Guerra ai Professori. L’arroganza dei renziani al potere

renzianiL’ingresso nella stanza dei bottoni evidentemente ha dato alla testa ai renziani. Sul piatto della politica è stata servita la portata delle riforme costituzionali e Matteo Renzi è disposto a tutto pur di passare alla storia come il premier che ha abolito il Senato. Chiunque osa mettere i bastoni tra le ruote al Piano di Rinascita Democratica renziano viene messo alla gogna, come nel caso di Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà, firmatari dell’appello Verso la svolta autoritaria, per i quali Renzi ha usato olio di ricino e manganello. O quello del presidente di Palazzo Madama, Pietro Grasso, randellato mediaticamente dal vice-segretario Pd Deborah Serracchiani.
L’ultima bordata contro i Professori diversamente democratici rispetto ai Renzi Boys l’ha sparata il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi. “Io temo che in questi trent’anni le continue prese di posizione dei professori abbiano bloccato un processo di riforma oggi non più rinviabile per il Paese”, ha detto la Boschi con invidiabile spudoratezza durante la trasmissione Agorà. L’amazzone del premier rottamatore se la prende con Rodotà, reo di aver cambiato idea rispetto al 1985 quando lui stesso proponeva l’abolizione del Senato.
Ma il suo attacco sembra la ripetizione a disco rotto di una velina di partito illustrata da qualche slide. Infondato, pretestuoso e soprattutto arrogante. Tanto che è stato lo stesso Rodotà a dare una piccola lezione di diritto su L’Unità per spiegare alla Boschi di turno che allora “c’erano il proporzionale, le preferenze, i grandi partiti di massa, regolamenti parlamentari che davano enormi poteri ai gruppo di opposizione”, mentre oggi intorno all’ambizione di Renzi c’è il deserto. Nel confronto con Rodotà, un vero professore nonostante i detrattori, quello della giovane Boschi sembra il capriccio di una bambina viziata alla quale gli amici incappucciati non hanno mai detto di no.
E che dire dell’uscita scomposta contro Pietro Grasso della Serracchiani, eternamente segnalata tra i “giovani” del partito, ma figlia in realtà di un sistema di scambio di poltrone talmente sorpassato da farla sembrare irrimediabilmente “vecchia”? “Grasso è un presidente di garanzia ma credo anche che, essendo stato eletto nel Pd, debba accettarne le indicazioni” , ha detto a Rainews il presidente del Friuli Venezia Giulia (doppio sedere, uno al posto del viso, doppia poltrona). Una mancanza di rispetto ed un imperdonabile eccesso di arroganza verso la seconda carica dello Stato, di certo criticabile ma non manovrabile dalla Signora Nessuno Serracchiani.
E, infatti, a richiamare le due rivoluzionarie “tacco 12 e frangetta” al rispetto delle Istituzioni ci hanno dovuto pensare i compagni di partito. Beppe Fioroni e Federico Fornaro, tra gli altri, si sono occupati di smentire la Serracchiani, mentre alla Boschi ci ha pensato la vicepresidente del Pd Sandra Zampa: “Le parole contro i Professori colpevoli di avere bloccato le riforme istituzionali in questi trent’anni mi producono sofferenza e disagio”, ha detto la Zampa.
Sofferenza e disagio che, di certo, non avevano colpito Renzi quando, irritato dall’appello lanciato da molti costituzionalisti contro il suo progetto di riforme, aveva deciso di rispondere alle domande di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera. “Ho giurato sulla Costituzione, non su Rodotà e Zagrebelsky – ironizzava il premier – basta con i professionisti degli appelli”. E poi, riferito alla minaccia di Grasso sui numeri ballerini del Senato, si era detto molto sorpreso che “la seconda carica dello stato intervenga su un dibattito con una sorta di avvertimento”.
Un renzismo straripante, dunque, che non si cura nemmeno di aver rispetto di Professori, magistrati e uomini dello Stato. Un atteggiamento che Beppe Grillo, il vero avversario politico di Renzi, bolla come le balle di un bugiardo. “A quando il reato penale per menzogna pubblica aggravata? – posta Grillo sul blog – Renzie andrebbe subito al 41 bis”.

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Riforme: Grasso e Grillo contro la svolta autoritaria di Renzi

Renzi svolta autoritariaMatteo Renzi non vuole ostacoli sulla strada delle Riforme intrapresa insieme ad Alfano e Berlusconi. Ma la vigilia della presentazione in Consiglio dei ministri del ddl costituzionale che dovrebbe abolire il Senato è stata funestata dalla dura presa di posizione di due personaggi politicamente agli antipodi: il presidente del Senato Pietro Grasso e il capo politico del M5S Beppe Grillo. Tra le due performances mediatiche di Grasso e Grillo quella che sicuramente fa più sensazione è l’intervista che la seconda carica dello Stato ha rilasciato a Repubblica. Grillo e Casaleggio, invece, hanno pubblicato un post di adesione all’appello “Verso la svolta autoritaria” lanciato dall’associazione Libertà e Giustizia.
Non è un caso che Grasso abbia voluto far conoscere la sua opinione sulle Riforme proprio a poche ore dall’inizio dell’iter legislativo e proprio dalle colonne del quotidiano diretto da Ezio Mauro, pacificamente vicino alle tesi renziane. Renzi non l’ha evidentemente presa bene e ne è nato un battibecco virtuale. La domenica mattina il presidente del morente Senato assicurava che “nessuno parla di abolire il Senato, ma di superare il bicameralismo attuale”. E, nonostante l’assenso dato al necessario superamento del bicameralismo perfetto, aggiungeva pure che Palazzo Madama deve rimanere un “organo elettivo” e che non è il caso che sia formato da sindaci e governatori regionali perché “non rappresentativi”.
L’esatto contrario di quanto propone il premier il quale, infatti, poche ore dopo rispondeva per le rime dai microfoni del Tg2. “Il Senato non deve più essere elettivo – ha ribadito Renzi – massimo rispetto nei confronti del presidente Grasso, ma è ora di cambiare pagina”. Quasi un invito alla rottamazione quello pronunciato da un Renzi insolitamente nervoso, chiuso da una perentoria riaffermazione di potere. “Il governo non molla – ha concluso il premier – e presenterà un ddl costituzionale che dice: basta al Senato come lo conosciamo adesso, riduzione del numero dei parlamentari, il più alto d’Europa, semplificazione del procedimento legislativo e anche semplificazione dei poteri tra le Regioni e lo Stato”.
La telenovela è poi proseguita su Rai3 dove Grasso, ospite di Lucia Annuziata, ha controreplicato all’attacco renziano. “La mia non è una campagna conservatrice, io sono il primo rottamatore del Senato”, ha detto piccato il presidente che poi ha formulato una minaccia in stile siculo: “Se così rimangono le cose, i numeri al Senato non ci saranno”.
L’eventuale debacle delle Riforme costringerebbe il Bomba a ritirarsi dalla vita politica, come da lui stesso più volte ribadito. Scenario più che gradito ai firmatari dell’appello contro quello che viene ritenuto un progetto di stravolgimento della Costituzione. Tra i nomi più noti ci sono quelli di Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà, Salvatore Settis e Barbara Spinelli ai quali, come detto, si sono aggiunti Grillo e Casaleggio. Secondo loro, quello architettato da Renzi e Berlusconi è il piano sognato dall’ex Cavaliere e ispirato da Licio Gelli, come già teorizzato dal politico socialista Rino Formica.
Questo Piano di Rinascita Democratica 2.0 prevede la creazione di “un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali. Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo”. La nuova Costituzione “probabilmente la firmeranno Boschi e Verdini”, dice il presidente di Libertà e Giustizia, la giornalista Sandra Bonsanti che si sofferma sull’illegittimità di questo parlamento eletto con il Porcellum e accusa persino il presidente Napolitano, ritenuto complice del passaggio da una Repubblica parlamentare al semipresidenzialismo. Uno scandaloso attacco alla democrazia di cui sono responsabili anche i cittadini che “stanno attoniti a guardare”.