasso lanciato nello stagno dal navigato politico di Trinacria ha fatto un rumore molto simile a quello di un messaggio cifrato. La spaccatura tra falchi e colombe pidielline non è infatti frutto di fantasie giornalistiche, ma uno specchio fedele della realtà. Miccichè ha voluto di proposito mettere il dito nella piaga del Gesù Cristo di Arcore (copyright di Angelino Alfano) per assicurarsi un posto nel paradiso della rinascente Forza Italia. La rottura tra filogovernativi e SS berlusconiane anticipata domenica scorsa da Daniela Santanchè è stata, infatti, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, costringendo la badante Berlusconi a sgridare i riottosi pargoli.

La voce di Arcore è giunta per mezzo di una dichiarazione ufficiale pubblicata dalle agenzie di stampa. “Si smetta di fornire alibi alle manipolazioniscrive Berlusconi in persona– In questa situazione di difficoltà per il nostro Paese e di confronto tra le forze politiche, il dibattito all’interno del Popolo della Libertà, che nasce come chiaro segnale di democrazia, viene sempre più spesso alimentato, forzato e strumentalizzato dagli organi di stampa”. Il Cavaliere ha paura che le divisioni dei suoi trasformino il day after Letta in un salto nel buio e per questo conclude: “Invito tutti a non fornire con dichiarazioni e interviste altre occasioni a questa manipolazione continua che alimenta le polemiche e nuoce a quella coesione interna, attorno ai nostri ideali e ai nostri valori”. Intanto è il senatore Francesco Scoma è il primo a trovare il coraggio di fare outing antiberlusconiano. Segno dei tempi.