Renzi rottama i quarantenni Letta e Alfano

 

Renzi Letta AlfanoI Renziani lo chiamano patto alla tedesca, Enrico Letta parla invece di Agenda 2014. Fatto sta che Matteo Renzi e i suoi fedelissimi puntano ad essere azionisti di maggioranza dell’accordo politico che il governo Letta-Alfano e il nuovo Pd targato Renzi si apprestano a siglare. Ecco perché da qualche giorno i renziani hanno lanciato un’offensiva mediatica per mettere con le spalle al muro le larghe intese di Palazzo Chigi. Ha cominciato il responsabile Welfare dei Democratici, Davide Faraone, seguito dalle dichiarazioni di Dario Nardella e Ernesto Carbone, due watchdogs del sindaco di Firenze. E, come se non bastasse, ci si è messo lo stesso Matteo a minacciare di rottamazione i “colleghi” quarantenni Enrico e Angelino nel corso di una intervista al quotidiano La Stampa.

Il primo obiettivo dei renziani è quello di prendere in mano il timone del governo, dettando da una posizione di forza (quella dei 3 milioni di voti delle primarie) l’agenda delle cose da “fare” nel 2014. Un patto da stringere con Letta e Alfano non oltre la metà di gennaio, pena il rischio corso da Renzi di tornare ad essere considerato un membro della casta. Al primo posto dei desiderata renziani c’è il Lavoro, declinato all’americana come Job Act. Seguono la rimodulazione degli ammortizzatori sociali, i tagli alla spesa pubblica, i fondi per la scuola, la legge su diritti civili e unioni di fatto, la cancellazione della Bossi-Fini e l’introduzione dello ius soli. Condizioni talmente dure da risultare una sorta di ultimatum, soprattutto per gli alfaniani che, fino a prova contraria, provengono da una cultura di centrodestra.

Tanto per chiarire chi comanda, Renzi e i suoi, pur senza mai nominarlo espressamente, pretendono un rimpasto delle poltrone di governo. Scontate le sostituzioni dei sottosegretari e viceministri berlusconiani (Biancofiore, Santelli, Archi e Miccichè), a rischiare il licenziamento sono la ministra dei Ligresti, Annamaria Cancellieri, ma anche Giovannini, Zanonato, Saccomanni, Bray e persino uno dei cinque ministri Ncd, forse Lupi.

A dare il via al cannoneggiamento renziano dei fragili bastioni del governo Letta era stato sabato scorso Davide Faraone. Da quel di facebook il siciliano Faraone non le aveva mandate a dire a Letta. “Non basta un ritocco, un rimpasto. O si cambia radicalmente o si muore – aveva postato il membro della segreteria Pd – Non elencherò gli errori del passato, ma se metto uno dietro l’altro quelli commessi dal giorno dell’elezione di Renzi viene fuori un filotto impressionante”. Un attacco imbarazzante a cui il premier non ha risposto e a cui, anzi, ha fatto seguito l’intervista di Renzi al giornale torinese.

Il segretario Pd seppellisce vergognosamente la tesi del “trionfo della generazione dei quarantenni”, Alfano compreso, sostenuta da Letta durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno. “Le cose bisogna raccontarle per come stanno. Lui, Enrico, è stato portato al governo anni fa da D’Alema, che io ho combattuto e combatto in modo trasparente; e Angelino Alfano al governo ce l’ha messo Berlusconi, quando io non ero ancora nemmeno sindaco di Firenze – dice Renzi, che poi aggiunge il carico – È vero che loro provengono da una generazione più giovane di quella che li ha preceduti, ma io non voglio assolutamente essere accomunato a loro, integrato in uno schema: io sono totalmente diverso, per tanti motivi. E uno di questi motivi, in particolare, non può esser sottovalutato: io ho ricevuto un mandato popolare, tre milioni di persone che mi hanno votato perché hanno condiviso quel che ho promesso che avrei poi fatto. È per questo che non si può più perder tempo: con l’anno nuovo si passa dalle chiacchiere alle cose scritte. E le prime cose scritte riguarderanno i due temi capitali: il lavoro e le riforme”.

Letta e Alfano sono quarantenni da rottamare nella vision renziana. Anche Nardella parla di “un cambio di passo forte da fare urgentemente”. Mentre Carbone è più tranchant: “Sulle riforme non si è fatto nulla, tranne i caffè tra Violante e Quagliariello, sulla legge elettorale siamo alla farsa. Ribadisco: se il governo Letta va avanti così, è meglio andare a votare”.

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