Da Brunetta a Tremonti: breve dizionario VIP dell’inchiesta Mose

Renato Brunetta, Massimo Cacciari, Giancarlo Galan, Niccolò Ghedini, Enrico Letta, Gianni Letta, Pietro Lunardi, Altero Matteoli, Marco Milanese, Giorgio Orsoni, Flavio Tosi, Giulio Tremonti. Ormai non passa giorno senza che dall’inchiesta sulle tangenti Mose a Venezia non spunti fuori il nome di un politico famoso, di centrodestra o di centrosinistra, senza distinzioni. Evidentemente, a più di un anno dai primi arresti, gli interrogatori dei vertici della cosiddetta cricca del Mose stanno dando i loro frutti.

Le gole profonde che rischiano di fare esplodere una Nuova Tangentopoli sono 4: Giovanni Mazzacurati, padre-padrone del Consorzio Venezia Nuova; Roberto Pravatà. Vicedirettore generale del Consorzio e braccio destro di Mazzacurati; Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani srl, socio di maggioranza del CVN; Claudia Minutillo, ex segretaria di Galan. Non tutti i politici VIP chiamati in causa dalla cricca risultano indagati, ma ciascuno di loro sembra avere qualcosa da nascondere, anche se tutti si dichiarano innocenti. Ecco un breve dizionario delle loro (presunte) malefatte:

BRUNETTA, Renato

Il pitbull berlusconiano, nel 2010 avversario di Orsoni nella corsa alla poltrona di sindaco di Venezia, viene tirato in ballo da Baita. “So che il candidato su cui aveva puntato il Consorzio era Orsoni – confessa l’imprenditore – so che Brunetta si era molto risentito, credo che abbiano accontentato anche Brunetta in misura minore”. Non indagato.

 

CACCIARI, Massimo

Sindaco-filosofo del capoluogo lagunare dal 1993 al 2000, Cacciari è stato “tradito” sia da Mazzacurati che da Baita i quali hanno raccontato dei favori chiesti dal primo cittadino al CVN. La richiesta di inserire nella società Thetis tale Paruzzo, suo uomo di fiducia. L’indicazione a Mazzacurati di comprare le azioni Thetis al posto dell’uscente Eni. La pretesa di aiuti del CVN all’impresa Marinese e di una sponsorizzazione da 300mila euro alla squadra di calcio del Venezia. Non indagato, ha ammesso alcuni addebiti.

 

GALAN, Giancarlo

Il nome dell’ex governatore veneto e ministro Pdl è stato tra i primi a saltare fuori e quello che ha creato più scandalo a causa dei sospetti su uno stipendio annuale di 1 milione di euro versato dalla cricca del Mose nelle sue tasche. Le immagini della villa sui Colli Euganei restaurata sfarzosamente a spese del contribuente sono diventate virali. Su di lui pende una richiesta di arresto alla Camera in quanto deputato.

 

GHEDINI, Niccolò

Accusato direttamente da Mazzacurati, lo storico avvocato “Mavalà” di Berlusconi si sarebbe lamentato con i vertici del Consorzio perché “noi soldi non ne tiravamo fuori, per cui ci fu una discussione perché diceva che davamo troppo pochi soldi (al Pdl ndr)”. Come un volgare estorsore della malavita. Non indagato.

 

LETTA, Enrico

Pravatà racconta ai pm: “ Nel 2007 Mazzacurati mi disse che il CVN avrebbe dovuto versare un contributo di 150mila euro per la campagna elettorale di Enrico Letta. L’intermediario in Veneto dell’ex premier per tale finanziamento illecito era Arcangelo Boldrin”. Non indagato, Letta jr smentisce.

 

LETTA, Gianni

È sempre Pravatà che cita Mazzacurati: “Mi disse che Gianni Letta aveva per la prima volta chiesto soldi da girare a Lunardi”. L’Anima Nera di I e II Repubblica naturalmente rigetta le accuse e, naturalmente, non è indagato.

 

LUNARDI, Pietro

Dell’ex ministro delle Infrastrutture (2001-2006) parla Baita secondo il quale la Rocksoil, azienda di famiglia dei Lunardi, avrebbe ottenuto un appalto con un sovrapprezzo di 500mila euro, proprio per tramite di Letta senior. Non indagato.

 

MATTEOLI, Altero

Indagato per le bonifiche ambientali a Marghera e fortemente sospettato per il Mose, l’ex ministro di Ambiente e Infrastrutture dichiara la sua estraneità ai fatti. Secondo gli inquirenti avrebbe ricevuto tangenti (tra il 6,5 e il 7,5%) per almeno 500mila euro dal CVN in cambio di fondi ministeriali affidati senza gara. Un vero boss.

 

MILANESE, Marco

L’amichetto di Tremonti, quello che gli prestava casa gratis nei pressi di via Giulia, è sospettato di aver ricevuto dalla cricca mezzo milione di euro per sbloccare i finanziamenti del Cipe. Ma il dubbio è che l’ex Gdf svolgesse solo il ruolo di passacarte per l’ex ministro dell’economia. Indagato.

 

ORSONI, Giorgio

Mister 500mila euro (la cifra che avrebbe ricevuto per la campagna elettorale del 2010) si trova attualmente agli arresti domiciliari. Lui si difende: “Mai preso un euro”.

 

TOSI, Flavio

In Veneto non poteva mancare un leghista. “Ho dato all’ing. Dal Borgo il rimborso di un versamento che l’ing. Dal Borgo ha fatto a favore del sindaco Tosi… Mi pare che fossero 15 mila euro” dice Baita. Il sindaco di Verona non risulta indagato.

 

TREMONTI, Giulio

Claudia Minutillo, segretaria di Galan, sostiene che la mazzetta per Milanese in realtà fosse destinata a Tremonti. I magistrati sembrano crederle ma, per il momento, non lo indagano.

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