Yara: Bossetti già condannato dai Media. È caccia a Ignoto 2

Bossetti ignoto 2Massimo Giuseppe Bossetti, l’uomo accusato di essere l’assassino di Yara Gambirasio, ha chiesto di essere interrogato dal pm di Bergamo. Il faccia a faccia tra Ignoto 1 e gli inquirenti si terrà martedì prossimo, 8 luglio, dopo che per due volte il muratore di Mapello si era avvalso della facoltà di non rispondere e aveva gridato la sua innocenza solo di fronte al gip durante l’udienza di convalida del fermo. Finalmente, dunque, entra nel vivo il procedimento giudiziario a carico del presunto omicida di Yara. Ma per Bossetti ormai è troppo tardi. Il vero processo, quello mediatico e nazional-popolare è andato già in onda a reti unificate sui teleschermi di tutta Italia. E ha espresso il suo verdetto: Bossetti è colpevole.

Nonostante le prove, inizialmente ritenute schiaccianti, si stiano rivelando perlomeno dubbie (dna, peli, celle telefoniche), il “mostro” Bossetti si ritrova da quasi un mese sbattuto in prima pagina. E poi, è veramente così importante scoprire chi ha ucciso la tredicenne di Brembate nel 2010? A giudicare dallo spiegamento di forze messo in campo dagli zar dell’informazione per soddisfare la morbosa curiosità dello spettatore italiano medio (di cultura bassa o inesistente) sembrerebbe proprio di si.

Ecco una breve carrellata di titoli di quotidiani on-line che di Bossetti dicono tutto e il contrario di tutto. “Le amiche di Yara: mai visto Bossetti vicino alla palestra”, tgcom24.it del 5 luglio 2014; “Yara, si indaga ancora tra chi frequentava la palestra di Brembate”, ilgiorno.it 5 luglio 2014; “L’omicidio di Yara, romanzo nero in Val Seriana”, espresso.it 5 luglio 2014; “Yara, la perizia aiuta Bossetti. «I peli sul corpo della ragazza forse non erano i suoi»”, ilmessaggero.it 4 luglio 2014; “I peli sul cadavere di Yara non sono di Bossetti: ha avuto un complice?”, bergamonews.it 4 luglio 2014;

E ancora: “Luminol rivela tracce in auto Bossetti. Test per capire se è sangue”, ilfattoquotidiano.it 3 luglio 2014; “Omicidio Yara, tracce sull’auto di Massimo Bossetti, forse è sangue”, lettera43.it 3 luglio 2014; “Yara, investigatori a caccia di prove. Si cercano le sim segrete di Bossetti”, tgcom24.it 2 luglio 2014; Il nome di Yara nei pc di Bossetti: “La cronaca nera mi appassiona””, ilgiorno.it 1 luglio 2014; “Yara Gambirasio, genetisti: “Dna non può essere unica prova, ma test non sbaglia””, ilfattoquotidiano.it 29 giugno 2014;

Una serie infinita di contraddizioni riportate dai giornalisti che però finiscono per cementare nel pubblico-lettore la certezza, oltre ogni ragionevole dubbio, della colpevolezza di Bossetti. Un processo in piena regola, insomma, ma celebrato al centro della piazza mediatica. Una gogna inaugurata niente di meno che dal ministro dell’Interno in persona, Angelino Alfano, che con un tweet pubblicato il 16 giugno (“Individuato l’assassino di Yara Gambirasio”) si era permesso di anticipare la sentenza. Come una brava casalinga che guarda la tv. Ennesima gaffe, dopo quella del caso Shalabayeva, di un ministro impresentabile.

La dimostrazione dei dubbi investigativi degli inquirenti (scontro procura-tribunale a Bergamo e lite tra periti su dna e peli) è data dal fatto che la caccia al presunto complice del presunto assassino Bossetti, il cosiddetto Ignoto 2, continua senza sosta. E non solo, perché sul luogo del delitto, e precisamente sulla parte esterna dei guanti di Yara, oltre a quello di Ignoto 2, è stato rinvenuto il dna di una donna, divenuta subito Ignota 3 e inserita nel calderone dei sospettati. Quasi certamente si tratta dell’ennesimo polverone mediatico, perché di dna vicino al corpo di Yara ne sono stati trovati a decine. Ma per tenere alta la tensione del pubblico tutto fa brodo.

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