Bugie e notizie false: per i giornalisti italiani ci vorrebbe un Erdogan

Quello che sta accadendo nel mondo della cosiddetta ‘informazione’ italiana ha qualcosa di scandaloso, di corrotto, di vile e, persino, di criminale. Tv, giornali, radio e web tutti uniti e determinati (con la sola eccezione del Fatto Quotidiano di Marco Travaglio) a distruggere il M5S attraverso una campagna di guerra mediatica fatta di notizie false e inventate di sana pianta, finti scoop, travisamento sistematico di fatti e dichiarazioni, pedinamenti, menzogne. Caso di scuola di questo attacco concentrico al Movimento, che fa evidentemente una paura fottuta al Sistema e al Palazzo, risulta essere quello che è stato autonomamente battezzato dai pennivendoli giornalisti di Regime il ‘caso Raggi’ o il ‘caso Roma’, quando a Roma non esiste nessun ‘caso’, a parte il fatto che la Capitale è diventata una giungla proprio per colpa dei romani stessi e dei partiti che se la sono mangiata.

erdoganMa perché nessuno denuncia questa vergogna nazionale che sta facendo precipitare la libertà di stampa del nostro Paese ad un livello a cui farebbe persino invidia la Turchia del Sultano Recep Erdogan, la Russia di Vladimir Putin o la Corea del Nord di Kim Jong Un? La risposta è scontata quanto incredibile per i non addetti ai lavori: i giornalisti cooptati in Rai, Mediaset, Repubblica, Corriere della Sera e persino nella ‘indipendente’ Sky, rispondono tutti ad una stessa logica di potere che assegna loro il ruolo non di ‘cani da guardia’, ma di ‘barboncini da riporto’ di un Sistema corrotto che assicura laute prebende e ricchi emolumenti a politici, boiardi di Stato, alle loro consorterie formate da leccaculi e bacia pile e, naturalmente, a quei servi senza dignità che attraverso il sistema mediatico si occupano di tenere spenta la mente di quei cafoni degli italiani per mantenere lo status quo in cui sono solo in pochi a godere di un lavoro dignitoso e ben retribuito. (guarda il video delle accuse di Aldo Giannuli alla pennivendola renziana del Corriere Maria Teresa Meli)

I giornalisti italiani (quelli delle grandi testate naturalmente, e non le migliaia di poveracci che lavorano con passione ma praticamente gratis!) si credevano anche molto furbi, ma questa volta hanno passato il limite e commesso un errore. Va bene calcare la mano sulle indagini aperte dalla procura di Roma sull’assessore all’Ambiente Paola Muraro. Va benissimo accusare i 5Stelle Luigi Di Maio e Virginia Raggi di incoerenza per aver taciuto la notizia. Ci poteva stare anche il rilancio della notizia delle doppie dimissioni dell’assessore al Bilancio Marcello Minenna e della sua amichetta nominata capo di gabinetto di cui già nessuno si ricorda più il nome. Ma imporre come prima notizia a reti unificate una sorta di telenovela brasiliana fatta di capi di gabinetto, assessori comunali, ‘Raggio magico’, personaggi sconosciuti ai più, messi per giunta insieme da un intreccio di fatti di cronaca praticamente inesistenti o trascurabili per il grande pubblico (le dimissioni di un assessore, le indagini su un altro, la mail interna al Movimento non compresa dal distratto Di Maio e, dulcis in fundo, la falsa notizia di un contrasto tra il Vaticano e l’amministrazione capitolina), si è rivelato un boomerang per la Grande Stampa che si è rivelata finalmente per quello che è: una Piccola congrega di amici degli amici pronti a bastonare col manganello mediatico chiunque rappresenti un pericolo per le loro tasche e i loro affari.

E poi, di fronte a bugie di un livello così grossolano, anche un bambino si starà chiedendo perché tutte le brutte notizie che riguardano il governo in carica guidato da quel raccomandato di Renzi (da Giorgio Napolitano e compagnia di incappucciati) vengano puntualmente archiviate o edulcorate. Vedi i casi degli scontrini mai mostrati al pubblico delle presunte spese pazze effettuate da Matteo quando era sindaco di Firenze, gli affari sporchi in cui è invischiato il babbo Tiziano, la bomba del salvataggio di Banca Etruria dove un altro paparino toscano, quello della Maria Elena Boschi, la faceva da padrone incontrando persino un personaggio ambiguo come Flavio Carboni. Per non parlare poi, e infatti nessuno ne parla, della crisi economica e del fallimento del jobs act, nonché degli ordini presi dal governo dalle grandi banche internazionali come Jp Morgan nella questione Mps. Purtroppo sembra impossibile cacciare con le buone questi servi del potere dalle loro dorate postazioni. È per questo che anche per i giornalisti italiani auspichiamo un trattamento simile a quello riservato ai loro colleghi (loro sì forse innocenti e vittime di un sopruso, ma non i nostri) dal Sultano illiberale Erdogan in Turchia. Carcere, manganello e olio di ricino.

Beppe Grillo chiude il caso Raggi con un vaffanculo

E alla fine è tornato a risuonare anche il liberatorio vaffanculo, simbolo fonetico dell’odio per la casta che ha reso possibile la nascita del M5S intorno alla figura carismatica di Beppe Grillo. L’ex comico, abbandonato il passo di lato e tornato finalmente leader del Movimento, ieri sera dal palco di Nettuno sembrava veramente il Marchese del Grillo che, rivolgendosi ai giovani e ancora sprovveduti compagni di lotta, ha fatto capire a chi lo aveva dimenticato che “io so’ io e voi nun sete un cazzo”. Dopo giorni di distruttive polemiche alimentate dai giornalisti di Regime, bisognava necessariamente mettere una pietra sopra al cosiddetto caso Raggi, al caos nella gestione del Comune di Roma che, complice l’ingenua incapacità della sindaca Virginia Raggi, rischiava di travolgere l’idea stessa che i cittadini si sono fatti del M5S: onestà e trasparenza.

Le bugie pronunciate dalla prima cittadina pentastellata e dall’assessore all’Ambiente Paola Muraro sulla notizia dell’esistenza di una indagine aperta dalla procura di Roma proprio sulla ex consulente dell’Ama (l’azienda municipale che dovrebbe occuparsi della raccolta dei rifiuti romani), hanno rappresentato un pugno nello stomaco per tutti quei cittadini che, invece di mettere mano a forconi e pistole, avevano creduto ad una pacifica soluzione a 5Stelle per i problemi di Roma e di tutta l’Italia. Se a questo si aggiunge poi il colpevole silenzio di un grillino doc come Luigi Di Maio (informato dei fatti già dai primi di agosto), il rischio di una assimilazione del grillismo alla vecchia politica, con annessa emorragia di voti, era altissimo.

Su questa situazione già devastante si sono naturalmente gettati come avvoltoi quei miserabili cortigiani del potere di turno che si fanno chiamare giornalisti i quali, di fronte alla possibilità di assestare un colpo mortale ai grillini, nemici giurati del Sistema renziano-berlusconiano-massonico-neoliberista da cui anche i pennivendoli traggono profitti, non hanno esitato a gettare nel dimenticatoio le loro sporche lacrime di coccodrillo per i morti del terremoto di Amatrice per consumare fiumi di inchiostro con l’obiettivo di trasformare l’insignificante caso Raggi in un Watergate, è proprio il caso di dirlo, all’amatriciana. Esempio su tutti di giornalismo da riporto è quello di Mario Calabresi, direttore di Repubblica e figlio del commissario Luigi Calabresi (ammazzato nel 1972 da estremisti di ‘sinistra’ come il radical chic Adriano Sofri) che ha vergato un editoriale di sdegno talmente feroce per una vicenda marginale come il caso Raggi da puzzare di vomitevole falsità. Evidentemente è un vizio di famiglia quello di essere servi. Cosa dovrebbe dire allora, lo sdegnato Mario, ai familiari dell’anarchico Giuseppe Pinelli, ‘suicidato’ da una finestra della questura di Milano perché strumentalmente accusato dai ‘Luigi Calabresi boys’ di essere coinvolto nell’attentato di piazza Fontana? Ipocrita.

Il metro dell’infame partigianeria del giornalismo italico, se qualcuno avesse nutrito ancora dubbi, ce lo ha poi offerto il presidente del Consiglio in persona, Matteo Renzi che, forse obnubilato dai continui fallimenti del suo governo in campo economico e sociale, ha avuto il coraggio di pronunciare la seguente frase: “Mai viste tante bugie”. Tu quoque Matteo? Proprio tu che, inarrivabile cazzaro, già soprannominato il ‘bomba’ quando ancora portavi i calzoni corti, facesti anticipare il tuo esordio nella stanza dei bottoni (nominato dal complice Giorgio Napolitano e mai eletto dal popolo) dalle parole “Enrico stai sereno”, indirizzate al tuo sfigato predecessore a Palazzo Chigi, l’algido Enrico Letta?

Proprio per arginare questa potenza di fuoco delle bugie di Stato ci voleva una forza altrettanto rude e decisa. Ci voleva un Beppe Grillo tornato quello di una volta. Un Grillo che ha offerto alla confusa Virginia una seconda opportunità, permettendole di prendere tempo sulla Muraro, ma imponendo la defenestrazione del chiacchierato vice capo di gabinetto Raffaele Marra. Lo stesso Grillo che ha imposto al ‘golden boy’ Luigi Di Maio l’umiliazione pubblica di cospargersi il capo di cenere per non aver reso pubbliche le notizie che aveva ricevuto. Forse ha ragione Roberto Fico quando afferma che “la nuova realtà di entrare a Palazzo, possedere un potere mai visto e nemmeno immaginato, abbia potuto far deviare dalla retta via”. Ma da oggi niente paura di nuovi errori perché Grillo è tornato, dimostrando che un vaffanculo gridato al momento giusto può tappare la bocca ai tanti nemici esterni (e interni) al M5S.

M5S contro i Poteri Forti: a Roma la festa è finita

Raffaele De Dominicis, ex procuratore generale della Corte dei Conti, è il nuovo assessore al Bilancio del Comune di Roma. Il sindaco della Capitale Virginia Raggi batte (finalmente, è proprio il caso di dirlo) un primo colpo per cercare di liberare il M5S romano dall’assedio mediatico dei giornalisti servi del Potere, scatenatosi all’indomani delle dimissioni dell’ormai ex super assessore al Bilancio, Marcello Minenna, e della sua sodale, il capo di gabinetto Carla Raineri. Gli squali con la penna in mano, naturalmente prezzolati dai cosiddetti Poteri Forti (politici renziani e berlusconiani, costruttori, cricca delle Olimpiadi e mafie capitali varie) non attendevano altro che il primo scivolone degli inesperti ed ingenui grillini per inchiodarli alla croce dell’incompetenza.

Dopo giorni di imbarazzante e imbarazzato silenzio, la sindaca Raggi, probabilmente consigliata dai vertici del Movimento al completo, ha risposto al fuoco giocandosi la carta pesante dell’ex magistrato, uomo tutto d’un pezzo (fino a prova contraria), già censore dei danni erariali provocati da Mafia Capitale, che, immediatamente, pronunciando poche parole, ha gettato nel dimenticatoio della storia Minenna ‘chi?’ e la sua protetta Raineri. Certo, i lati oscuri del caso Minenna sono ancora tutti da svelare e questo macigno di mancata trasparenza rischia di pesare sul rapporto fiduciario tra Virginia e la base grillina. E anche la notizia che l’assessore all’Ambiente Paola Muraro è indagata potrebbe destabilizzare l’ambiente a 5Stelle, nonostante la rassicurazioni del numero 2, Luigi Di Maio, sulla tenuta dell’esercito grillino. Ma le premesse del nuovo corso targato De Dominicis sono musica per le orecchie dei cittadini capitolini, quelli onesti. Intervistato dal Fatto Quotidiano, alla domanda su quale sarà la prima cosa che farà, il magistrato contabile risponde secco: “Convocherò i dirigenti nel settore di competenza e dirò loro chiaramente che con me la festa è finita…Adesso le cose sono cambiate: chi non lavora verrà cacciato. Su questo non si scherza”.

A Roma la festa è finita, dunque. O almeno si spera. È finita per quei poltronisti come Minenna e Raineri che pensano solo a gonfiarsi il portafoglio. È finita per tutti quei fannulloni raccomandati e figli di papà annidati in Campidoglio o parcheggiati nelle decine di società partecipate dal Comune. Difficile cacciarli tutti, come auspica De Dominicis, ma stanarli dai loro loculi dorati ora non sembra più impossibile. È finita per quei dirigenti di Atac, Ama e Acea, divenuti delle squallide teste di legno degli interessi di bottega dei vecchi partiti, Pd a guida Matteo Orfini in testa. È finita per la cricca di Giovanni Malagò, presidente del Coni, e di Francesco Gaetano Caltagirone, re dei cementificatori, che si vedono sfuggire dalle mani il ghiotto affare delle Olimpiadi 2024. È finita per tutti quei cittadini romani, e sono ancora la maggioranza, ignoranti, sporchi e cafoni che hanno contribuito enormemente al fallimento economico, civile e morale della caput mundi della monnezza. È finita anche, però, per tutti coloro che, iscritti, attivisti o simpatizzanti del M5S, non hanno ancora bene chiaro in testa che dal marcio romano si esce solo con una rivoluzione che, pur non essendo necessariamente violenta, deve essere dura e spietata contro i campioni dell’ancient regime che hanno reso Roma una lurida mangiatoia a cielo aperto nella disponibilità di pochi gruppi politico/criminali.

Estate romana al capolinea. In arrivo un autunno a 5Stelle contro Olimpiadi, monnezza e puzza di ‘piscio’

La sindaca di Roma a 5Stelle, Virginia Raggi, lo aveva promesso: ‘Libereremo la città dai rifiuti entro il 20 agosto’. Diciamo che la sorridente e rassicurante prima cittadina grillina ha mantenuto la parola solo a metà, mondando sì la Capitale dalla maggior parte dell’immondizia, ma lasciando qua e là quel giusto quantitativo di monnezza e sporcizia a cui i romani sono troppo abituati per vedersele sparire da sotto il naso in un sol colpo. Troppo alto il rischio di shock tra la popolazione, meglio procedere a piccoli passi. Certo, l’aria sotto i cieli di Roma sta lentamente cambiando con i grillini, ma bisogna ammettere che la neonata amministrazione pentastellata è stata favorita nell’ingrato compito di far lavorare quei ladri e fannulloni dell’Ama (l’azienda municipale che si dovrebbe occupare della raccolta dei rifiuti ndr) dalla grande fuga agostana dei romani.

La sindaca di Roma Virginia Raggi

I cassonetti non più strabordanti di schifezze sono stati svuotati con più facilità. Ma la prova del nove arriverà a settembre con la città nuovamente brulicante di romani zozzoni (che hanno ancora il coraggio di parlar male dei napoletani), di zingari puzzolenti e di mendicanti che frugando indisturbati nei cassonetti (che fine ha fatto la Polizia Municipale?) hanno finito per ridurre la Caput Mundi alla stregua di una fogna di Calcutta. Per il momento, dal punto di vista dell’impegno civico di cittadini e istituzioni, la mano salvifica dei seguaci di Beppe Grillo non ha avuto nessun effetto. Intanto, però, durante la giornata del 31 agosto si è verificato un mezzo miracolo: Roma non puzzava più di piscio di cane. Merito degli uomini e delle donne con le 5 Stelle sul petto, penserà il lettore sprovveduto. E invece no. La (momentanea) cessazione dei cattivi odori, gentile regalo ai concittadini offerto dalla criminale ignoranza/arroganza dei padroni dei simpatici quadrupedi, è esclusivo merito della pioggia torrenziale che, dopo mesi di irrespirabile siccità, ha spazzato i marciapiedi della Capitale con una forza tale da rendere un servigio insperato al carrozzone clientelare della nettezza urbana capitolina. Cadeau meteorologico comunque gradito anche dalle parti del Campidoglio.

Una fine estate romana all’insegna delle sorprese se si pensa che, incredibile ma vero, nelle stazioni della boccheggiante metropolitana dell’Urbe sono stati avvistati persino i controllori. Meraviglia, stupore e panico incontenibile tra i milioni di utenti free ticket del servizio di trasporto offerto, si fa per dire, dall’altro famoso carrozzone clientelare romano: l’Atac. Di fronte ai volenterosi, ma raffazzonati e più o meno casuali tentativi, appena descritti, di rendere quantomeno vivibile un agglomerato urbano e di carne umana divenuto una sorta di girone dantesco, la questione della candidatura di Roma ad ospitare le Olimpiadi del 2024 diventa dirimente. La città è sull’orlo del collasso civile e amministrativo, i romani non le vogliono, gli elettori pentastellati non ne vogliono nemmeno sentir parlare perché i Giochi (secondo loro e secondo chi scrive) portano solo tangenti, corruzione e rogne. Per il momento Virginia Raggi, vigliaccamente o (speriamo) furbescamente, ha preso tempo, rinviando il redde rationem con i ricchi affaristi e costruttori capitanati da quell’eterno fighetto di Giovanni Malagò, presidente del Coni, ai primi di ottobre. La base grillina, però, è in fermento e pretende da Virginia una parola chiara e definitiva sull’argomento: ‘NO’.

Brexit: la libertà dei popoli europei dalle catene di Bruxelles

Le ripetute ed incontrollabili crisi isteriche che hanno colpito i più alti rappresentanti del Potere capitalistico e bancario che da Bruxelles (e Washington) soffoca i popoli europei dentro a quel sistema iniquo chiamato Unione Europea, rappresentano la prova inconfutabile che la Brexit è stata una scelta giusta. Nonostante la massiccia, monodirezionale e terroristica campagna mediatica e politica messa in atto dai servi del Capitale brussellese, che pronosticavano, e si augurano tuttora, il crollo dell’economia britannica in caso di uscita dalla prigione UE, la maggioranza del popolo di Sua Maestà, la regina Elisabetta II, ha scelto senza dubbio di riprendersi la propria libertà di autodeterminazione, mollando per sempre al suo destino la piovra burocratica e vampiresca di una Unione Europea nata senza anima e attratta solo dall’odore dei soldi.

pugno-brexitLa boria e la frustrazione mostrate dal presidente della Commissione Europea -quel Jean Claude Junker che, invece di vergognarsi e pagare per lo scandalo LuxLeaks (e di rispondere alle fondate accuse di essere un alcolizzato), ha ancora il coraggio di presentarsi in pubblico per minacciare la perfida Albione- sono uno spettacolo impagabile che segna la fine di un’epoca. Per non parlare del terrore e dello sgomento apparsi negli sguardi della cancelliera tedesca Angela Merkel e dell’impresentabile presidente francese Jean Francois Hollande (detestato in patria ancora prima della loi travail, il jobs act in versione transalpina), costretti per disperazione e carenza di inglesi a far finta di cooptare nel mesto direttorio UE quel pagliaccio politico di Matteo Renzi. Lo stesso presidente del Consiglio italiano (mai eletto dal popolo e recentemente bastonato alle elezioni amministrative) che, da buon provincialotto dello Stivale, ha provato subito, furbescamente, a sfruttare la Brexit per ottenere uno sconticino e un occhio di riguardo per le disastrate finanze italiane. Risultato: una pubblica e umiliante tirata di orecchie ricevuta da Angelona durante l’ultimo vertice europeo.

Rimanendo in casa nostra, manca lo spazio per elencare i nomi dei tanti professionisti della poltrona e delle prebende (da Romano Prodi a Mario Monti, passando per quell’inossidabile complottista di Giorgio Napolitano) che hanno preso in ostaggio gli schermi televisivi per spiegarci quanto siano stati stupidi e ignoranti quei bifolchi di contadini e operai britannici che con il loro dannoso diritto di voto hanno compromesso il futuro di milioni di giovani figli di papà, londinesi ed europei, costretti da oggi in poi a perdere il loro prezioso tempo per mostrare un documento di identità alle trinariciute guardie di confine. Un modo di ragionare talmente elitario e arrogante da ridestare persino l’addormentato popolo italiano, fino a ieri drogato a calcio e cazzate dalle tv di Regime.

La Brexit, comunque sia, non rappresenta un fulmine a ciel sereno all’interno di un sistema politico-economico valido ed efficiente. La rabbia britannica contro Bruxelles è lo specchio della immensa crisi sociale che sta falcidiando il mondo e soprattutto l’Europa ai tempi della globalizzazione. Dimostrazione in salsa italica ne è stata la cosiddetta Renxit che gli italiani hanno messo in atto nel voto di domenica 26 giugno quando hanno inviato un bel ‘ciaone’ al renzismo. Le bugie dell’Italia che è ripartita, degli 80 euro, dei milioni di posti di lavoro piovuti con il jobs act si sono rivelate per quello che sono e la ‘ggente’, disperata, ha deciso che non ne vuole più sapere del Bomba di Rignano e della combriccola di sanguisughe e banchieri (praticamente due sinonimi) che lo dirige dall’esterno. Morale della favola, dunque, è che non è vero che, come ci ripetono a reti unificate i burattini della finanza internazionale con il complice servilismo di giornalisti prezzolati, senza Euro e senza Ue gli europei siano avviati verso la catastrofe. Anzi, al contrario, il voto inglese, che ha così sorpreso e intimorito il Potere costituito, rappresenta una occasione di riscatto e di rilancio per una visione del mondo che non sia solo quella tecnicistica e creatrice di disuguaglianze. Distruggere (per ricostruire in modo più equo) l’Europa delle banche non è più un tabù.

Roberto Benigni giullare di Regime

Il 2 giugno scorso, in occasione della cosiddetta Festa della Repubblica (in cui trovano ancora da festeggiare qualcosa solo i parrucconi di Stato e l’eterno ‘popolo bue’), la Rai ha deciso di trasmettere in prima serata sul Primo canale la replica dello spettacolo ‘La più bella del mondo’, interpretato dall’attore Roberto Benigni e dedicato, naturalmente, alla Costituzione italiana, quella originale, approvata nel 1948 dall’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana. Una decisione, quella presa da ‘Mamma Rai’ a guida Antonio Campo Dall’Orto, che ha destato non pochi mal di pancia nella maggioranza renziana impegnata, con la fattiva collaborazione dei giornalisti del Belpaese, ad occupare militarmente l’informazione in  vista del referendum dell’autunno prossimo che andrà a stravolgere proprio quella Carta costituzionale tanto lodata dal succitato attore comico.

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Che fare allora per sciogliere il nodo della messa in onda di una trasmissione palesemente antirenziana proprio sulla Rai presa in ostaggio dagli scherani del logorroico di Rignano? Senza dimenticare che c’era pure da mettere in conto la tegola mediatica delle parole dello stesso Benigni che, nei giorni scorsi, aveva fatto capire di essere schierato pancia a terra in difesa della Costituzione ‘originale’. Ebbene, nulla di più facile. Bastava far cambiare opinione all’attore toscano. Come siano riusciti i cantori del renzismo a convincere Benigni a confessare la sua repentina conversione al quotidiano di casa Renzi ‘Repubblica’ («Col cuore mi viene da scegliere il ‘no’. Ma con la mente scelgo il ‘sì’») e a girare un breve video ‘riparatore’ in cui sostiene che la Costituzione ‘più bella del mondo’ non è affatto così bella come credeva lui, resterà forse per sempre un mistero.

Fatto sta che ieri sera quel toscanaccio di Robertone si è presentato all’ora di punta (erano le 21 e 30) sullo schermo più visto d’Italia con la sua faccia da paraculo impunito per buttarla in caciara, come si dice a Roma, e convincere milioni di concittadini che quel pezzo di carta che lui stesso aveva spacciato fino a ieri per un’opera d’arte immodificabile, una sorta di ‘Cappella Sistina del Diritto’, a conti fatti non è poi questo grande capolavoro e che, anzi, gli stessi costituenti (De Gasperi, Calamandrei etc..) si aspettavano che venisse al più presto emendata proprio da una mente sopraffina come quella di Matteo Renzi, il fremente ed impavido conducator dell’appecoronato popolo italiano.

Roberto Benigni è così entrato definitivamente nel pantheon dei giullari di Stato, si è iscritto di diritto al club degli intellettuali servi del Potere, ha scambiato la dignità e l’orgoglio con la fama ed il denaro. A valergli questi poco invidiabili titoli sono valse una manciata di parole. «La Costituzione è un paradiso, ma un paradiso dal quale non si può uscire diventa un inferno», ha detto senza provare vergogna di fronte a milioni di italiani, aggiungendo poi che «se si seguono le regole, anche la Costituzione si può cambiare ed è un’occasione straordinaria il gran parlare di questi giorni perché ognuno rifletta e prenda le sue decisioni in totale serenità». Una manifestazione di ipocrisia che ha pochi pari nella storia d’Italia. Una fragorosa caduta di stile, quella del saltimbanco, toscano come il premier, commentata causticamente da un altro grande dei palcoscenici, Dario Fo: «La questione non è votare questo o quello, ma lasciarsi andare alla deriva. C’è qualcosa del ‘dare e avere’. Non c’è dubbio che questa posizione favorisce il governo e il potere. Sarà ripagato. Però mi stupisce terribilmente».

OP è tornato…per dire NO a Renzi e Boschi

L’Osservatore Politiko è tornato a puntare il suo sguardo inquisitorio sul marcio e corrotto sistema politico italiano. La notizia potrebbe apparire di trascurabile o nessun interesse al lettore distratto e occasionale. Ma in tempi in cui il Regime politico del ‘berluschino’ Matteo Renzi ha ottenuto, senza il minimo sforzo, i favori della quasi totalità del circo mediatico -riducendo quei leccaculo nati dei giornalisti di carta stampata e tv mainstream ad innocui cagnolini da riporto delle malefatte del Potere-, risulta oltremodo necessario, anzi vitale, la presenza nel web di un esercito di pensatori liberi (di cui OP fa parte) che si impegnino, di qui al referendum costituzionale dell’ottobre prossimo, a mettere nel campo virtuale della rete tutti i loro sforzi per mandare a casa l’attuale governo.

L’occasione di liberarsi una volta per tutte dei Renzi’s boys&girls è, infatti, troppo ghiotta persino per quei pecoroni assonnati degli italiani che, con un semplice NO sulla scheda referendaria, non saranno più costretti a sorbirsi la montagna di sparate a reti unificate che il bugiardo di Rignano riversa quotidianamente nelle nostre orecchie. Il fatto strano, e tuttora inspiegabile per i non addetti ai lavori, è che a mettere da solo la testa dentro la ghigliottina è stato lo stesso Renzi con la promessa di togliersi dai piedi in caso di sconfitta nelle urne. Una scelta azzardata e misteriosa, comprensibile solo se si inquadra l’ascesa al potere del ‘bomba’ come una gentile concessione dei centri di potere più o meno occulti che dirigono la politica globale. Quel grumo di interessi vampireschi che, negli anni ’70 del ‘900, in modo più che mai attuale, i militanti delle Brigate Rosse avrebbero definito SIM (Stato Imperialista delle Multinazionali).

renzi referendum costituzionaleChe Renzi sia stato infilato a Palazzo Chigi con un colpo di mano ai limiti della costituzionalità dal vecchio, ma ancora potentissimo, Giorgio Napolitano, seguendo naturalmente lo schema prefissato da una non ancora precisata compagnia di merende, non è certo un mistero. Perché la scelta sia caduta proprio su di lui, insieme a quella infornata di figli di papà nota come ‘Giglio Magico’, non è però ancora dato saperlo. Fatto sta che la conferma della spada di Damocle che pende sulla carriera dei giovani toscani al governo, costretti ad agire su ordinazione (come nel caso del Jobs Act, letteralmente dettato dalla Confindustria per abbattere i residui diritti dei lavoratori), è arrivata proprio l’altro giorno dalla numero 2 del regimetto, Maria Elena Boschi, che ha spergiurato di voler abbandonare, anche lei come il suo boss, la politica in caso di sconfitta del SI.

Una presa di posizione non richiesta, una vera e propria excusatio non petita, perché le riforme costituzionali per definizione (perché dovrebbero coinvolgere l’intero agone politico) non dovrebbero toccare il destino dei membri di un governo. Arrivati a questo punto -con i cazzari di governo impegnati a ripeterci un giorno si e l’altro pure, complici quei servi dei mass media, che l’Italia viaggia a gonfie vele verso il benessere generale quando, invece, le ricchezze sono concentrate sempre di più nelle mani dei pochi squali che dominano i mercati finanziari– non serve nemmeno entrare nel merito di una riforma costituzionale, peraltro elitaria e pasticciata.

La battaglia che si combatterà da qui ad ottobre diventa un vero e proprio spartiacque politico-sociale per il nostro Paese. Se vince Renzi il mito dell’uguaglianza, dell’onestà e del benessere per tutti resterà tale, con i lavoratori (i fortunati che un impiego riescono a trovarlo) ridotti al rango di servi ammaestrati del Capitale. Se vince il NO, al contrario, i Signori che comandano in Italia, in Europa, negli Usa e sull’intero globo dovrebbero finalmente fare i conti con una opinione pubblica informata e combattiva (vedi il caso dello studente catanese che ha messo in mutande ‘di pizzo’ la povera MEB). Ma il SIM è ancora spietatamente forte, mentre l’opinione pubblica italiana è tenuta costantemente sotto l’effetto della morfina mediatica. Che fare allora? Basta spegnere la tv e svegliarsi.

Crociata contro i nazi vegani. Ha ragione Cruciani

Il capitalismo, la ricchezza e la mancanza di valori (non certo cristiani o religiosi) propri delle cosiddette società occidentali generano dei mostri. Oltre al consumismo sfrenato –consumare fino all’eccesso per produrre sempre di più, invece di produrre il giusto per consumare il necessario, magari in modo ‘sostenibile’- l’opulento Occidente è riuscito a plasmare delle pseudo religioni come il veganismo, il vegetarismo e il fruttarismo. In pratica, schiere sempre più folte di fondamentalisti dell’alimentazione vorrebbero imporre al mondo intero (anche con la forza fosse per loro) una visione completamente distorta della natura umana che vorrebbe uomini e donne assimilati in pratica ad un ciuffo d’erba che cresce spontaneamente nel terreno. Impensabile, in questa sede, elencare tutti i dogmi di fede, i divieti, le restrizioni, i complessi mentali, i danni psicologici e le aberrazioni scientifiche che questo culto che si autodefinisce moderno ma puzza tanto di medioevo sta cercando di introdurre nella già corrotta società capitalista.

Cruciani animalisti coniglio

L’essere vegani, infatti, consiste in una visione del mondo che può essere fatta propria solo da chi ha la possibilità, ovvero i soldi, di decidere cosa, quando e come comprare il cibo. Essere vegani significa non avere alcun rispetto, anzi, sbattersene altamente i coglioni, per chi nel resto del mondo non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena, oppure non trova il cibo per nutrirsi a causa di guerre, siccità, epidemie, povertà. Provate ad immaginare la scena delle migliaia di profughi siriani, iracheni, afghani, o di dove volete voi, che sul congelato confine greco-macedone, sulle carrette del mare nel Mediterraneo o di fronte al filo spinato che circonda sempre di più la Fortezza Europa dove risiedono comodamente gli eroici vegani, rifiutano di dare da mangiare ai loro figli disperati e intirizziti un pezzo di carne perché ‘gli esseri viventi sono tutti uguali, hanno pari dignità e, dunque, l’uomo non può permettersi di uccidere nemmeno una zanzara’. Per non parlare poi di un uovo, del latte e, persino, tra le altre miriadi di cazzate, i semi delle piante perché altro non sarebbero che ‘embrioni fecondati’. Prescrizioni malsane che i cari amici vegani si guarderebbero bene dall’autosomministrarsi se, per puro caso, dovessero ritrovarsi a soffrire la fame, la sete e gli stenti riservati da sempre ai poveracci, non certo ai figli di papà che si fanno comprare la farina di kamut dal domestico filippino.

 

Il fatto ancora più inquietante è che questi pazzi, che non hanno nulla da invidiare all’Inquisizione cattolica, non applicano questo malato stile di vita solo a loro stessi e ai loro seguaci, ma pretendono di imporlo a tutti gli altri, in quanto, a loro modo di pregiudicare, unico metodo capace di ‘salvare il mondo’. Siccome, poi, il veganesimo o come cazzo si chiama (insieme a tutte le altre stronzate simili) è divenuto una moda, la tv e i mezzi di informazione per non inimicarsi lettori e spettatori si guardano bene dal criticare pubblicamente questa nuova religione laica. O follia generata dal capitalismo. Fate voi. Oltre al problema della moda, poi, il fatto inquietante è che questi vegan-vegetariani, declinabili a piacere anche con la odiosa definizione di animalisti (cioè tutti coloro che, nati in ricche case di città, non hanno idea di quale sia il rapporto millenario tra uomo e animale e la sera vorrebbero guardare la tv insieme al proprio cavallo per poi andare a dormire insieme dopo avergli fatto mettere il pigiama), utilizzano la minaccia fisica e verbale e l’intimidazione nei riguardi di tutti coloro (pochi) che hanno il coraggio di alzare la voce contro la loro dittatura sedicente animalista-vegana. Provate ad esempio ad andare a Roma, città ricoperta dalla merda e dal piscio dei cani (oltra a mafia, topi, poveracci e zingari divenuti i veri padroni di una Capitale d’Italia senza regole e senza vergogna), a chiedere ai signori animalisti di rispettare il prossimo. Risultato? Minacce di morte o risate in faccia.

A questo proposito tutta la nostra solidarietà, piena ed incondizionata, per quello che può valere, va data a Giuseppe Cruciani, lo scomodo, antipatico, cinico e stronzo conduttore della trasmissione radiofonica La Zanzara, in onda tutti i giorni su Radio24, impegnato ormai da tempo nella sua personalissima ed all’apparenza impari lotta contro la follia vegana. Al netto delle telefonate minatorie ricevute quotidianamente, il coraggioso Cruciani si è messo in testa di affrontare con il solo ausilio della sua lingua biforcuta e tagliente l’esercito mediatico dei vegano-animalisti. Emblematico l’episodio dell’abbuffata davanti ai microfoni di un coniglio alla cacciatora perché, parole sue, ‘la Lav e questi che vogliono proibire il coniglio mi hanno rotto i coglioni’. E che dire dello scontro via microfono con un certo Max Gaetano, fruttariano 3M (sic!) e attivista del M5S che, come dimostra il video riportato integralmente qui sopra, più parla e più accumula figure di merda enunciando teorie da manicomio. Per questo l’arguto Cruciani continua a dargli spazio, e a far parlare anche l’odiosa e off course vegana giornalista Giulia Innocenzi, per far autosputtanare on-air un’ideologia malata. La visione del video della Zanzara risulta, in questo senso, persino pedagogico. Dunque, da vedere e rivedere.

Renzi e Alfano mettono le corna ai gay

Alla luce dello spettacolo obbrobrioso ed umiliante messo in scena al Senato dalla maggioranza Renzi-Alfano-Verdini (con i teocon alfaniani e piddini, in testa Renato Schifani, esultanti per aver concesso un minimo sindacale di diritti agli odiati ‘froci’) chi scrive annuncia che diventerà nazista se un solo membro della comunità lgbt si schiererà in favore del piatto di lenticchie legislativo concesso loro dai devoti ad un inesistente dio, oppure si azzarderà ancora a votare Pd alle prossime elezioni continuando a definire quello dominato dalla cricca massonica catto-toscana un ‘partito di sinistra’. E pensare che, paradosso dei paradossi, gira ancora la voce, divenuta per molti una convinzione per colpa del solito lavaggio del cervello mediatico, che il ddl Cirinnà, con tanto di stepchild adoption, sia naufragato a causa dei tentennamenti procedurali del M5S.

verdini-renzi-alfano

La verità incontestabile è che i numeri per approvare a Palazzo Madama la Cirinnà il premier ‘Bomba’ ce li aveva eccome, anche al netto della crisi di coscienza (o di poltrone?) dei cosiddetti cattodem e a quella di un paio di grillini. Seguaci di Beppe Grillo nei confronti dei quali, aperta e chiusa parentesi, va tutto il disprezzo possibile per aver permesso la formazione di una tragicomica ‘ala cattolica’ in un Movimento all’interno del quale dovrebbe essere fatta, invece, e per Statuto, terra bruciata intorno alle posizioni politiche ‘confessionali’, più adatte alla forma di Stato Etico propugnata dai servi del Vaticano come l’impresentabile ma sempre presente Angelino, capo di Ncd.

Quel furbacchione di Renzi, dunque, che di sinistra non è mai stato -nonostante non si sia fatto scrupoli a sfruttare, nel 2013, la storiella strappalacrime delle due sue collaboratrici lesbiche in attesa in attesa (vana) di diventare madri dello stesso, amato, bimbo- aveva già pronto nel cassetto l’accordo con gli alleati di governo che avrebbe addirittura permesso l’ingresso in maggioranza dalla porta principale del voto di fiducia ad un’altra Ala, quella di Denis Verdini. Un piano diabolico degno della più raffinata arte muratoria. Il dialogo con i 5Stelle, infatti, ha sempre rappresentato una falsa pista, perché il nostro Matteo con il diavolo Grillo (l’unico che può cacciarlo da Palazzo Chigi) non ha mai avuto intenzione di stringere alcun accordo, tantomeno su una legge di civiltà come quella sulle unioni civili compresa di adozioni gay.

Renzi mente e ha sempre mentito durante tutto il corso della sua vita, come quando nel novembre 2013, si diceva, in diretta su Sky in occasione delle primarie Pd, non si fece scrupolo a gettare nel tubo catodico la storia strappalacrime della sua collaboratrice lesbica Teresa il cui figlioletto, Ernesto, avrebbe avuto bisogno delle cure e dell’affetto anche della sua ‘seconda madre’ di nome Letizia, ci informava con le lacrime agli occhi (fasulle anche quelle) il futuro premier. Per l’occasione Renzi non ebbe nemmeno vergogna a scomodare, citandola, ‘L’importanza di chiamarsi Ernesto’ di Oscar Wilde, facendo rivoltare nella tomba persino il grande scrittore inglese (gay dichiarato e per questo vessato dalle autorità dell’Inghilterra vittoriana).

A definitiva dimostrazione che al ‘cattolico maturo’ Matteo non frega un emerito cazzo dei diritti e della dignità dei gay si pone l’eliminazione per le coppie di fatto dell’obbligo di fedeltà proprio del matrimonio. In pratica, il legislatore italiano, imbeccato dalle direttive di uno Stato estero come la Città del Vaticano (papa Francesco e il cardinal Bagnasco sono ugualmente responsabili di quanto accaduto) certifica per legge che froci e lesbiche sono antropologicamente e bestialmente inferiori agli eterosessuali e, dunque, liberi di mettersi le corna e ingropparsi chi gli pare perché quest’ultimo sarebbe un comportamento insito nella loro natura. Un caso di razzismo biologico che fa impallidire persino l’impianto ideologico del nazismo di Adolph Hitler. Renzi e Alfano nei panni del nuovo dottor Mengele, dunque. Con il premier autore anche di un nuovo best seller dal titolo inequivocabile: ‘L’importanza di essere un cazzaro’.

Tutte le bugie di Renzi sulle unioni civili

Che il Movimento5Stelle abbia assunto un comportamento sbagliato e persino ipocrita sul tema delle unioni civili e dei diritti delle persone lgbt è un dato di fatto che si spiega, molto semplicemente, con l’interpretazione dei sentimenti della sua base. Base di attivisti e simpatizzanti all’interno della quale è presente in forze, incredibile ma vero, una cosiddetta ‘ala cattolica’, ovvero quelle persone che, non avendo niente di meglio da fare al mattino, oppure perché scosse mentalmente da violenze e soprusi subiti nell’infanzia, si alzano dal letto con l’idea di vietare agli altri tutto ciò che non rientra nelle loro abitudini o che considerano peccato. Posto che sia molto probabile che dio non esista, di fronte all’atteggiamento bacchettone e trasformista tenuto dai grillini chiunque sarà libero di non votarli più o di non votarli proprio.

Renzi unioni civili

Detto questo, qui finiscono le colpe dei pentastellati i quali più volte (ultima quella di Luigi Di Maio intervistato dalla giornalista diversamente renziana Lucia Annunziata) hanno fatto sapere che i circa 35 senatori sono pronti a votare a ranghi compatti (esclusa qualche medievale crisi di coscienza di un paio di elementi sulla stepchild adoption) il ddl Cirinnà. Si apre, invece, il capitolo, scandaloso, delle bugie di Matteo Renzi, del Partito Democratico e di tutta la grande stampa al seguito, tv di Stato compresa. La realtà dei fatti, negata dalla favolistica narrazione renziana, ci dice che sulle union civili è per prima cosa la maggioranza Renzi-Alfano ad essere spaccata, con i centristi alfaniani, fondamentalisti cattolici per fede e per interesse di bottega, impegnati ad ammantare di un’aurea luciferina l’istituto dell’adozione del figlio del partner che la Cirinnà vorrebbe concedere anche a quei ‘froci invertiti’.

Posizione in stile Isis peraltro scontata tra i servi del Vaticano alla quale, però, va ad aggiungersi (anche in questo caso non proprio a sorpresa) la pattuglia molto folta dei cosiddetti cattodem, o cattorenz. Renziani duri e puri della prima ora che, appunto perché renziani, quindi centristi e democristiani per natura, si sono messi di traverso rispetto alla concessione di diritti elementari che, purtroppo per loro (per i gay), esulano dal racconto biblico della Creazione e della Donna, Eva, costola e serva dell’Uomo, Adamo. Ebbene, la legge Cirinnà rischia di scomparire prima ancora di nascere proprio a causa della mancanza di numeri all’interno di una maggioranza fatta solo di poltrone e di prebende, ma priva di un’idea comune di Stato e di Società.

Non certo, dunque, per colpa dei grillini, come vorrebbero farci credere i mass media, leccaculo a reti unificate, proni ad amplificare le accuse strumentali provenienti dalla Serracchiani’s Band sul fatto che i gay se la prendono letteralmente nel culo non per colpa dell’oscurantismo millenario della religione cattolica, ma per colpa di Beppe Grillo. Compito di ciò che rimane della stampa libera è appunto quello di smascherare le bugie del Sistema Renzi, di inchiodare il M5S alle sue promesse di cambiamento e denunciare il Male inumano instillato tra le persone da quegli omofobi rinchiusi tra le mura stantie della Città del Vaticano.