Renzi alle Olimpiadi

renzi-olimpiadi-roma-2024Matteo Renzi ufficializza la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024. Un modo per allontanare l’attenzione dai nuovi arresti di tre ufficiali della Marina Militare nell’inchiesta Mafia Capitale. Ignazio Marino sostituisce tra le polemiche un altro assessore. La responsabile Welfare del Pd Micaela Campana, intercettata con Buzzi, non si dimette e Giorgia Meloni correrà per il Campidoglio. Critiche alla governatrice Debora Serracchiani per i rimborsi facili in Regione Friuli Venezia Giulia. Politica e corruzione: Beppe Grillo accusa Renzi e i partiti. Assemblea nazionale Pd il giorno dopo: pace armata tra renziani e minoranza ‘di sinistra’. Il segretario-premier non caccia nessuno e gli oppositori per il momento rinunciano all’ipotesi scissione. Incontro Renzi-Prodi per parlare di Quirinale? Domani il temutissimo Tax day.

Un clima di incontenibile entusiasmo di dirigenti sportivi e atleti (in prima fila il presidente ‘trendy’ Giovanni Malagò) quello che ha accolto questa mattina Matteo Renzi nella sede del Coni per la cerimonia di consegna dei Collari d’oro 2014. E il premier non si è lasciato sfuggire l’occasione per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dall’inchiesta Mafia Capitale con uno dei suoi mirabolanti annunci: «L’Italia presenterà la propria candidatura ai Giochi olimpici del 2024». Mafia a Roma permettendo. Ma non solo, perché, secondo ‘il bomba’, noi italiani non parteciperemo ai Giochi «con lo spirito di De Coubertin, per partecipare: lo faremo per vincere, statene certi». Manca solo un ducesco ‘E vinceremo!’.

Non altrettanto entusiasta della notizia si dimostra il grillino Alessandro Di Battista secondo il quale «oggi, in pieno scandalo #MafiaCapitale questi amici dei ladri pensano a lanciare le Olimpiadi di Roma». Il membro del direttorio M5S ricorda inoltre che i politici «hanno mangiato su Italia ’90 e sui Mondiali di nuoto del 2009». Non meno ‘oxfordiano’ si dimostra il leader della Lega Matteo Salvini per il quale si tratta semplicemente di «una follia, sarebbe l’Olimpiade dello spreco. Tirino fuori i soldi per sistemare strade, scuole e ospedali. E poi ripensino alle Olimpiadi». I soliti ‘gufi antimodernisti’ non devono però preoccuparsi perché il ‘progetto Olimpiadi’ (e appalti) coinvolgerà, a sentir dire Renzi, altre città italiane «da Firenze, a Napoli, alla Sardegna» e «saremo all’avanguardia nel controllo della spesa». Quantomeno una promessa azzardata visti i precedenti ancora caldi.

Mafia Capitale, appunto. Stamattina sono stati eseguiti altri sei arresti, tra cui tre membri della Marina Militare. Intanto, il sindaco Ignazio Marino ha sostituito l’assessore alle Politiche sociali Rita Cutini con Francesca Danese («cugina, praticamente nipote, di Giulio Andreotti», scrive ‘Il Giornale’). Un avvicendamento misterioso perché la Cutini era finita al centro delle polemiche, accusata proprio dal Pd di non aver saputo affrontare la ‘rivolta di Tor Sapienza’. E Salvatore Buzzi, intercettato, diceva di lei all’attuale vicesindaco Luigi Nieri: «Dacce ‘na mano perché stamo veramente messi male co’ la Cutini». Col senno di poi, i fatti di Tor Sapienza potrebbero essere letti come una provocazione pilotata da certi ambienti di destra, ma a pagare resta inspiegabilmente la Cutini che se ne va sbattendo la porta e smentendo la motivazione buonista propagandata da Marino che ha parlato di «separazione consensuale». Perché?

Un altro membro del Pd finito nella bufera è la renzianissima responsabile del Welfare Micaela Campana, intercettata mentre chiama Buzzi «grande capo», sospettata di aver presentato un’interrogazione parlamentare (rigettata) in favore del ras della cooperativa ’29 giugno’ e con l’ex marito, Daniele Ozzimo, assessore indagato nell’inchiesta ‘mondo di mezzo’. Troppo poco. Lei, imperturbabile, intervistata dal ‘Corriere della Sera’, nega tutto e si incolla alla poltrona. Ancora più incomprensibile, se si vuole, è l’annunciata candidatura al Campidoglio di Giorgia Meloni, presidente di Fd’I. «Appena il Pd manderà a casa Kung Fu Panda Marino non ci tireremo indietro dalla sfida per il Campidoglio. Io sarò in prima fila se sarà necessario», ha dichiarato ieri ‘Giorgina’ al teatro Quirino di Roma. Ricordiamo agli smemorati che la Meloni è compagna di partito di Gianni Alemanno, indagato per associazione mafiosa insieme ai suoi più stretti collaboratori che con lui hanno ‘amministrato’ la città fino al 2013. Alle ripetute richieste di autocritica (Alemanno è parte importante della destra storica romana) Meloni ha sempre risposto picche, senza però riuscire a spiegare perché i presunti difensori della legalità contro ‘negri’ e ‘zingari’ erano i primi a fare soldi sporchi sulla loro pelle. Sul tema Mafia Capitale, si rifà vivo Luciano Violante, da poco trombato nella corsa verso la Consulta. Il pupillo di Giorgio Napolitano propone di «fare subito un congresso straordinario a Roma» allo scopo di «ripulire e non dimenticare».

Politica e corruzione, due vocaboli che si confondono secondo Beppe Grillo. Il guru del M5S sul suo blog paragona il premier ad un membro della Banda Bassotti perché «di fronte alla valanga di corruzione che sta travolgendo l’Italia ha avviato un ddl e non un decreto legge che potrebbe essere attivo in breve tempo» e preferisce occuparsi di questioni secondarie come l’abolizione del Senato e dell’articolo 18. Le motivazioni di questo comportamento non lasciano spazio ad interpretazioni: «La prima fonte di corruzione sono i partiti e le loro innumerevoli diramazioni, dalle fondazioni alle partecipate, è da autolesionisti andare contro sé stessi».

L’Assemblea nazionale del Pd di ieri si è chiusa tra accuse reciproche, con la maggioranza renziana e la minoranza interna che convivono ormai da separati in casa. Comunque sia, nessuno dei frondisti, a parte Pippo Civati, ha evocato la parola ‘scissione’. Anzi, Stefano Fassina ha rivendicato anche oggi l’intenzione dei ribelli di rimanere a lottare nel partito ed ha accusato Matteo Renzi di cercare un casus belli per andare ad elezioni anticipate («Se vuole il voto lo dica»). Il premier ha ribattuto con un inequivocabile «non accetto diktat». Senza dimenticare che sui contrasti piddini aleggia sempre l’ombra di Silvio Berlusconi che, non a caso, proprio ieri, in contemporanea con l’happening romano dell’Hotel Parco dei Principi, ha fatto la sua irruzione mediatica confermando che nel patto del Nazareno è prevista anche la nomina del nuovo presidente della Repubblica. Eventualità subito smentita da una coppia di imbarazzatissimi vicesegretari del Pd, Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini. Ma, ad infittire il mistero Quirinale, si è aggiunto, oggi pomeriggio, il primo incontro ufficiale ‘già previsto’ a Palazzo Chigi tra il premier e Romano Prodi. Fantapolitica, però, pensare che Renzi voglia puntare sul Professore al Colle dopo l’impallinamento subito dai 101 franchi tiratori nel 2013. Più facile immaginare un accordo tra i due.

Proprio la ‘renziana riciclata’ Serracchiani è finita al centro dell’ennesimo scandalo di casta. In Friuli Venezia Giulia, dove la nostra ‘eroina’ occupa anche la poltrona di Governatore, maggioranza e opposizione ‘nazarene’ hanno votato un emendamento bipartisan che assicura lauti rimborsi ai consiglieri regionali anche in caso di assenza dal lavoro (se di lavoro si può parlare). Uno scandalo doppio se si tiene conto che nella ‘Serracchiani’s land’ è ancora aperta un’inchiesta per Rimborsopoli con altri 20 consiglieri chiamati a rispondere di spese facili con soldi pubblici.