Estate romana al capolinea. In arrivo un autunno a 5Stelle contro Olimpiadi, monnezza e puzza di ‘piscio’

La sindaca di Roma a 5Stelle, Virginia Raggi, lo aveva promesso: ‘Libereremo la città dai rifiuti entro il 20 agosto’. Diciamo che la sorridente e rassicurante prima cittadina grillina ha mantenuto la parola solo a metà, mondando sì la Capitale dalla maggior parte dell’immondizia, ma lasciando qua e là quel giusto quantitativo di monnezza e sporcizia a cui i romani sono troppo abituati per vedersele sparire da sotto il naso in un sol colpo. Troppo alto il rischio di shock tra la popolazione, meglio procedere a piccoli passi. Certo, l’aria sotto i cieli di Roma sta lentamente cambiando con i grillini, ma bisogna ammettere che la neonata amministrazione pentastellata è stata favorita nell’ingrato compito di far lavorare quei ladri e fannulloni dell’Ama (l’azienda municipale che si dovrebbe occupare della raccolta dei rifiuti ndr) dalla grande fuga agostana dei romani.

La sindaca di Roma Virginia Raggi

I cassonetti non più strabordanti di schifezze sono stati svuotati con più facilità. Ma la prova del nove arriverà a settembre con la città nuovamente brulicante di romani zozzoni (che hanno ancora il coraggio di parlar male dei napoletani), di zingari puzzolenti e di mendicanti che frugando indisturbati nei cassonetti (che fine ha fatto la Polizia Municipale?) hanno finito per ridurre la Caput Mundi alla stregua di una fogna di Calcutta. Per il momento, dal punto di vista dell’impegno civico di cittadini e istituzioni, la mano salvifica dei seguaci di Beppe Grillo non ha avuto nessun effetto. Intanto, però, durante la giornata del 31 agosto si è verificato un mezzo miracolo: Roma non puzzava più di piscio di cane. Merito degli uomini e delle donne con le 5 Stelle sul petto, penserà il lettore sprovveduto. E invece no. La (momentanea) cessazione dei cattivi odori, gentile regalo ai concittadini offerto dalla criminale ignoranza/arroganza dei padroni dei simpatici quadrupedi, è esclusivo merito della pioggia torrenziale che, dopo mesi di irrespirabile siccità, ha spazzato i marciapiedi della Capitale con una forza tale da rendere un servigio insperato al carrozzone clientelare della nettezza urbana capitolina. Cadeau meteorologico comunque gradito anche dalle parti del Campidoglio.

Una fine estate romana all’insegna delle sorprese se si pensa che, incredibile ma vero, nelle stazioni della boccheggiante metropolitana dell’Urbe sono stati avvistati persino i controllori. Meraviglia, stupore e panico incontenibile tra i milioni di utenti free ticket del servizio di trasporto offerto, si fa per dire, dall’altro famoso carrozzone clientelare romano: l’Atac. Di fronte ai volenterosi, ma raffazzonati e più o meno casuali tentativi, appena descritti, di rendere quantomeno vivibile un agglomerato urbano e di carne umana divenuto una sorta di girone dantesco, la questione della candidatura di Roma ad ospitare le Olimpiadi del 2024 diventa dirimente. La città è sull’orlo del collasso civile e amministrativo, i romani non le vogliono, gli elettori pentastellati non ne vogliono nemmeno sentir parlare perché i Giochi (secondo loro e secondo chi scrive) portano solo tangenti, corruzione e rogne. Per il momento Virginia Raggi, vigliaccamente o (speriamo) furbescamente, ha preso tempo, rinviando il redde rationem con i ricchi affaristi e costruttori capitanati da quell’eterno fighetto di Giovanni Malagò, presidente del Coni, ai primi di ottobre. La base grillina, però, è in fermento e pretende da Virginia una parola chiara e definitiva sull’argomento: ‘NO’.

Roberto Benigni giullare di Regime

Il 2 giugno scorso, in occasione della cosiddetta Festa della Repubblica (in cui trovano ancora da festeggiare qualcosa solo i parrucconi di Stato e l’eterno ‘popolo bue’), la Rai ha deciso di trasmettere in prima serata sul Primo canale la replica dello spettacolo ‘La più bella del mondo’, interpretato dall’attore Roberto Benigni e dedicato, naturalmente, alla Costituzione italiana, quella originale, approvata nel 1948 dall’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana. Una decisione, quella presa da ‘Mamma Rai’ a guida Antonio Campo Dall’Orto, che ha destato non pochi mal di pancia nella maggioranza renziana impegnata, con la fattiva collaborazione dei giornalisti del Belpaese, ad occupare militarmente l’informazione in  vista del referendum dell’autunno prossimo che andrà a stravolgere proprio quella Carta costituzionale tanto lodata dal succitato attore comico.

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Che fare allora per sciogliere il nodo della messa in onda di una trasmissione palesemente antirenziana proprio sulla Rai presa in ostaggio dagli scherani del logorroico di Rignano? Senza dimenticare che c’era pure da mettere in conto la tegola mediatica delle parole dello stesso Benigni che, nei giorni scorsi, aveva fatto capire di essere schierato pancia a terra in difesa della Costituzione ‘originale’. Ebbene, nulla di più facile. Bastava far cambiare opinione all’attore toscano. Come siano riusciti i cantori del renzismo a convincere Benigni a confessare la sua repentina conversione al quotidiano di casa Renzi ‘Repubblica’ («Col cuore mi viene da scegliere il ‘no’. Ma con la mente scelgo il ‘sì’») e a girare un breve video ‘riparatore’ in cui sostiene che la Costituzione ‘più bella del mondo’ non è affatto così bella come credeva lui, resterà forse per sempre un mistero.

Fatto sta che ieri sera quel toscanaccio di Robertone si è presentato all’ora di punta (erano le 21 e 30) sullo schermo più visto d’Italia con la sua faccia da paraculo impunito per buttarla in caciara, come si dice a Roma, e convincere milioni di concittadini che quel pezzo di carta che lui stesso aveva spacciato fino a ieri per un’opera d’arte immodificabile, una sorta di ‘Cappella Sistina del Diritto’, a conti fatti non è poi questo grande capolavoro e che, anzi, gli stessi costituenti (De Gasperi, Calamandrei etc..) si aspettavano che venisse al più presto emendata proprio da una mente sopraffina come quella di Matteo Renzi, il fremente ed impavido conducator dell’appecoronato popolo italiano.

Roberto Benigni è così entrato definitivamente nel pantheon dei giullari di Stato, si è iscritto di diritto al club degli intellettuali servi del Potere, ha scambiato la dignità e l’orgoglio con la fama ed il denaro. A valergli questi poco invidiabili titoli sono valse una manciata di parole. «La Costituzione è un paradiso, ma un paradiso dal quale non si può uscire diventa un inferno», ha detto senza provare vergogna di fronte a milioni di italiani, aggiungendo poi che «se si seguono le regole, anche la Costituzione si può cambiare ed è un’occasione straordinaria il gran parlare di questi giorni perché ognuno rifletta e prenda le sue decisioni in totale serenità». Una manifestazione di ipocrisia che ha pochi pari nella storia d’Italia. Una fragorosa caduta di stile, quella del saltimbanco, toscano come il premier, commentata causticamente da un altro grande dei palcoscenici, Dario Fo: «La questione non è votare questo o quello, ma lasciarsi andare alla deriva. C’è qualcosa del ‘dare e avere’. Non c’è dubbio che questa posizione favorisce il governo e il potere. Sarà ripagato. Però mi stupisce terribilmente».

OP è tornato…per dire NO a Renzi e Boschi

L’Osservatore Politiko è tornato a puntare il suo sguardo inquisitorio sul marcio e corrotto sistema politico italiano. La notizia potrebbe apparire di trascurabile o nessun interesse al lettore distratto e occasionale. Ma in tempi in cui il Regime politico del ‘berluschino’ Matteo Renzi ha ottenuto, senza il minimo sforzo, i favori della quasi totalità del circo mediatico -riducendo quei leccaculo nati dei giornalisti di carta stampata e tv mainstream ad innocui cagnolini da riporto delle malefatte del Potere-, risulta oltremodo necessario, anzi vitale, la presenza nel web di un esercito di pensatori liberi (di cui OP fa parte) che si impegnino, di qui al referendum costituzionale dell’ottobre prossimo, a mettere nel campo virtuale della rete tutti i loro sforzi per mandare a casa l’attuale governo.

L’occasione di liberarsi una volta per tutte dei Renzi’s boys&girls è, infatti, troppo ghiotta persino per quei pecoroni assonnati degli italiani che, con un semplice NO sulla scheda referendaria, non saranno più costretti a sorbirsi la montagna di sparate a reti unificate che il bugiardo di Rignano riversa quotidianamente nelle nostre orecchie. Il fatto strano, e tuttora inspiegabile per i non addetti ai lavori, è che a mettere da solo la testa dentro la ghigliottina è stato lo stesso Renzi con la promessa di togliersi dai piedi in caso di sconfitta nelle urne. Una scelta azzardata e misteriosa, comprensibile solo se si inquadra l’ascesa al potere del ‘bomba’ come una gentile concessione dei centri di potere più o meno occulti che dirigono la politica globale. Quel grumo di interessi vampireschi che, negli anni ’70 del ‘900, in modo più che mai attuale, i militanti delle Brigate Rosse avrebbero definito SIM (Stato Imperialista delle Multinazionali).

renzi referendum costituzionaleChe Renzi sia stato infilato a Palazzo Chigi con un colpo di mano ai limiti della costituzionalità dal vecchio, ma ancora potentissimo, Giorgio Napolitano, seguendo naturalmente lo schema prefissato da una non ancora precisata compagnia di merende, non è certo un mistero. Perché la scelta sia caduta proprio su di lui, insieme a quella infornata di figli di papà nota come ‘Giglio Magico’, non è però ancora dato saperlo. Fatto sta che la conferma della spada di Damocle che pende sulla carriera dei giovani toscani al governo, costretti ad agire su ordinazione (come nel caso del Jobs Act, letteralmente dettato dalla Confindustria per abbattere i residui diritti dei lavoratori), è arrivata proprio l’altro giorno dalla numero 2 del regimetto, Maria Elena Boschi, che ha spergiurato di voler abbandonare, anche lei come il suo boss, la politica in caso di sconfitta del SI.

Una presa di posizione non richiesta, una vera e propria excusatio non petita, perché le riforme costituzionali per definizione (perché dovrebbero coinvolgere l’intero agone politico) non dovrebbero toccare il destino dei membri di un governo. Arrivati a questo punto -con i cazzari di governo impegnati a ripeterci un giorno si e l’altro pure, complici quei servi dei mass media, che l’Italia viaggia a gonfie vele verso il benessere generale quando, invece, le ricchezze sono concentrate sempre di più nelle mani dei pochi squali che dominano i mercati finanziari– non serve nemmeno entrare nel merito di una riforma costituzionale, peraltro elitaria e pasticciata.

La battaglia che si combatterà da qui ad ottobre diventa un vero e proprio spartiacque politico-sociale per il nostro Paese. Se vince Renzi il mito dell’uguaglianza, dell’onestà e del benessere per tutti resterà tale, con i lavoratori (i fortunati che un impiego riescono a trovarlo) ridotti al rango di servi ammaestrati del Capitale. Se vince il NO, al contrario, i Signori che comandano in Italia, in Europa, negli Usa e sull’intero globo dovrebbero finalmente fare i conti con una opinione pubblica informata e combattiva (vedi il caso dello studente catanese che ha messo in mutande ‘di pizzo’ la povera MEB). Ma il SIM è ancora spietatamente forte, mentre l’opinione pubblica italiana è tenuta costantemente sotto l’effetto della morfina mediatica. Che fare allora? Basta spegnere la tv e svegliarsi.

Crociata contro i nazi vegani. Ha ragione Cruciani

Il capitalismo, la ricchezza e la mancanza di valori (non certo cristiani o religiosi) propri delle cosiddette società occidentali generano dei mostri. Oltre al consumismo sfrenato –consumare fino all’eccesso per produrre sempre di più, invece di produrre il giusto per consumare il necessario, magari in modo ‘sostenibile’- l’opulento Occidente è riuscito a plasmare delle pseudo religioni come il veganismo, il vegetarismo e il fruttarismo. In pratica, schiere sempre più folte di fondamentalisti dell’alimentazione vorrebbero imporre al mondo intero (anche con la forza fosse per loro) una visione completamente distorta della natura umana che vorrebbe uomini e donne assimilati in pratica ad un ciuffo d’erba che cresce spontaneamente nel terreno. Impensabile, in questa sede, elencare tutti i dogmi di fede, i divieti, le restrizioni, i complessi mentali, i danni psicologici e le aberrazioni scientifiche che questo culto che si autodefinisce moderno ma puzza tanto di medioevo sta cercando di introdurre nella già corrotta società capitalista.

Cruciani animalisti coniglio

L’essere vegani, infatti, consiste in una visione del mondo che può essere fatta propria solo da chi ha la possibilità, ovvero i soldi, di decidere cosa, quando e come comprare il cibo. Essere vegani significa non avere alcun rispetto, anzi, sbattersene altamente i coglioni, per chi nel resto del mondo non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena, oppure non trova il cibo per nutrirsi a causa di guerre, siccità, epidemie, povertà. Provate ad immaginare la scena delle migliaia di profughi siriani, iracheni, afghani, o di dove volete voi, che sul congelato confine greco-macedone, sulle carrette del mare nel Mediterraneo o di fronte al filo spinato che circonda sempre di più la Fortezza Europa dove risiedono comodamente gli eroici vegani, rifiutano di dare da mangiare ai loro figli disperati e intirizziti un pezzo di carne perché ‘gli esseri viventi sono tutti uguali, hanno pari dignità e, dunque, l’uomo non può permettersi di uccidere nemmeno una zanzara’. Per non parlare poi di un uovo, del latte e, persino, tra le altre miriadi di cazzate, i semi delle piante perché altro non sarebbero che ‘embrioni fecondati’. Prescrizioni malsane che i cari amici vegani si guarderebbero bene dall’autosomministrarsi se, per puro caso, dovessero ritrovarsi a soffrire la fame, la sete e gli stenti riservati da sempre ai poveracci, non certo ai figli di papà che si fanno comprare la farina di kamut dal domestico filippino.

 

Il fatto ancora più inquietante è che questi pazzi, che non hanno nulla da invidiare all’Inquisizione cattolica, non applicano questo malato stile di vita solo a loro stessi e ai loro seguaci, ma pretendono di imporlo a tutti gli altri, in quanto, a loro modo di pregiudicare, unico metodo capace di ‘salvare il mondo’. Siccome, poi, il veganesimo o come cazzo si chiama (insieme a tutte le altre stronzate simili) è divenuto una moda, la tv e i mezzi di informazione per non inimicarsi lettori e spettatori si guardano bene dal criticare pubblicamente questa nuova religione laica. O follia generata dal capitalismo. Fate voi. Oltre al problema della moda, poi, il fatto inquietante è che questi vegan-vegetariani, declinabili a piacere anche con la odiosa definizione di animalisti (cioè tutti coloro che, nati in ricche case di città, non hanno idea di quale sia il rapporto millenario tra uomo e animale e la sera vorrebbero guardare la tv insieme al proprio cavallo per poi andare a dormire insieme dopo avergli fatto mettere il pigiama), utilizzano la minaccia fisica e verbale e l’intimidazione nei riguardi di tutti coloro (pochi) che hanno il coraggio di alzare la voce contro la loro dittatura sedicente animalista-vegana. Provate ad esempio ad andare a Roma, città ricoperta dalla merda e dal piscio dei cani (oltra a mafia, topi, poveracci e zingari divenuti i veri padroni di una Capitale d’Italia senza regole e senza vergogna), a chiedere ai signori animalisti di rispettare il prossimo. Risultato? Minacce di morte o risate in faccia.

A questo proposito tutta la nostra solidarietà, piena ed incondizionata, per quello che può valere, va data a Giuseppe Cruciani, lo scomodo, antipatico, cinico e stronzo conduttore della trasmissione radiofonica La Zanzara, in onda tutti i giorni su Radio24, impegnato ormai da tempo nella sua personalissima ed all’apparenza impari lotta contro la follia vegana. Al netto delle telefonate minatorie ricevute quotidianamente, il coraggioso Cruciani si è messo in testa di affrontare con il solo ausilio della sua lingua biforcuta e tagliente l’esercito mediatico dei vegano-animalisti. Emblematico l’episodio dell’abbuffata davanti ai microfoni di un coniglio alla cacciatora perché, parole sue, ‘la Lav e questi che vogliono proibire il coniglio mi hanno rotto i coglioni’. E che dire dello scontro via microfono con un certo Max Gaetano, fruttariano 3M (sic!) e attivista del M5S che, come dimostra il video riportato integralmente qui sopra, più parla e più accumula figure di merda enunciando teorie da manicomio. Per questo l’arguto Cruciani continua a dargli spazio, e a far parlare anche l’odiosa e off course vegana giornalista Giulia Innocenzi, per far autosputtanare on-air un’ideologia malata. La visione del video della Zanzara risulta, in questo senso, persino pedagogico. Dunque, da vedere e rivedere.

Renzi e Alfano mettono le corna ai gay

Alla luce dello spettacolo obbrobrioso ed umiliante messo in scena al Senato dalla maggioranza Renzi-Alfano-Verdini (con i teocon alfaniani e piddini, in testa Renato Schifani, esultanti per aver concesso un minimo sindacale di diritti agli odiati ‘froci’) chi scrive annuncia che diventerà nazista se un solo membro della comunità lgbt si schiererà in favore del piatto di lenticchie legislativo concesso loro dai devoti ad un inesistente dio, oppure si azzarderà ancora a votare Pd alle prossime elezioni continuando a definire quello dominato dalla cricca massonica catto-toscana un ‘partito di sinistra’. E pensare che, paradosso dei paradossi, gira ancora la voce, divenuta per molti una convinzione per colpa del solito lavaggio del cervello mediatico, che il ddl Cirinnà, con tanto di stepchild adoption, sia naufragato a causa dei tentennamenti procedurali del M5S.

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La verità incontestabile è che i numeri per approvare a Palazzo Madama la Cirinnà il premier ‘Bomba’ ce li aveva eccome, anche al netto della crisi di coscienza (o di poltrone?) dei cosiddetti cattodem e a quella di un paio di grillini. Seguaci di Beppe Grillo nei confronti dei quali, aperta e chiusa parentesi, va tutto il disprezzo possibile per aver permesso la formazione di una tragicomica ‘ala cattolica’ in un Movimento all’interno del quale dovrebbe essere fatta, invece, e per Statuto, terra bruciata intorno alle posizioni politiche ‘confessionali’, più adatte alla forma di Stato Etico propugnata dai servi del Vaticano come l’impresentabile ma sempre presente Angelino, capo di Ncd.

Quel furbacchione di Renzi, dunque, che di sinistra non è mai stato -nonostante non si sia fatto scrupoli a sfruttare, nel 2013, la storiella strappalacrime delle due sue collaboratrici lesbiche in attesa in attesa (vana) di diventare madri dello stesso, amato, bimbo- aveva già pronto nel cassetto l’accordo con gli alleati di governo che avrebbe addirittura permesso l’ingresso in maggioranza dalla porta principale del voto di fiducia ad un’altra Ala, quella di Denis Verdini. Un piano diabolico degno della più raffinata arte muratoria. Il dialogo con i 5Stelle, infatti, ha sempre rappresentato una falsa pista, perché il nostro Matteo con il diavolo Grillo (l’unico che può cacciarlo da Palazzo Chigi) non ha mai avuto intenzione di stringere alcun accordo, tantomeno su una legge di civiltà come quella sulle unioni civili compresa di adozioni gay.

Renzi mente e ha sempre mentito durante tutto il corso della sua vita, come quando nel novembre 2013, si diceva, in diretta su Sky in occasione delle primarie Pd, non si fece scrupolo a gettare nel tubo catodico la storia strappalacrime della sua collaboratrice lesbica Teresa il cui figlioletto, Ernesto, avrebbe avuto bisogno delle cure e dell’affetto anche della sua ‘seconda madre’ di nome Letizia, ci informava con le lacrime agli occhi (fasulle anche quelle) il futuro premier. Per l’occasione Renzi non ebbe nemmeno vergogna a scomodare, citandola, ‘L’importanza di chiamarsi Ernesto’ di Oscar Wilde, facendo rivoltare nella tomba persino il grande scrittore inglese (gay dichiarato e per questo vessato dalle autorità dell’Inghilterra vittoriana).

A definitiva dimostrazione che al ‘cattolico maturo’ Matteo non frega un emerito cazzo dei diritti e della dignità dei gay si pone l’eliminazione per le coppie di fatto dell’obbligo di fedeltà proprio del matrimonio. In pratica, il legislatore italiano, imbeccato dalle direttive di uno Stato estero come la Città del Vaticano (papa Francesco e il cardinal Bagnasco sono ugualmente responsabili di quanto accaduto) certifica per legge che froci e lesbiche sono antropologicamente e bestialmente inferiori agli eterosessuali e, dunque, liberi di mettersi le corna e ingropparsi chi gli pare perché quest’ultimo sarebbe un comportamento insito nella loro natura. Un caso di razzismo biologico che fa impallidire persino l’impianto ideologico del nazismo di Adolph Hitler. Renzi e Alfano nei panni del nuovo dottor Mengele, dunque. Con il premier autore anche di un nuovo best seller dal titolo inequivocabile: ‘L’importanza di essere un cazzaro’.

Tutte le bugie di Renzi sulle unioni civili

Che il Movimento5Stelle abbia assunto un comportamento sbagliato e persino ipocrita sul tema delle unioni civili e dei diritti delle persone lgbt è un dato di fatto che si spiega, molto semplicemente, con l’interpretazione dei sentimenti della sua base. Base di attivisti e simpatizzanti all’interno della quale è presente in forze, incredibile ma vero, una cosiddetta ‘ala cattolica’, ovvero quelle persone che, non avendo niente di meglio da fare al mattino, oppure perché scosse mentalmente da violenze e soprusi subiti nell’infanzia, si alzano dal letto con l’idea di vietare agli altri tutto ciò che non rientra nelle loro abitudini o che considerano peccato. Posto che sia molto probabile che dio non esista, di fronte all’atteggiamento bacchettone e trasformista tenuto dai grillini chiunque sarà libero di non votarli più o di non votarli proprio.

Renzi unioni civili

Detto questo, qui finiscono le colpe dei pentastellati i quali più volte (ultima quella di Luigi Di Maio intervistato dalla giornalista diversamente renziana Lucia Annunziata) hanno fatto sapere che i circa 35 senatori sono pronti a votare a ranghi compatti (esclusa qualche medievale crisi di coscienza di un paio di elementi sulla stepchild adoption) il ddl Cirinnà. Si apre, invece, il capitolo, scandaloso, delle bugie di Matteo Renzi, del Partito Democratico e di tutta la grande stampa al seguito, tv di Stato compresa. La realtà dei fatti, negata dalla favolistica narrazione renziana, ci dice che sulle union civili è per prima cosa la maggioranza Renzi-Alfano ad essere spaccata, con i centristi alfaniani, fondamentalisti cattolici per fede e per interesse di bottega, impegnati ad ammantare di un’aurea luciferina l’istituto dell’adozione del figlio del partner che la Cirinnà vorrebbe concedere anche a quei ‘froci invertiti’.

Posizione in stile Isis peraltro scontata tra i servi del Vaticano alla quale, però, va ad aggiungersi (anche in questo caso non proprio a sorpresa) la pattuglia molto folta dei cosiddetti cattodem, o cattorenz. Renziani duri e puri della prima ora che, appunto perché renziani, quindi centristi e democristiani per natura, si sono messi di traverso rispetto alla concessione di diritti elementari che, purtroppo per loro (per i gay), esulano dal racconto biblico della Creazione e della Donna, Eva, costola e serva dell’Uomo, Adamo. Ebbene, la legge Cirinnà rischia di scomparire prima ancora di nascere proprio a causa della mancanza di numeri all’interno di una maggioranza fatta solo di poltrone e di prebende, ma priva di un’idea comune di Stato e di Società.

Non certo, dunque, per colpa dei grillini, come vorrebbero farci credere i mass media, leccaculo a reti unificate, proni ad amplificare le accuse strumentali provenienti dalla Serracchiani’s Band sul fatto che i gay se la prendono letteralmente nel culo non per colpa dell’oscurantismo millenario della religione cattolica, ma per colpa di Beppe Grillo. Compito di ciò che rimane della stampa libera è appunto quello di smascherare le bugie del Sistema Renzi, di inchiodare il M5S alle sue promesse di cambiamento e denunciare il Male inumano instillato tra le persone da quegli omofobi rinchiusi tra le mura stantie della Città del Vaticano.

Unioni civili e dintorni: meglio l’Isis di Padre Pio

In questi ultimi tempi si sente tanto parlare di ‘emergenza terrorismo’, ‘estremismo islamico’, ‘tagliagole dell’Isis’ pronti a conquistare Roma per imporvi la sharia. A parte i dubbi che sorgono spontanei sulla vera natura e i veri foraggiatori dei cosiddetti terroristi, il dato di fatto è che il fondamentalismo religioso, di matrice cristiana e non musulmana, è ancora fortemente radicato nelle se pur secolarizzate società occidentali. Non c’è dunque bisogno di affidarsi alle lame affilate dei ‘barbudos’ per veder trionfare idee e mentalità ritenute da molti solo un lontano ricordo del passato.

Un fulgido esempio della arretratezza culturale in stile medioevo della sedicente evoluta civiltà euro-americana ce lo sta offrendo in questi giorni proprio l’Italia, il cui governo si sta dimostrando, ancora una volta, succube della dittatura pseudoculturale dei rappresentanti della teologia vaticana. Due i temi sul piatto: le unioni civili e la venerazione ‘cafona’ del cadavere ritoccato col lifting di San Pio da Pietrelcina, meglio noto come Padre Pio. Per quanto riguarda la legge che dovrebbe dare finalmente parità di diritti a tutti, uomini e donne, gay ed etero, trans e bisex, il ddl Cirinnà in discussione al Senato rappresenta già un compromesso al ribasso per non urtare la spiccata sensibilità dei cristianucci cattolici che in parlamento difendono gli egoisti interessi di quella minoranza di presunti pedofili con la tonaca che prendono ordini dalla Città del Vaticano.

Padre pio

La legge sulle unioni civili (o matrimonio), già in vigore in tutti quegli stati dove i froci non vengono arrestati, malmenati e condannati a morte per la sola ‘colpa’ di essere froci, non andrebbe infatti ad intaccare in alcun modo la sopravvivenza della ‘famiglia tradizionale’, messa in discussione, se mai, dalla crisi di valori (non cristiani, ma umani) ed economica del fu ricco Occidente. E la tanto vituperata stepchild adoption (adozione del figliastro in italiano) non è affatto un modo per introdurre la discutibile pratica (discutiamone) dell’utero in affitto, ma assegnerebbe diritti e, possibilmente, un futuro felice a tutti i figli delle famiglie arcobaleno, che non valgono certo meno dei figli dei devoti a Cristo, dio e la Madonna.

Il risvolto comico di una vicenda tragica è stato, invece, il macabro spettacolo dell’esposizione pubblica a Roma, sede centrale dell’anno giubilare, del cadavere fasullo di Padre Pio. Assistere alla perdita della Ragione (se mai l’hanno mai avuta) di migliaia, anzi milioni, di persone che di fronte ad una maschera di cera si mettono a piangere, a disperarsi, a strapparsi i capelli, a fare foto con gli smartphone (poliziotti al seguito compresi) perché il suddetto Pio sarebbe autore di miracoli, guaritore di moribondi e mortale nemico del diavolo, non è stato certo edificante. Quelle persone, anche se tante, non sono assolutamente degne, come vorrebbe la vulgata, di rispetto, perché sono solamente degli idolatri ignoranti, incollati a delle tradizioni millenarie senza senso. Tanto vale non studiare e chiudere i libri di scuola allora, visto che 2 più 2 potrebbe anche non fare 4. E tanto varrebbe, al dunque, farsi conquistare dai seguaci del Califfo Al Baghdadi che, almeno, non sono ipocriti come i nostri politici che fingono di prostrarsi ad un falso dio a cui non credono.

Yara: Bossetti già condannato dai Media. È caccia a Ignoto 2

Bossetti ignoto 2Massimo Giuseppe Bossetti, l’uomo accusato di essere l’assassino di Yara Gambirasio, ha chiesto di essere interrogato dal pm di Bergamo. Il faccia a faccia tra Ignoto 1 e gli inquirenti si terrà martedì prossimo, 8 luglio, dopo che per due volte il muratore di Mapello si era avvalso della facoltà di non rispondere e aveva gridato la sua innocenza solo di fronte al gip durante l’udienza di convalida del fermo. Finalmente, dunque, entra nel vivo il procedimento giudiziario a carico del presunto omicida di Yara. Ma per Bossetti ormai è troppo tardi. Il vero processo, quello mediatico e nazional-popolare è andato già in onda a reti unificate sui teleschermi di tutta Italia. E ha espresso il suo verdetto: Bossetti è colpevole.

Nonostante le prove, inizialmente ritenute schiaccianti, si stiano rivelando perlomeno dubbie (dna, peli, celle telefoniche), il “mostro” Bossetti si ritrova da quasi un mese sbattuto in prima pagina. E poi, è veramente così importante scoprire chi ha ucciso la tredicenne di Brembate nel 2010? A giudicare dallo spiegamento di forze messo in campo dagli zar dell’informazione per soddisfare la morbosa curiosità dello spettatore italiano medio (di cultura bassa o inesistente) sembrerebbe proprio di si.

Ecco una breve carrellata di titoli di quotidiani on-line che di Bossetti dicono tutto e il contrario di tutto. “Le amiche di Yara: mai visto Bossetti vicino alla palestra”, tgcom24.it del 5 luglio 2014; “Yara, si indaga ancora tra chi frequentava la palestra di Brembate”, ilgiorno.it 5 luglio 2014; “L’omicidio di Yara, romanzo nero in Val Seriana”, espresso.it 5 luglio 2014; “Yara, la perizia aiuta Bossetti. «I peli sul corpo della ragazza forse non erano i suoi»”, ilmessaggero.it 4 luglio 2014; “I peli sul cadavere di Yara non sono di Bossetti: ha avuto un complice?”, bergamonews.it 4 luglio 2014;

E ancora: “Luminol rivela tracce in auto Bossetti. Test per capire se è sangue”, ilfattoquotidiano.it 3 luglio 2014; “Omicidio Yara, tracce sull’auto di Massimo Bossetti, forse è sangue”, lettera43.it 3 luglio 2014; “Yara, investigatori a caccia di prove. Si cercano le sim segrete di Bossetti”, tgcom24.it 2 luglio 2014; Il nome di Yara nei pc di Bossetti: “La cronaca nera mi appassiona””, ilgiorno.it 1 luglio 2014; “Yara Gambirasio, genetisti: “Dna non può essere unica prova, ma test non sbaglia””, ilfattoquotidiano.it 29 giugno 2014;

Una serie infinita di contraddizioni riportate dai giornalisti che però finiscono per cementare nel pubblico-lettore la certezza, oltre ogni ragionevole dubbio, della colpevolezza di Bossetti. Un processo in piena regola, insomma, ma celebrato al centro della piazza mediatica. Una gogna inaugurata niente di meno che dal ministro dell’Interno in persona, Angelino Alfano, che con un tweet pubblicato il 16 giugno (“Individuato l’assassino di Yara Gambirasio”) si era permesso di anticipare la sentenza. Come una brava casalinga che guarda la tv. Ennesima gaffe, dopo quella del caso Shalabayeva, di un ministro impresentabile.

La dimostrazione dei dubbi investigativi degli inquirenti (scontro procura-tribunale a Bergamo e lite tra periti su dna e peli) è data dal fatto che la caccia al presunto complice del presunto assassino Bossetti, il cosiddetto Ignoto 2, continua senza sosta. E non solo, perché sul luogo del delitto, e precisamente sulla parte esterna dei guanti di Yara, oltre a quello di Ignoto 2, è stato rinvenuto il dna di una donna, divenuta subito Ignota 3 e inserita nel calderone dei sospettati. Quasi certamente si tratta dell’ennesimo polverone mediatico, perché di dna vicino al corpo di Yara ne sono stati trovati a decine. Ma per tenere alta la tensione del pubblico tutto fa brodo.

Renzi rottama anche la Germania, ma si dimentica i marò

Renzi maròInaugurazione del semestre di presidenza italiana della UE. Matteo Renzi vola a Strasburgo per recitare la parte del rottamatore dell’austerità germanica in nome del contentino chiamato flessibilità. Durante la sua permanenza nel parlamento europeo il premier del 40,8% non si fa mancare nemmeno un teatrale botta e risposta con il capogruppo del PPE Manfred Weber, un nuovo kapò, anche lui tedesco come il kapò Martin Schulz di berlusconiana memoria.

Torna a Roma da trionfatore, dipinto come il nuovo Churchill dalla fedele stampa di Regime ma, tradito da una debordante presunzione, inciampa inaspettatamente proprio su una domanda di Bruno Vespa, il decano dei giornalisti embedded, che lo inchioda senza pietà sull’accogliente poltrona di Porta a Porta. “Perché durante il suo discorso non ha fatto alcun riferimento alla vicenda dei marò?”. Con questo fulmine a ciel sereno il multimilionario conduttore sorprende Renzi, impegnato a glorificare le meravigliose sorti e progressive dell’Italia al comando (ininfluente) dell’UE. Per qualche secondo nello studio tv di RaiUno cala il gelo. Il loquace Renzi non favella più. Poi, piano piano, comincia a balbettare qualcosa, senza però riuscire a nascondere un clamoroso imbarazzo.

Alla fine arriva una risposta di rito che non convince nessuno: “La scelta di non parlarne è voluta: è una vicenda complicata, che resta una ferita… Una parola rischia di essere di troppo. Non credo che la soluzione sia che l’Italia vada al Parlamento europeo perché non è quella la sede dove si risolvono i problemi con l’India. Non faccio campagna elettorale o demagogia sulla pelle dei marò”. Insomma, detta diplomaticamente, il presidente del consiglio si è dimenticato di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò trattenuti in India da due anni con l’accusa di omicidio.

L’omissione renziana non è passata naturalmente inosservata, scatenando reazioni di sdegno, più o meno strumentali, soprattutto nel centrodestra. “Renzi si dimentica i nostri marò. Che tristezza” twitta Raffaele Fitto, il mister preferenze pugliese di Forza Italia. “Ci sono rimasto male, mi aspettavo di più – va giù duro l’altro Matteo, il leghista Salvini – Non una parola sui marò. Ci occupiamo dei diritti delle donne in Pakistan, giusto. Dei cristiani perseguitati in Nigeria… In questo palazzo troviamo ipocrisia e menzogna: due soldati italiani, e quindi europei, sono da due anni in galera in India e qui ci occupiamo degli sfigati di tutto il mondo, ma non dei nostri soldati”.

E pensare che Maurizio Gasparri, non certo un fulmine di guerra di intelligenza, aveva addirittura “imbeccato” il premier prima del discorso di Strasburgo. “Matteo Renzi avrai il coraggio parlando all’Europa di chiedere la libertà per i #marò?”, scriveva il social Gasparri su Twitter. Niente da fare. E così Renzi si è attirato gli strali anche della Sorella d’Italia Giorgia Meloni che si dice totalmente “sconcertata di fronte al premier Italiano che nel suo primo discorso da presidente dell’Ue invoca la reazione dell’Europa per tutte le ingiustizie del mondo, salvo per quella che viene perpetrata nei confronti dei due marò italiani illecitamente trattenuti in India da due anni in piena violazione del diritto internazionale”. All’assalto di Renzi si lanciano anche i forzisti D’Ambrosio e Gardini.

Quello che fa andare in bestia la destra italiana (o ciò che ne rimane) è l’inguaribile arroganza di Renzi che, nel suo discorso strasburghese, si lancia in una appassionata analisi geopolitica globale, passando dall’Africa alla Russia, dalla questione palestinese ai diritti delle donne in Pakistan, Nigeria e Sudan. Tutto condito da riferimenti al mondo classico nel discorso preparato dai suoi ghost writers che però non riescono assolutamente nello scopo di far sembrare il capo uno statista intellettuale.

Eutanasia: le confessioni di Saba e Sabatelli riaprono il dibattito

Nonostante alcuni drammatici casi come quelli di Luca Coscioni, Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro siano giunti ad interessare l’opinione pubblica, in Italia il dibattito sulla legittimità dell’eutanasia resta ancora un tabù. A rinfocolare le polemiche tra le due opposte fazioni dei favorevoli e dei contrari non ci ha pensato il solito attivista Radicale. Questa volta Pannella e soci non c’entrano nulla, anzi, il grido di dolore in favore della legalizzazione di un trattamento di fine vita si è levato da dove meno ci si potesse aspettare: il Policlinico universitario Gemelli di Roma, ospedale cattolico per eccellenza dove, tra gli altri, è stato ricoverato Giovanni Paolo II (sul quale pendono ancora sospetti di dolce morte).

A parlare di “sospensione del trattamento di ventilazione” di alcuni pazienti che avevano concesso il loro consenso informato è stato il professor Mario Sabatelli, neurologo responsabile del centro SLA dell’ospedale dei papi. Sabatelli si è fatto intervistare il 4 giugno scorso dall’associazione Viva la Vita onlus ed è in quell’occasione che ha trovato il coraggio di mettere il dito nella piaga dolorosa della malattia, della sofferenza e della richiesta nascosta di ricorso all’eutanasia.

“Trovo assurdo e violento che il destino di una persona che sta vivendo un dramma così particolare, com’è vivere con un tubo in gola, debba essere deciso da qualcuno seduto dietro a una scrivania. – ha denunciato il professore – È violento, illogico, irrazionale, illegittimo. Per questo noi abbiamo già praticato la sospensione del trattamento, naturalmente col consenso informato, a pazienti sottoposti alla ventilazione non invasiva. E in un caso abbiamo avviato la procedura anche con un tracheostomizzato. Io non ho paura: stiamo facendo il bene dei pazienti”.

Una frase che in pochi secondi rischia di mandare al macero secoli di dottrina cattolica che considera l’eutanasia alla stregua di pratiche come omicidio e suicidio. Ma Sabatelli pretende “chiarezza” e uniformità nelle procedure utilizzate dagli ospedali e si spinge a chiedere un “piano terapeutico flessibile”. Ovvero la possibilità per il paziente in gravi condizioni di decidere di interrompere qualsiasi tipo di terapia in caso di peggioramento della malattia. L’ammissione di aver staccato la spina potrebbe costare un’incriminazione a Sabatelli, come accadde all’anestesista Mario Riccio (poi assolto) nel caso Englaro.

Al momento, comunque, l’unica conseguenza della confessione del medico cattolico è stata la riapertura del dibattito sulla necessità di una legislazione sul fine vita e, soprattutto, un effetto emulazione tra chi ha pronunciato il giuramento di Ippocrate. È il caso di Giuseppe Maria Saba, 87enne ex ordinario di Anestesiologia e Rianimazione all’Università di Cagliari e alla Sapienza di Roma, che è diventato il primo pentito dell’eutanasia in Italia. Intervistato in esclusiva dall’Unione Sarda, Saba ha vuotato il sacco: “Non è anestesia letale ma dolce morte. L’ho favorita ogni volta che mi è stato possibile, almeno un centinaio nella mia carriera. L’ho fatta anche per mio padre e mia sorella. La dolce morte è una pratica consolidata in tutti gli ospedali italiani ma per ragioni di conformismo e di riservatezza non se ne parla”.

Una confessione talmente scioccante che nemmeno il brigatista Patrizio Peci, il mafioso Tommaso Buscetta o, tanto per restare alla cronaca, O’ ninno dei Casalesi Antonio Iovine. Così agghiacciante per i politici, finti benpensanti, attaccati alle gonnelle dei cardinali, che finora (e siamo in una torrida domenica pomeriggio) nessuno di loro ha aperto bocca. E una legge sul fine vita non è nemmeno all’ordine del giorno in parlamento. Infine, c’è anche chi come l’Unione Cristiani Cattolici Razionali e il quotidiano della Cei Avvenire nega che il professor Sabatelli abbia mai accennato all’eutanasia, bensì alla “desistenza terapeutica” prevista dalla legge. Fatti “distorti” dal Fatto Quotidiano secondo gli ultras cattolici, ma intanto in Italia di dolce morte si continua a morire.