Trattative UE: Cameron pone il veto su Juncker. Grillo sceglie Farage

farage-grilloIn Europa continuano le grandi manovre per decidere il futuro assetto dell’UE. Archiviate le elezioni del parlamento di Strasburgo, adesso le attenzioni sono tutte concentrate sulla nomina del presidente della Commissione europea che dovrà sostituire il portoghese Josè Manuel Barroso. Di fronte ai risultati elettorali che confermano il Partito Popolare Europeo di centrodestra come prima famiglia politica di Bruxelles (seguiti a ruota dai Socialisti e Democratici di centrosinistra), ragione vorrebbe che a occupare la poltrona di Commissario sia il decano dei burocrati europei Jean Claude Junker, frontman dei Popolari nei recenti dibattiti elettorali contrapposto a Martin Schulz (D&S), Alexis Tsipras (Sinistra), Guy Verhofstadt (Liberali-Alde) e Ska Keller (Verdi).

Il colpo di scena arriva però da un’anticipazione fornita dal quotidiano tedesco Der Spiegel secondo cui i giochi per l’ex presidente dell’Eurogruppo, sostenuto da Angela Merkel, si sarebbero maledettamente complicati a causa del veto posto sul suo nome da David Cameron, il premier conservatore britannico (iscritto in Europa ad un gruppo diverso dai Popolari). Sconfitto e umiliato nelle urne dall’Ukip di Nigel Farage, Cameron è costretto adesso a fare la voce grossa e antieuropeista per non finire spazzato via in patria da un’opinione pubblica divenuta sempre più ferocemente euroscettica.

L’inquilino di Downing street avrebbe minacciato addirittura l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue in caso di elezione di Junker, definito “un volto degli anni ’80 che non può risolvere i problemi dei prossimi 5 anni”. La prospettiva di Cameron è quella di anticipare il referendum antieuropeo dal 2017 al 2016. Una mazzata a cui Junker ha risposto a stretto giro di posta dal giornale, sempre tedesco, Bild am Sonntag: “L’Europa non dovrebbe essere ricattata”.

Fibrillazioni nel centrodestra europeo che si riverberano anche a livello nazionale in Italia. I partiti di centrodestra per così dire “tradizionali”, berlusconiani come Forza Italia e diversamente berlusconiani come Ncd di Angelino Alfano, rimangono saldamente ancorati nella grande casa dei Popolari, se pur con pesanti distinguo. Non si è ancora sopita, infatti, l’eco del botta e risposta tra lo stesso Junker e Silvio Berlusconi: il burocrate lussemburghese pretendeva le scuse del capo di FI per aver detto che i tedeschi negarono i lager. Ma per il momento nessun provvedimento di espulsione degli azzurri dal gruppo europeo è in vista (i loro 13 parlamentari pesano eccome). Con i suoi 3 eletti risulta praticamente non pervenuta la lista Alfano-Casini, mentre la Lega di Matteo Salvini veleggia saldamente verso l’alleanza con il Front National di Marine Le Pen nel gruppo che ritiene l’Euro un fallimento.

Discorso più complicato, invece, per il M5S di Beppe Grillo. A giudicare dalla poderosa campagna pro-Farage comparsa sul blog di Grillo, sembrerebbe che il guru e Casaleggio abbiano già scelto l’alleanza con il leader Ukip (in attesa del decisivo voto della Rete). L’ultimo post è quello del professor Paolo Becchi che si scaglia contro la congiura mediatica che descrive Farage come un razzista xenofobo e invita il Movimento a stringere questa “alleanza necessaria”. Nei giorni scorsi era stato lo stesso Grillo a dire la verità su Nigel Farage, ricordando la libertà di voto concessa ai suoi iscritti dal gruppo Europe of Freedom and Democracy (EFD) di cui l’Ukip è il partito trainante (nucleare e rinnovabili vengono dopo la caduta di questa idea di Europa).

Superfluo ricordare ai sostenitori pentastellati asciutti di politica che l’iscrizione ad un gruppo nel parlamento di Strasburgo risulta vitale per non essere destinati all’oblio. Inutile e controproducente, dunque, gridare al gruppo autonomo come più o meno accade in Italia: qui di partiti antisistema che contano è rimasto solo M5S, mentre in Europa di euroscettici ce ne sono a palate. Assurdo, poi, avanzare una proposta di alleanza con i Verdi visto che Monica Frassoni, Presidente del Partito Verde Europeo, ha definito “un delirio” la proposta per l’Europa di Grillo. Il nemico del mio nemico è mio amico. Questa la logica che il grillismo deve seguire. E Farage è molto più nemico dell’Europa delle banche che non gli europeisti radical-chic, Verdi sì, ma solo per moda.

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