Presidenzialismo di fatto: Napolitano detta l’agenda politica

agenda NapolitanoAltro che Agenda Renzi arrivata per mandare in pensione la “vecchia politica”. A dettare le regole a governo e opposizione è ancora l’Agenda di Giorgio Napolitano. In occasione del tradizionale scambio di auguri al Quirinale con le Alte cariche dello Stato, il presidente della Repubblica non si è lasciato sfuggire l’occasione per pronunciare il consueto monito e riprendere così in mano le redini del governo Letta, mettendo al contempo un freno alle voluttà dell’opposizione grillina e berlusconiana. Napolitano invoca la riforma delle legge elettorale, quella della giustizia. Frena sul voto anticipato. Bacchetta Berlusconi sul “colpo di Stato”, poi cerca di ingraziarselo per non bruciare l’iter delle riforme costituzionali. Si dichiara anche preoccupato per il rischio rivolta degli italiani, esasperati dalla crisi.

Un intervento a tutto campo, da vero presidente del Consiglio o, se vogliamo, da primo cittadino di una Repubblica divenuta di fatto presidenziale. Il monito quirinalizio assume un peso ancora maggiore se si considera il fatto che Napolitano ha voluto chiudere il suo discorso con un chiaro accenno alla possibilità di dimettersi in caso le cose non dovessero andare come (da lui) prospettato. Praticamente un ultimatum per cercare di salvare il governo Letta, reso traballante dalle condizioni poste da Renzi. “Non mancherò di rendere nota – dice l’inquilino del Colle – ogni mia ulteriore valutazione della sostenibilità in termini istituzionali e personali, dell’alto e gravoso incarico affidatomi”. Frase che tradotta dal napolitaner suona più o meno così: “Si fa come dico io, oppure me ne vado”.

Parole che a Matteo Renzi, presente al Quirinale insieme a Letta, non avranno suonato poi così stonate. Panico, invece, dell’austero Letta a cui il mentore Giorgio ha subito offerto una sponda parlando di un governo le cui sorti “poggiano soltanto sulle sue forze e sono legate solo ai rapporti di fiducia con la sua maggioranza”. Il presidente parte poi all’attacco ponendo un veto sulle elezioni anticipate quando afferma che “è importante che l’Italia continui a essere governata in questo 2014. Gli italiani vogliono risposte, non nuove elezioni”. Uno slogan coniato per convincere sia il governo, sia Renzi, sia Berlusconi a sedersi attorno a un tavolo per mettere mano alla legge elettorale e alle riforme costituzionali, queste ultime arenatesi dopo l’uscita dalla maggioranza di Forza Italia.

 

Napolitano rivolge un vero e proprio “appello al partito che il 2 ottobre scorso si è distaccato dalla maggioranza originaria guidata da Letta, perché quella rottura non comporti l’abbandono del disegno di riforme costituzionali”. Re Giorgio considera “fatale” per il Paese mancare all’appuntamento con le riforme di cui stila anche una lista precisa: superamento del bicameralismo paritario, snellimento del parlamento,  semplificazione del processo legislativo, revisione del Titolo V della Costituzione. Toni ultimativi che non sfiorano proprio la sensibilità del Cavaliere al quale, peraltro, viene riservato un trattamento tutt’altro che tenero sulla questione della condanna Mediaset. Napolitano non autorizza Berlusconi “a evocare immaginari colpi di Stato e oscuri disegni” e lo esorta a rispettare le “autonome decisioni della magistratura”. Difficile in questo modo pretendere di contare sul “Berlusconi statista”.

Capitolo a parte è quello dedicato alla riforma della giustizia. Non quella contro i “giudici comunisti” che piacerebbe tanto al guru di Forza Italia, ma una riforma che preveda l’immediato intervento per risolvere l’emergenza sovraffollamento negli istituti di pena. Il presidente punta nuovamente il dito contro le “condizioni disumane delle carceri”, ma questa volta trova la risposta immediata di Letta: oggi in Cdm verrà discussa la proposta del ministro Cancellieri per svuotare le carceri. Poca cosa, ma almeno un segnale.

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